Giordano Sangiorgi, intervista

Giordano Sangiorgi, intervista

Filippo Sugar apre al MEI per un tavolo di lavoro comune. La Siae si accorge del mondo della musica indipendente. Il consiglio di sorveglianza lo ha designato presidente settimana scorsa con 21 voti su 30, preferendolo a Federico Monti Arduini (7 voti) e avviando un percorso che dovrà passare ora per le commissioni Cultura di Camera e Senato per concludersi con il decreto di nomina, che spetta al Presidente della Repubblica. Sugar ha rassicurato:  “Non cambia nulla, il modo in cui ho lavorato negli ultimi vent’anni, il modo in cui la mia azienda ha lavorato è quello di una simbiosi artigianale con gli autori, con il mio lavoro cerco di creare per loro il contesto ideale per esprimersi al meglio. Questo è quello che faremo anche con la Siae, creando un rapporto di apertura sia con gli associati sia con i clienti. L’ intenzione è quella di spingere per un’apertura ancora maggiore, aprendo un tavolo di lavoro comune con realtà indipendenti, emergenti e giovani del mercato, come ad esempio quella del Mei“. E Giordano Sangiorgi ha subito risposto: “Accogliamo con favore la nomina di Filippo Sugar come presidente della Siae e le parole di attenzione e di apertura verso le realtà indipendenti ed emergenti che segnalano una positiva svolta nei rapporti con le nuove realta’ musicali. Fisseremo nei prossimi giorni un incontro per parlare  di un tavolo di lavoro comune della Siae con le realtà indipendenti e stabiliremo i temi su cui confrontarci”.

Ma noi abbiamo voluto intervistare Sangiorgi per farci raccontare direttamente che cosa ne pensa e cosa sta succedendo e cosa potrebbe cambiare ora. Ecco la nostra intervista…

La SIAE ha aperto agli indipendenti, una svolta nella musica italiana ma anche nella cultura?

Una svolta storica, mai prima d’ora, un Presidente designato della Siae, nel suo primo discorso, aveva mai citato l’esperienza del MEI e la realtà delle etichette indipendenti e degli artisti emergenti: si tratta di un rinnovamento, anche generazionale, che dà pari dignità a tutte le musiche, a tutti gli autori ed editori, a tutti i produttori ed artisti, valorizzando una scena che è quella che fa scouting per il futuro della musica del nostro paese e quindi anche del nostro DNA culturale. Aprire un tavolo di lavoro comune con la Siae significa, se si concretizzerà realmente, dare una #svoltabuona alla nostra nuova musica supportando l’innovazione creativa contemporanea.

Il MEI è una grande vetrina per gli artisti emergenti. Cosa puo’ offrire a un musicista?

Offre prima di tutto un grande spazio di libertà dove poter fare tutte le esperienze contemporaneamente: suonare, ascoltare gli altri che suonano, partecipare a un workshop, intervenire a un convegno, visitare gli spazi espositivi, fare interviste e farsi intervistare, dialogare con i colleghi per capire cosa si muove  e per costruire insieme nuovi progetti. Una piattaforma a 360 gradi dove tutti sono contemporaneamente pubblico e protagonisti dove si cercano di capire le nuove tendenze, quali sono gli artisti che meglio le interpretano e che cercano di dare tutto il bagaglio professionale utile a chi si inserisce nella filiera creativa della musica. Inoltre, un momento di incontro fisico importante durante il quale nascono progetti che poi durano per tanto tempo: da un nuovo brano a una nuova indies e così via. Tante sono le cose che spesso sono accadute sotto i palchi, che hanno lanciato tanti giovani artisti.

Quest’anno sarà il 20° anniversario, cos’è cambiato nella musica durante tutto questo tempo?

È cambiato continuamente il modello di distribuzione e diffusione della musica. In vent’anni siamo passati dall’autoproduzione su cassette, cd e vinili allo streaming attraversando l’epoca dell’Mp3, di Vitaminic, l’antesignano italiano di iTunes che ci avrebbe messo avanti a tutti a livello mondiale, il modello iTunes-iPod-iPad, MySpace, oggi presto defunto, una vera piattaforma di grande utilità per i musicisti emergenti, e poi Facebook insieme a YouTube, che ha ucciso le tv musicali, e oggi Spotify e simili che uccideranno il downloading e le radio nel prossimo immediato futuro. E tanto dovrà amcora cambiare. Ecco: credo che si debba essere orgogliosi del fatto che la musica viene utilizzata come piattaforma principe per i cambiamenti nella diffusione della musica: tra le cose che vanno segnalate vi è certamente il fatto che questo mercato è in mano a pochi monopolisti multinazionali che impongono tutto compreso i pagamenti, bassissimi, per gli ascolti e le visioni che vanno dai centesimi fino ai millesimi di euro. Bisogna che la filiera dei contenuti musicali si riprenda le risorse della musica. Dall’altro, la produzione e la diffusione di musica sono ampliate enormemente a tutto vantaggio di un ventaglio più ampio nel quale scegliere la migliore qualità musicale che in vent’anni di scena indipendente è sempre cresciuta qualitativamente, pur se tra alti e bassi. Dopo avere festeggiato in grande i 20 anni del Mei alla Pelanda a Roma Caput Indie, il 2, 3 e 4 ottobre a Faenza ripartiremo con una nuova piattaforma  per gli emergenti #nuovomeiduemilaequindici, più giovane ancora.

Quali sono i tuoi artisti preferiti? (musica arte cinema)

Oggi sicuramente, in ambito nazionale, mi piace l’opera su disco e al cinema di Mauro Theo Teardo, tutte le derivazioni dei Cccp e Csi, da allora ad oggi, con tutti i fior di artisti di primo livello e la lunga storia degli Afterhours e del suo leader Manuel Agnelli. Ma i nomi sarebbero veramente tanti altri.  Al cinema Paolo Sorrentino pare non avere rivali, ma mi piacciono molto anche Paolo Virzì e Matteo Garrone e tutti i registi italiani impegnati in una commedia sociale capace di farci riflettere sui tempi che viviamo. Amo molto il cosiddetto cinema minore italiano e tutti i nuovi documentari. Nell’arte invito a visitare il Museo Carlo Zauli, un piccolo laboratorio-museo a Faenza, una vera chicca, che ricorda il grande maestro ceramista Carlo Zauli.

Cosa ti manca di più di quando la musica era solo su musicassette?

Nulla, direi. Ma mi piace raccontare un episodio accaduto grazie a una musicassetta. La mia prima cassetta acquistata fu l’album sui Quadri di un’Esposizione di Mussorgsky rielaborato dagli Emerson, Lake & Palmer. Avevo solo 13 anni ed ero attratto da queste musiche “prog”. Adoravo la Pfm di Impressioni di Settembre, il Banco di “Da qui messere si domina la valle…” e Le Orme di Gioco di Bimba che ho letteralmente consumato. Mi ricordo che quando feci vedere la cassetta alla mia professoressa di musica che insisteva a farci suonare alle scuole medie inferiori l’inutilissimo flauto dolce o ancora peggio l’odiosissimo armonium a tasti e fiato, rimase senza parole perché non immaginava che ci fossero cose del genere nel mondo pop e fece ascoltare la cassetta, tutta intera, a tutta la classe. Fu per me motivo di grande soddisfazione e la cosa mi portò a poter portare in classe la chitarra che stavo imparando a suonare con un mio compagno di classe. Detto questo, credo nulla, alla fine. Anche perché le cassette troppo spesso si arrotolavano oppure  si sbanchettavano e dopo un po’ erano inascoltabili nonostante i giri di biro e lo scotch. Il contenuto non cambia: ed è la bella musica di qualità capace di innovare, e quella va bene in qualsiasi formato, anche su una Nuvola appunto, come oggi.

Sei un grande fan di Pasolini, da dove nasce questa tua passione?

Pier Paolo Pasolini è l’esempio per eccellenza dell’intellettuale indipendente. Lo scoprii grazie ad una professoressa di italiano delle prime medie superiori che ne fece il nome. Andai a scovare tutti i suoi libri nella prima Libreria Incontro della mia città e li lessi tutti avidamente. I due romanzi romani Ragazzi di Vita e Una Vita Violenta sono stati per me una vera scoperta. Sentivo uno scrittore vicino che raccontava cosa accadeva nella società che mi circondava. Da allora non ho più smesso di amarlo e l’ho seguito in tutte le sue attività e l’ho portato come autore anche all’esame delle superiori dove però dovetti parlare di lui senza mai citare le parole “comunista” e “omosessuale”, me lo consigliò la professoressa interna alla commissione d’esame, perché allora, in quel periodo, alla fine degli anni Settanta, erano ancora parole totalmente off. Ti lascio immaginare cosa mi dovetti inventare. Comunque, con Pasolini all’esame presi il massimo dei voti.  Arrivare poi a produrre il reading musicale di Pier Paolo Capovilla che legge Pier Paolo Pasolini per me è stato come un dovere morale. Le sessanta date realizzate in tutta Italia con diecimila spettatori mi hanno ripagato di questo sforzo che è naturalmente tutto merito di un grande Pierpaolo Capovilla e di chi l’ha accompagnato magistralmente musicalmente in questo lungo reading.

Cosa serve all’Italia per evolversi in ambito musicale?

Alcune cose che però non fanno parte della nostra tradizione. Avere una Legge sullo Spettacolo con la parte Musica che faccia diventare gli Operatori Musicali come me parte integrante della Cultura di questo paese, abbandonare l’ambito sportivo nella musica, siamo tra i pochi paesi che organizzano ancora festival canori sportivi con vincenti e perdenti tra artisti di fama, non accade in alcun paese avanzato. Dare sostegno al circuito della musica dal vivo come la si dà ai circuiti del cinema e del teatro facendole diventare vere e proprie “case della musica” dove si esprimono le miglior menti del nostro paese con i loro nuovi progetti con un pubblico attento. Mettere in rete a sistema tutto il Made in Italy musicale ed esportarlo insieme all’estero per riposizionarsi ai piani alti della musica nota a livello globale favorendo scambi e incontri con tutti i paesi. Supportare le start up della produzione e diffusione di musica italiana sul web per restare sui nuovi mercati. Non so se ho detto poc,o però… Poi alla base quel che conta è che gli artisti continuino a sfornare nuove idee e nuovi progetti illuminanti e spiazzanti.

Quali sono secondo te le migliori realtà  musicali italiane attualmente?

Parlerei di aree musicali migliori in questa fase: certamente Roma, con artisti di rilievo e di grande qualità come anche nel rock più duro fino alle orchestre multietniche, in ogni ambito (dai cantautori al rap, dall’indie rock al folk, e così via) è la massima espressione creativa in questa fase in ogni ambito generazionale. Si va, per capirci, dal trio Fabi-Silvestri-Gazzè fino ai Luminal, passando per Amir e Il Muro del Canto solo per citarne alcuni, ma ve n’è una teoria lunghissima e di grande interesse che si evidenzia grazie ad una leva di produttori musicali e artisti di grande qualità. Torino si colloca poco sotto soprattutto grazie a una nuova leva che si muove intorno a una realtà interessante come la Inri, a un nuovo festival come il Reset e a spazi interessanti come le Officine Corsare: lì possiamo ascoltare molte voci nuove di grande interesse trasversale: da Bianco a Levante, da Nadar Solo a Daniele Celona e tanti altri ancora. Una scena veramente scintillante.

Quali sono le tue speranze e i tuoi desideri per la musica italiana?

Che torni ad avere le risorse che aveva un tempo prima del crollo del mercato del cd. Serve che il Made in Italy tutto unito riscuota il massimo dei diritti, primari e connessi, oggi il principale mercato della musica in termini di risorse economiche, lavorando unita affinchè arrivi anche l’ultimo euro all’ultimo giovane  artista: solo così si sostiene il futuro della musica del nostro paese. Che si vinca la battaglia contro le multinazionali della distribuzione e diffusione on line della musica facendosi pagare il lavoro della filiera creativa musicale in modo più equo. Che si sostengano tutti gli spazi che fanno musica dal vivo aiutandoli in ogni modo così come si supportano teatro e cinema. Che si apra finalmente una politica nazionale a favore di questo segmento culturale importante per le giovani generazione e in termini di innovazione e creatività che tanto ha dato al paese ricevendo poco o nulla: con una politica di sgravi per gli esordienti e i piccoli concerti di musica dal vivo, con quote di tutela per la nuova musica italiana e per gli esordienti in tv e in radio e con una politica che inserisca la musica del nostro paese in ogni progetto culturale, visto che è parte integrante della nostra cultura. Svilupperemmo più qualità e insieme anche più occupazione, a costo zero.



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