Verdena – Endkadenz Vol. 1 , Universal

Verdena – Endkadenz Vol. 1 , Universal

Ok, finalmente se ne può parlare, se ne può scrivere, possono uscire le recensioni. L’attesa per il nuovo album dei Verdena è finita. Il disco s’intitola Endkadenz Vol. 1, e anche questo sarà un doppio, ma che uscirà in due parti (la seconda prima dell’estate).

Prima cosa da dire: ci è piaciuto un po’ più di Wow, forse per una sorta di lieve ritorno alle origini, anche se Wow era un po’ più sperimentale e ispirato.

Seconda cosa: non è tutto bello. Non è un disco che si ama e apprezza dalla prima all’ultima traccia. E sappiamo già che alcuni ci diranno che non capiamo un cazzo e che siamo snob.

Ma c’è qualcosa che non va se sui Verdena non si può dire più niente di male. Bisogna solo incensarli, parlarne bene, gridare al capolavoro, ogni volta che tornano sulle scene?

Non è che, per caso, il trucchetto per far parlar sempre bene di sé, è sparire dalla circolazione per anni, non far sapere nulla sulla propria vita privata e musicale e non fare mai concerti se non pochi e buoni, nei posti giusti, e solo quando esce un disco ogni quattro anni?

In Endkadenz Vol. 1, a tratti, c’è un gran bel ritorno di distorsioni e chitarre grezze che un po’ ci mancavano. Sempre tante dissonanze, cambi di accordi, come se essere minimamente orecchiabili e melodici, per loro, sia ormai impossibile, una vergogna.

Ma la domanda è, perché, una volta finito di ascoltare il disco nuovo su Itunes, quando partono canzoni come Centrifuga, o 40 secondi di niente (perché i dischi dei Verdena li abbiamo tutti) ci viene il magone, la pelle d’oca e ancora oggi suonano molto bene e sono belle canzoni, anche se sì, forse un po’ più banalotte? Siamo noi che siamo invecchiati, che siamo dei nostalgici che a volte rimpiangono gli anni andati, l’adolescenza? Eppure quando è uscito Il Suicidio dei Samurai non eravamo proprio dei ragazzini…

Allora perché? Perché da Requiem in poi i dischi dei Verdena, non li abbiamo più ascoltati e consumati e imparati a memoria come i primi tre? Sono migliorati e maturati e son diventati, di disco in disco, più ricercati, indubbiamente, ma perché l’emozione si è persa? Perché sembrano più sterili e solo intellettuali?

In Endkadenz Vol. 1 la pancia non si sente. Requiem era già un disco “impegnato”, forte, ma l’emozione era già andata via. Emozionale è una parola che non piace, sa subito di banale, di superficiale, così come orecchiabile. Guai a dire a un musicista che è emozionale, orecchiabile, sembra subito che facciano pop o canzoni d’amore, è un insulto. Ma perché? Tante, ma tante delle canzoni che hanno fatto la storia e sono stupende e sono diventate pietre miliari, sono composte da tre accordi uguali e hanno una melodia.

Ecco di cosa sembrano avere paura i Verdena, della melodia (e pure degli assoli di chitarra che Alberto faceva come nessuno in Italia e che purtroppo non fa più!). Forse hanno paura che la critica li definisca un gruppetto pop, ma prima, ai loro esordi, non erano pop per niente, eppure la melodia c’era. E poi anche il disagio è un’emozione, l’angoscia, e i loro dischi erano pregni di emozioni forti, fortissime, anche destabilizzanti, non piacevoli, perché spesso deprimenti, ma proprio per questo anche potenti. Il primo singolo uscito di Endkadenz Vol. 1, Un po’ esageri, rimane in testa, ma come una canzoncina, niente più. È sì melodica, ma in maniera mediocre.

Speravamo che con questo disco sarebbero tornati al rock, alle schitarrate, e per fortuna la prima traccia, Ho una fissa e anche Alieni fra noi, Rilievo e Inno del perdersi (che strizza un po’ l’occhio ai Muse) ci rifanno sentire quei Verdena che ci piacevano, e che sì, emozionavano. Perché non c’è nulla di male ad emozionarsi. E magari il disco fosse stato tutto così, avremmo gridato forse al capolavoro! E magari pure nell’altro disco ci saranno brani così… E allora perché non farne uscire solo uno ma con canzoni tutte di altissima qualità? Non è che si deve pubblicare proprio tutto quello che si produce… Sarà che siamo noi dei beceri cui piacciono i chitarroni, siamo ignoranti, che vi possiamo dire? Ma perché ci dobbiamo giustificare? Perché i Verdena sono diventati degli intoccabili? O è solo perché sentire qualcosa dei Verdena è così raro che lo si aspetta come la venuta del Messia?

E meno male, per carità, che i ragazzi non sembrano più depressi, che non hanno più velleità suicide, almeno, era questo che davano un po’ a credere agli esordi, ma qualcosa si è perso. La voglia, di esprimersi, e di fare musica, non basta. Le canzoni scorrono e non hai molta voglia di tornare a sentirle. Ascolti il disco e lo accantoni, anzi, rimetti su i primi tre, come è accaduto con Requiem e con Wow. E non è che noi non ci siamo evoluti, ci piace roba serissima e nuovissima e non solo rock, anzi, della roba moscissima, ma davvero di qualità, ma internazionale. Siamo diventati degli esterofili definitivi, forse…

In un’intervista a Rock.it Alberto ha detto di vergognarsi ad ascoltare Solo un Grande Sasso, per i testi banali che c’erano in quel disco, ma non è che nei successivi è improvvisamente diventato Francesco De Gregori… Ricordo che i Verdena erano talmente fighi musicalmente per essere italiani, che le parole manco le stavi a sentire. Ci cantavi sopra delle parole inventate e andava benissimo! Un po’ come per i Sigur Ros. La loro musica è divina, e se Jonsi canta in islandese o in un linguaggio inventato chi se ne frega! E poi Alberto cantava in un modo che non si capiva un cazzo, ma la loro musica era una meraviglia, anche per quanto riguardava i pezzi lenti. Non è che un arpeggio di chitarra acustica è meno intenso se orecchiabile. Pensiamo a l’arpeggio di The Wall, Is there anybody out there. Ora, qualcuno ha il coraggio di dire che è banale? Non credo. Magari per alcuni sì, sarà pure banale, ma per noi resta sublime e toccante. Come per esempio La tua fretta dei Verdena, che era semplicissima e bellissima (in Endkadenz c’è per fortuna qualche ballata, come la bella Diluvio). E dal vivo, quando facevano rock, spaccavano. Oggi, i loro live, sono perfetti sotto l’aspetto tecnico, ma quasi annoiano, anche perché sono i classici che rinnegano il passato e i pezzi vecchi non li fanno quasi mai, manco avessero fatto dei dischi come i Cugini di Campagna! (Anche se secondo noi dal vivo Enkadenz renderà molto bene…). Wow era arrivato al secondo posto in classifica in Italia, ma forse perché la gente ha comprato a colpo sicuro, perché si trattava dei Verdena, perché andava comprato, ma mi piacerebbe fare un sondaggio e chiedere quanti, a distanza di tempo, hanno risentito quel disco. L’altro giorno ho incontrato un paio di persone che hanno sempre seguito e ammirato i Verdena, ma anche loro hanno ammesso di sentire ancora oggi dischi come Il Suicidio dei Samurai o Solo un grande sasso e non Requiem o Wow, quando hanno voglia di sentire i Verdena.

Quindi siamo noi ad essere invecchiati, a non essere più capaci di affezionarci a un disco come succedeva da adolescenti? Forse è questo che dobbiamo accettare? No, ci spiace, perché ci sono molti dischi nuovi di artisti esordienti e del passato che ascoltiamo e riascoltiamo e che sono entrati a far parte della nostra vita di tutti i giorni, ma effettivamente, ora che ci ripensiamo, nessuno di loro è italiano, e adesso che ci penso… No, non ascolto più neanche i primi dischi dei Verdena. C’è di meglio nel panorama musicale odierno, ma forse non in Italia.


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2 comments

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  1. AleP
    AleP 9 febbraio, 2015, 00:08

    Io non sono per niente d’accordo. Questo disco (comprato a scatola chiusa) è spaziale. E paragoni con the wall cadono per il semplice fatto che sì melodie carine ma quel disco è una noia infinita. Personalmente io i primi due dischi non li ascolto più, nonostante ci sia affezionato. Sarà che pure io suono e adoro sperimentare quindi sento il lavoro fatto su endkadenz, ma i vuoti alla pancia li sento e come. E ai concerti le fanno quelle vecchie.. Ricordo che per il wow tour hanno sfoderato addirittura il tramonto degli stupidi. Se proprio si può dire che ci sia una chiara presa di posizione contro la melodia indie preconfezionata che tira ora, ma lo vedo come un pregio. Anche se non credo sia del tutto intenzionale, perché io ci vedo solo un processo molto autarchico dietro. per concludere, nell’attesa di questo disco, mi sono ascoltato solo wow e requiem per un mese.

    • Dejanira Bada
      Dejanira Bada Author 9 febbraio, 2015, 16:16

      Vedi, è anche questione di gusti, infatti. Per me The Wall è un capolavoro assoluto, per te è noioso, a te questo disco dei Verdena piace, i vuoti alla pancia li senti, io no. Questo album è molto ben fatto, indubbiamente, e mica deve per forza risvegliare chissà quale tipo di emozione. Forse è anche per una questione di nostalgia che questo album non mi ha smosso niente. I primi dischi avevano un qualcosa in più, a mio parere. La band si apriva di più, si sentiva e percepiva maggiormente quello che pensavano e provavano, i loro stati d’animo… e non parlo tanto dei testi, quanto della musica. La ricerca e l’innovazione ci sta sempre, ma anche quando diventa un po’ sterile? Anche quando sembra che un pochino a tutti i costi si cerchi l’accordo che fa tanto “diverso” rispetto alla musica che c’è in giro? Forse è questa la musica che vogliono fare adesso, o forse cercano di accontentare un pubblico che si aspetta sempre chissà cosa da loro e soprattutto la critica, ma quella un po’ snob. A me mancano gli assoli di Alberto, mi mancano quei giri di chitarra o certe melodie che ti aggrovigliavano lo stomaco o certi brani molto ma molto più duri di quelli di adesso, veramente rock, o quelle ballate struggenti che magari erano molto melodiche ma toccanti. Forse, come hai detto tu, apprezzi questo disco e i precedenti da musicista e non da mero ascoltatore come noi. E la melodia indie preconfezionata non piace neanche a noi, per carità! Di pezzi vecchi, ai live, ne fanno davvero pochi però, dai! Non trovi?

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