Eclissi di Luna a Milano

Eclissi di Luna a Milano

Di: Fabrizio Pollio

(io?drama/Rezophonic)

 

Immagina.
Un paio di vetrate senza insegna luminosa, con mezza serranda abbassata, in una via dimenticata dalla città. Immagina di trovartici davanti una sera d’inverno, in buona compagnia. Facebook non esiste ancora, i cellulari hanno l’aspetto di evolute cornette e Trip-Advisor non ha alcuna possibilità di informarti in anticipo su quello che sarà della tua serata. Tu sai perché sei lì. Te lo sei cercato. Qualcuno te ne ha parlato e vuoi proprio verificare se è vero. Fa freddo, quando parli ti esce il fumo dalla bocca e c’è un pochino di nebbia. Com’era bella la nebbia.

È giovedì, perché sul volantino c’era scritto che il giovedì qui ci suona quella band il cui nome  ti è familiare perché attacca sotto i sedili della metropolitana degli adesivi rossi con scritto “Grenouille ti osserva”. La luce fioca delle lanterne e la penombra disegnano una fitta massa di gente che sorseggia, chiacchiera, brinda, cammina. Una locanda surreale, fuori da ogni contesto. C’è vita oltre quella porta. Spingila.

Benvenuto al Moonshine. Qui il tempo e lo spazio sfumano, il rispetto per l’arte e per le cose vere è alla base. All’ingresso nessuno guarderà che scarpe indossi o come porti i capelli. Qui non ci sono regole scritte ma un solo tacito accordo: stiamo in pace. Nonostante là fuori impazzino altre tendenze qui ascolterai Sonic Youth, CSI, Kyuss e tutta un’infinita serie di gruppi sconosciuti ai più, spesso accomunati da un amore viscerale per il rumore e la distorsione. Qui al Moonshine potrai gustare birre artigianali che tutti gli altri locali conosceranno solo tra vent’anni e tisane provenienti da chissà dove accompagnate, come si conviene, da una squisita torta della nonna.

Moonshine-x-MilanoX21

Non mi sembrava vero. Quando ci entrai la prima volta, più di dieci anni fa, pensai: “Questo è il posto più figo di Milano”, anche se, a dire il vero, quando ci entravi non ti sentivi nemmeno più in Italia. Dove ci sediamo? Per terra ovviamente, attorno a tavolini bassissimi decorati a découpage che accerchiano il “palco”, ossia una porzione di tappeto dedicata ai musicisti. Tutto così ravvicinato, tutto così incredibilmente forte. Potevi toccare i pedalini del chitarrista e sentire la voce del cantante uscirgli direttamente dalla gola.

C’è una porta sgangherata accanto alla consolle. Non c’è scritto dove conduce. Aprila. Povero stupido tu che pensavi che la magica locanda fosse finita lì dove stavano suonando. In questa seconda area, una veranda sul retro, potrai sentirti in una specie di India cibernetica, potrai ridere, filosofare, osservare, vivere e pensare che avresti tanto desiderato un luogo così anche per te. Ecco, ora sai dove si trova questo luogo. Goditelo.

Lucio, scuri capelli lunghi e atteggiamento distintamente verace, arriva ed elenca le degustazioni del giorno, spiegandoti chi fa quella birra belga, dove, come e quante ne vengono prodotte. Lo sa perché ci va ogni anno con Pat, ci vanno di persona a prendersele e ad accrescere la loro cultura sulla birra. Nel frattempo, fuori da quella porta, il mondo intero è ancora convinto che la Bud sia una specialità quasi introvabile.

moonshine peppo

Pat e Lucio, che tipi! Lei una fata suburbana dal sorriso dolce e dalla voce psichedelica, lui un lupo sensibile, entrambi con un’invidiabile capacità di restare puri nonostante tutto. Negli anni a seguire li avrei incontrati in tante altre situazioni, avrei imparato da loro i nomi di band che non conoscevo, avrei scoperto opere visive e documentari che non avrei mai trovato altrove, come quella volta in cui su un vecchio e ingombrante televisore stavano trasmettendo “Koyaanisqatsi”. Avrei assistito a concerti avanguardistici, ci avrei suonato e per un periodo sarei stato il loro dj del martedì, accettando la loro unica richiesta: “Fabri, solitamente qui noi proponiamo musica nuova, cortesemente evita di mettere canzoni troppo commerciali”. Nessuno mi ha mai più detto una frase del genere.

Ho girato varie città d’Europa e di locali come il Moonshine non ne ho trovati. Un posto nato dall’immaginazione di due persone che hanno accettato sfide che per altri sembravano follie. Un posto nato e cresciuto con il passaparola. Un piccolo pianeta precipitato in zona Corvetto. Lontano dalla fottuta movida, lontano dagli Arci, dalle discoteche, lontano dalle etichette e dalle mode. Eppure così vicino a come ti piacerebbe sentirti ogni giorno, così eterno e sempre nuovo.

Hai immaginato tutto questo? Ok, adesso apri gli occhi. Dopo ventun’anni il Moonshine chiude per sempre e il mio rimpianto più grande è per te che non ci sei mai stato. Ci sono ancora tre serate a partire da oggi. Sabato tutti i musicisti che vorranno potranno salutarlo portando il loro strumento. Pat e Lucio, come due elfi alieni, ripartiranno per chi sa quale nuovo orizzonte e a Milano la luna si eclisserà un po’.

Moonshine: dove tutto è magicamente vero.

È giovedì, so già cosa farò stasera…

 

Evento di Giovedì 26/02

https://www.facebook.com/events/1414242338871858

Evento di Venerdì 27/02

https://www.facebook.com/events/917013274996806

Evento di Sabato 28/02

https://www.facebook.com/events/889318181090833


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