Cose di casa

Cose di casa

Di: Priscilla Bei

Ci sono case in cui entri e tutto si trova a posto.

Tende, tappeti, tappetini, quadretti, soprammobili, persino i foglietti con su appuntati debiti, orari di visite o numeri telefonici.

Non mi riferisco a un banale aspetto ordinato, momentaneo o instabile: qui ogni cosa occupa maestosamente il suo posto.

Un posto che esiste da sempre, che appartiene a quegli oggetti prima ancora che questi entrino in casa. Un equilibrio solido, rassicurante, antico.

Non c’è nulla di maniacale o minuzioso, ogni posizione, ogni postazione, ogni scelta è dettata dalla funzionalità perché qui le cose si usano, vivono e dialogano da anni e poi tornano al loro posto proprio come in una danza armoniosa. Escono dal loro nascondiglio senza farsi accorgere, senza far sentire mai la loro mancanza alle pareti, senza mai tradire la fiducia di chi li cerca.

Qui le cose non sono preziose, né costose, né particolarmente attraenti, eppure tutto assume una grazia inspiegabile come se a conferirgli dignità fosse proprio la cura con cui queste vengono poste e riposte.

Mi piace immaginare che un oggetto, nell’augurarsi il meglio per il suo futuro terreno, desideri abitare qui, perché sa che qui vivrà a lungo, potrà rendersi utile, e potrà passare anche dei momenti di difficoltà senza che venga subito sostituito da qualcosa di più economico e sgargiante senza avere una seconda possibilità.

In questo luogo raro, i mobili e gli elettrodomestici seguono i profili squadrati del design di qualche decennio fa, ma la loro gratitudine a tanta fedeltà si esprime nella perfezione mite e silenziosa del loro funzionamento: è un matrimonio consolidato tra lamiere, plastiche, tessuti e quelle mani agili che l’assistono da anni. In questo ordine caldo e accogliente ogni cosa è a proprio agio, così accade che anche una candeggina non di marca ti sembra il più potente smacchiatore.

Poi c’è casa mia.

Un appartamento tortuoso ma di dimensioni adatte, scenario quotidiano della continua lotta tra ordine compulsivo e caos esistenziale. Ad arbitrare gli scontri ci sono io, cantante praticante, mamma plurima, compagna discutibile, insegnante a progetto, creativa, categoricamente nei momenti sbagliati.

In case come questa, un calzino di Spiderman non si sorprende di trovarsi in cucina, né un cucchiaino nel piatto doccia.

Le tende non sono mai della misura giusta, i tappeti si accartocciano sgraziatamente non appena ti volti a guardarli, come in un atto di estrema timidezza o diffidenza, forse reduci da infelici esperienze passate.

Appuntamenti, scadenze di concorsi, indirizzi mail, numeri di pediatri irraggiungibili, svolazzano sul retro di uno spartito ormai imparato a memoria o ai piedi del testo di una canzone mai conclusa.

Qui gli oggetti, come femmine maliziose, si fanno desiderare; si nascondono, poi ti sorridono da qualche angolo e proprio mentre la tua memoria visiva ti suggerisce: sì lì, proprio lì, arrivi e ad accoglierti c’è solo un batuffolo di polvere.

Al posto di una credenza decapata c’è un armadio, dimora di tutti quegli oggetti che, diciamocelo, non hanno un posto fisso: carte regalo, nastrini riciclati, alimentatori, cavetti, caricabatterie di cellulari preistorici, giochi da tavola sbiaditi e così pure, per affrontare gli attacchi di creatività, c’è un cassetto per ogni esigenza: uncinetti, acrilici, pennelli, perline e colle (probabilmente secche).

Sopra di loro, arti minori, padroneggiano spavaldi e in bella vista gli Strumenti.

Una Chitarrina giocattolo amoreggia sopra un Ukulele rosso, un Clarinetto chalumeau rifiuta le avances di un Flauto, decisamente troppo “dolce”, un enorme Tamburo “batte i pezzi”* alla mini Fisarmonica la quale però, ha un debole per la Tromba.

La peggior prospettiva per loro è quella di finire nelle grinfie dei piccoli di casa, musicisti sperimentali senza mezzi termini; sì perché ormai, all’idea di essere usati male e sporadicamente si sono rassegnati, non è più un grosso dispiacere, anzi lanciano scommesse su quale sarà la prossima passione che li occuperà per qualche mese, settimana, o solo per una manciata di ore.

Chissà se si divertono le Cose a cambiare prospettiva ogni giorno, se provano adrenalina a restare in bilico sul ciglio di una mensola e se soffrono il solletico a essere strapazzate, stritolate, assaggiate, abbandonate dalle manine curiose dei bambini?

Qui le cose sono flessibili, ma poi si rompono.

Improvvisano posizioni, ruoli, accoppiamenti, generi, ma poi cercano se stesse.

Sperimentano tutte le loro potenzialità creative, ma poi si bloccano.

Sono raggiungibili, troppo, e poi si perdono.

Non si annoiano mai, ma poi si stancano.

Sono multiformi ma poi…

Che lavoro fanno?

*da “Battere i pezzi”: colorita espressione di approvazione nei confronti del sesso opposto (se bene possa essere rivolta anche da un membro di un sesso verso un membro dello stesso sesso in taluni casi), deriva dal gioco della briscola.
In questo gioco nel gergo romano “i pezzi” indicano i carichi, nello specifico quindi le carte migliori, dunque riportando all’espressione romana la dicitura “pezzi”, possiamo tradurre questa frase con: “Nel rapportarmi con te, sto giocando le mie carte migliori per fare colpo” (http://accademiaromanaccia.blogspot.it/)

Il nuovo EP della cantante Priscilla Bei, è uscito lo scorso 7 febbraio. “Una Storiavera”, questo il titolo, è una piccola raccolta di racconti al confine tra realtà e immaginazione, in bilico tra la metafora e la vita, tra la sincerità e l’autoironia.
La sua formazione principale avviene però tra le mura della Scuola Popolare di Musica di Testaccio dove dal 2002 scopre un gusto che tende sempre più alle sonorità del jazz e della bossa nova. Approfondisce così il linguaggio jazz con Susanna Stivali, Elisabetta Antonini e frequentando seminari e materclass di perfezionamento con Cinzia Spada, Anita Wardell, Roger Treece. Sheila Jordan, Guinga, Gilson Silveira…
Le esperienze musicali variano dalle esibizioni live in piccole formazioni (duo,trio, quartetto) a concerti in organici più numerosi ( Testaccio Tentet di Piero Quarta); brevi ma significative esperienze televisive (“Scalo 76” nel 2008 e “XFactor”nel 2009) e in studio di registrazione (sigla del cartone animato “Max e Ruby” per CVD).
Dal 2010 cura il suo progetto di brani originali, cambiando diversi organici. L’idea è quella di creare un repertorio di canzoni in lingua italiana che si mescolino con il mood del jazz e della bossa nova ma che restino aperte anche alle influenze più moderne dell’elettronica e del pop. Nel 2014 è vincitrice del concorso Music..Ale di Buti (Pisa) per la categoria solisti con i brani Parla Pure e A Marsiglia. Partecipa al contest “Musica Controcorrente” svoltosi presso il CET di Mogol e vince il Premio Siae con Samba di Città come “Miglior Composizione”, e la targa “Omaggio a Mogol” con l’arrangiamento e reinterpretazione di Vento nel Vento (Battisti-Mogol).
A Novembre 2014 incide il suo primo Ep con Il Cubo Rosso Recording insieme a Giacomo Ronconi, Nicola Ronconi, Daniele Leucci e Antonino Vitali.

Facebook: https://www.facebook.com/PriscillaBeiMusic?fref=ts

 

 


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