Don Giovanni al Teatro Nuovo, la recensione

Don Giovanni al Teatro Nuovo, la recensione

Mezzora di ritardo è un po’ esagerata, anche se si tratta di una prima, soprattutto se questa mezzora la passi in coda per ritirare il tuo biglietto. Non si può certo dire che il Teatro Nuovo di Milano abbia fatto una bella figura il 3 febbraio, per la prima del Don Giovanni di Alessandro Preziosi. Proprio no! Ad ogni modo, eravamo in ballo e abbiamo ballato, ci siamo fatti forza e abbiamo comunque assistito al rifacimento della celebre commedia tragica di Molière. Il teatro è pieno, pienissimo, e sono tutti in fermento. Non si capisce bene se per l’attesa di vedere sul palco il celebre attore italiano o se perché in sala c’è Sergio Muniz ad attendere insieme a noi. Appena si abbassano le luci, però, il pubblico non ha occhi e orecchie che per la scena, costituita solamente da un pannello come sfondo suddiviso in tre porte ad arco, con una scenografia composta di sole proiezioni luminoseo, che interagiscono con l’azione in scena.

La rilettura del Don Giovanni di Preziosi è fresca e incalzante, aiutata molto anche dalla scenografia di proiezioni, che sprona lo spettatore a seguire le strambe vicissitudini del libertino e del suo servitore. L’interpretazione del celebre attore italiano, noto ai più per fiction televisive di dubbio spessore, ma con un curriculum teatrale e cinematografico davvero di grande riguardo, ci sembra fin troppo schizofrenica. Fortunatamente, però, il co-protagonista Nando Paone è riuscito in modo magistrale a sostenere il palcoscenico da sé. Se, infatti, le aspettative del pubblico sono volte ad Alessandro Preziosi, già dopo poche battute Paone ha messo subito le cose in chiaro, imponendosi come vero e proprio pilastro di tutta la commedia. Non a caso il suo personaggio, il servo Sganarello, è stato da principio il personaggio interpretato dallo stesso Molière. Con la sua ironia ed anche la sua ipocrisia, Sganarello è il personaggio migliore di tutta la commedia ed anche il suo stesso fulcro. Egli, nel cercare in tutti i modi di farlo redimere, sembra la coscienza stessa del Don Giovanni, e allo stesso tempo cerca in tutti i modi di evitare di far parte dei suoi problemi. Un’incarnazione dell’ipocrisia, che tanto contraddistingue Don Giovanni, ma che risiede perfettamente anche nel suo servitore. Una commedia tragica reinterpretata davvero magistralmente. Alessandro Preziosi ha fatto un ottimo lavoro registico, grazie anche al progetto scenografico di Fabien Iliou e quello di luci di Valerio Tiberi.

Peccato però che per l’interpretazione del Don Giovanni non abbia fatto lo stesso buon lavoro che per la regia. La sua interpretazione schizofrenica non ci ha per niente entusiasmato, ma una vera rivelazione l’abbiamo avuta: il grandissimo Nando Paone, che ha indossato i panni del personaggio che in origine era proprio di Molière, molto più che egregiamente, facendo dimenticare al pubblico l’interpretazione mediocre del protagonista. Una rappresentazione impregnata d’ipocrisia, paura e rimorso, nella quale la ragione perde la sua battaglia contro la religione. Da vedere, ma non con il pensiero ad Alessandro Preziosi, no! Dimenticatevi la sua presenza e lasciatevi trasportare dalla scenografia e dalla performance di Paone in una delle migliori commedie del commediografo francese migliori di sempre.



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