GAYMAG – Sanremo? È roba da gay

GAYMAG – Sanremo? È roba da gay

Maschi attenzione. È provato. Con i continui riferimenti alla cultura omosex, a guardare il festival si diventa gay.
(ovvero: Storia semiseria del Festival della Canzone Italiana in salsa queer)

Di Francesco Belais

Inutile far finta di non vedere, e le polemiche scagliate sulla scelta di invitare Conchita Wurst, la trans barbuta, nell’edizione di quest’anno, dovrebbero farci riflettere. E, sinceramente, a me, qualche dubbio è iniziato a venire.

Dunque, un uomo, con un nome femminile, che si veste da donna, ma porta la barba. Quali turbamenti potrà mai portare una così scomoda presenza nella fragile mente di un adolescente di oggi, nativo digitale, che in rete ha già visto di tutto e di più?

Ma certo, è chiaro, come abbiamo fatto a non pensarci prima? È questa la chiave di volta, altro che un gene! Ecco cos’è che può determinare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di ragazzini e ragazzine in età di sviluppo: Sanremo, il Festival della Canzone Italiana. Lui, con i suoi fiori, con quelle esibizioni subdole, in tarda serata, cariche di messaggi subliminali pericolosi.

Per esorcizzare il passato e non ripetere gli stessi errori nel futuro è opportuno riavvolgere il nastro di sessantacinque, dico sessantacinque, edizioni per scoprire ed estirpare tutto ciò che di gay c’è stato. Un piccolo seme del peccato lo troviamo sin da subito, nella edizione del 1951, con la prima regina, Nilla Pizzi. Una donna dai lineamenti forti, quasi mascolini, che l’anno dopo si ripresenta cantando di un uccello che vola. Ma il primo episodio eclatante, arriva dieci anni dopo, nel 1961, con la prima vera canzone gay, “Non mi dire chi sei”, cantata da un omosessuale, Umberto Bindi.

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Il testo è un po’ criptico, e potrebbe essere interpretato anche diversamente. Ma il concetto appare chiaro. “Non mi dire chi sei, se il nome che hai ci può separare”. Cos’è se questo se non l’amore di un uomo per un altro uomo? Non a caso l’esibizione sollevò numerose polemiche e il cantautore genovese, negli anni subì molte discriminazioni a causa del suo orientamento sessuale.

Passa un altro decennio e arriviamo nel 1972. Nicola di Bari canta “I giorni dell’arcobaleno”, e vince il festival. Verrebbe da chiedersi se questa non sia la causa prima dell’adozione della bandiera rainbow da parte del movimento gay. E soprattutto se il cantante pugliese avrebbe il coraggio di presentarla oggi, che si parla tanto delle famiglie arcobaleno, formate da coppie omosex con figli.

Il glam rock, con tutto il suo stuolo di personaggi trasgressivi, fa capolino per la prima volta all’Ariston nel 1977, con una delle sue sacerdotesse made in Italy: Donatella Rettore. E anche qui c’è un riferimento gay nascosto nel testo di “Carmela”, la canzone che presentò, con quei “soldati con i fucili in mano” che “si incontravano di notte per non farsi vedere, cantavano e facevano l’amore”.

È con l’arrivo degli anni ’80, che i gay dichiarati, e anche parecchio evidenti, cominciano a fioccare tra gli ospiti stranieri, peggio della grandine. Ma nessuno se ne cura, non sono italiani. Qui da noi certe cose non succedono. La mascolinità italica non è in pericolo. È chiaro per tutti che sono l’aria di mare e la dieta mediterranea a preservarci da certi vizi. E i sorrisi dei vari Mike Bongiorno e Pippo Baudo di turno, nel presentare queste creature aliene ci rassicurano.

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l primo è Sylvester, nel edizione 1980, targata Cecchetto, che arriva con “Can’t stop dancing”. Lo seguono i Village People, ospiti nel 1982 con “Do you wanna spend the night”. Nel 1984 arriva il grande Freddie Mercury con i Queen e la loro “Radio Ga Ga”nello stesso anno Boy George e i Culture Club con “Victims”. La frociaggine straniera raggiunge l’apoteosi nel1985, quando tornano i Village People, e con loro i Bronski Beat con Jimmy Sommerville, e i Frankie Goes To Hollywood. Questi ultimi torneranno nuovamente nel 1987 e con loro un altra band assolutamente gay, i Pet Shop Boys. Boy George torna invece nel 1989 e con lui, nello stesso anno un altro illustre gay d’oltremanica, Sir Elton John.

Nel 1990 un’inversione di tendenza. Una canzone che parla anche di gay torna tra quelle in gara, e vince. È “Uomini soli” dei Pooh, con quella frase inequivocabile: “o solo perché sono dei diversi”. E nel ’93, è “Gli amori diversi”, una canzone dal testo molto ambiguo, a piazzarsi nella rosa delle prime tre classificate, ed è cantata, in un duetto tutto al femminile, da Grazia Di Michele e Rossana Casale.

La prima lesbica (dichiarata, of course!), a calcare il palco sanremese la troviamo, anche stavolta, tra gli ospiti
stranieri, è la canadese K. D. Lang, che arriva nel 1994 con l’indimenticabile “Constant craving” e, nella stessa edizione, è la prima volta anche per una drag queen: Ru Paul, che con Elton John si esibisce in “Don’t go breaking my heart”.

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Un altro primato nel 1996. Stavolta è un eterosessuale a presentare una canzone che racconta la storia di un gay, cacciato
da casa da una madre intransigente. È Federico Salvatore, con “Sulla porta”, scritta a quattro mani con il grande Giancarlo Bigazzi.

Ricky Martin si affaccia sulla vetrina del festival tra gli ospiti stranieri del 1998, ma all’epoca non era ancora dichiarato, quindi non vale. Ci tornerà pure l’anno dopo, che vede anche la presenza di Michael Stipe, storica voce dei R.E.M., che invece non ha mai fatto segreto della sua omosessualità.

Facciamo un salto di qualche anno e, nel 2004, tra gli ospiti arriva un altro gay, stavolta tra gli attori: Rupert Everett. La gayezza torna a esplodere poi nel 2007, e stavolta ci sono i mitici Scissor Sisters con “I don’t feel like dancing”. Nel 2008 la prima canzone d’amore dichiaratamente lesbo arriva nella categoria giovani. È “Ore ed ore”, della cantautrice Valeria Vaglio, che nel testo si rivolge esplicitamente a una lei.

Nella categoria big, invece, Anna Tatangelo, con un testo scritto dal napoletanissimo e all’epoca suo fidanzatissimo, Gigi D’Alessio, si presenta con “Il mio amico”. E questo amico è più che gay. Ha il bollino blu di tutti i cliché froci che ci siano: è triste perché solo e incompreso, è tenero, si lascia accarezzare come un gatto e non dorme mai.

Nel 2009, finalmente, il coraggioso Povia ha cercato di porre un piccolo rimedio a tutta questa inammissibile finocchiaggine da prima serata e con “Luca era gay” porta una luce di speranza. Non tutto è perduto. Sì può guarire da questa terribile malattia. Il suo gesto non è stato vano, e per qualche anno finocchi, lesbiche e troiai vari se ne stanno alla larga dalla kermesse canora.

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Finché non è arrivata la coppia Fazio Littizzetto alla guida della manifestazione e, nel 2013, a rovinare tutto. È addirittura una coppia gay, sposata all’estero, a esibirsi, senza essere neppure in gara, raccontando davanti all’immensa platea il proprio amore attraverso dei cartelli. È stato l’inizio della fine e le cose, da allora, non hanno potuto che peggiorare. L’anno successivo, sempre per colpa del buon Fazio, arriva tra gli ospiti internazionali Rufus Wainwright che non solo è gay, ma è pure uno che nella sua canzone “Gay Messiah” ha parlato di omosessualità e religione. Finocchio e blasfemo.

E siamo arrivati così ai nostri giorni. All’edizione Conti che, per pareggiare i conti, invita una famiglia con sedici figli e chiama Tom la cara Conchita, come a voler tranquillizzare tutti: è un uomo, e qui stiamo facendo solo del teatro. Ecco, adesso tutto mi è più chiaro, e improvvisamente capisco quando e perché sono diventato gay. Era il 1978 e sul palco dell’Ariston, per la prima volta, apparve lei, Anna Oxa, vestita da uomo, con un “Emozione da poco”… Da allora per me e tutte le mie amiche non vi fu più un rimedio.

A cura di Francesco Belais

BELAIS

Giornalista, cura settimanalmente la pagina Gay Friendly di TuttoMilano, il magazine di Repubblica. È inoltre una firma storica di Pride, il mensile gay italiano e collabora con altre riviste, quotidiani e portali web. Ha pubblicato un libro, “L’occasione fa l’uomo laico” (Elmi’s World – 2011), in cui ha raccolto tutte le migliori interviste di oltre dieci anni di carriera a personaggi del mondo della musica e della cultura su matrimoni gay, coppie di fatto e altri temi di laicità dello stato. Svolge da anni anche l’attività di dj, ha suonato nei più noti locali italiani ed europei, e ha pubblicato svariati cd e compilation con brani di musica elettronica, house e underground.



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