Giuliano Dottori, l’intervista

Giuliano Dottori, l’intervista

“L’Arte Della Guerra Vol.2” è il nuovo lavoro di Giuliano Dottori, noto come chitarrista degli Amor Fou ma con una carriera solista in continua ascesa. L’album in realtà è il proseguimento del Vol.1 uscito un anno fa. Un vero e proprio unico disco diviso in due volumi diversi tra loro ma figli dello stesso concept. Il progetto come era già successo per il Vol.1, è stato finanziato da una campagna di crowdfunding. Mentre scriviamo il budget prefissato è stato quasi raggiunto. Ecco cosa ci ha raccontato Giuliano durante l’intervista concessa a Jay Mag.

Due dischi a distanza di un anno, diversi ma complementari tra loro. Come nasce l’idea di un concept-album con queste
caratteristiche?

In realtà è nato quasi casualmente. Mentre ero in tour con gli Amor Fou continuavo a scrivere canzoni mie. Ne ho raccolte così tante che non ci stavano tutte in un disco solo. Ho pensato allora di unire i pezzi più uniformi tra loro e dividerli in due dischi separati. Nel Vol. 1 c’è la mia parte più intima umanamente ma anche come suoni, il Vol.2 è più rivolto al mondo esterno, quello della quotidianità, e delle piccole e grandi battaglie che ognuno di noi deve imparare a vivere, ad elaborare, ad affrontare. Il tutto con un piglio più spinto anche dal punto di vista del suono.

dottori

Anche per questo lavoro hai deciso di affidarti ad una campagna di crowdfunding. Al di la dell’evidente aspetto positivo nel condividere in modo così diretto la nascita e la crescita di un lavoro con il proprio pubblico, questa è oggi l’unica via percorribile?

Ho abbracciato l’idea principalmente perchè mi piaceva il concetto di “responsabilità reciproca” che si instaura fra artista e pubblico, in cui entrambi si fanno carico della qualità del disco e della sua esistenza e diffusione. E’ evidente che in un momento in cui soprattutto la spartizione dei ricavi sulle piattaforme di streaming – che ormai hanno superato ogni altra forma di fruizione della musica- non è equo, si fa di necessità virtù.

Nel disco spiccano le collaborazioni con Ghemon e Di martino, raccontaci come sono nate…

Dimartino compare in “Fiorire”, brano che racconta la rinascita necessaria dopo la sconfitta quotidiana, prendendo come metafora la natura e i suoi ritmi. Veniamo entrambi dall’area cantautorale ma con caratteristiche diverse, in questo pezzo i nostri mondi si avvicinavano soprattutto dal punto di vista testuale ed ho pensato, dato la stima che ho per il suo lavoro, di coinvolgerlo. Mentre riascoltavo il brano “Il Pavimento Del Mattino” ho pensato che poteva starci bene una parte rappata considerando l’incedere quasi soul del pezzo. Un amico comune ha proposto la cosa a Ghemon che ha accettato volentieri. Non ascolto molta musica hip hop e dintorni, ma ultimamente alcuni artisti di quell’area fanno cose davvero interessanti.

“Siamo tutti eroi” è il brano che mi ha colpito di più, una sorta di manifesto dei nostri tempi…

Ho quasi sempre scritto cose intimiste, che parlavano di me. In questo pezzo mi libero del pudore e rivolgo lo sguardo verso il Mondo esterno. E’ un paragone metaforico fra le grandi imprese dei nostri nonni e genitori e le sfide, solo all’apparenza più semplici e banali, che oggi ognuno deve affrontare e che a loro modo creano veri e propri eroi del nostro tempo. Vivere oggi senza nessuna certezza ecomonico-sociale e riuscire ad andare avanti non fa di quelli della nostra generazione un po’ dei piccoli eroi?

Il disco suona prevalentemente folk-rock ma con piacevoli passaggi vicini a certa world music…

La “colpa”, si fa per dire, è del mio batterista Mauro Sansone da sempre affascinato dai “suoni del Mondo”. Così nel disco ci siamo fatti un viaggio tra Cuba e la Grecia, passando per l’Africa centrale. La fortuna di lavorare con gli stessi musicisti da molti anni è proprio quella di influenzarsi positivamente miscelando le varie passioni musicali.

Durante la composizione del disco hai ascoltato della musica che ne ha influenzato i suoni?

Se i miei musicisti hanno portato un tocco etnico al disco, la riscoperta di un album come “Des Visages Des Figures” dei Noir Desir, che per caso è saltato fuori poco prima di affrontare la produzione, ne ha dato quasi la forma finale. Il tutto è miscelato all’ascolto di artisti come Jonathan Wilson (con il quale ho condiviso il palco nel 2013), Patrick Watson e Grizzly Bear ma anche i sempre verdi Neil Young ed il nostro De Gregori.

Organizzerai anche quest’anno il Festival Musica Distesa?

Si, ma non chiedermi anticipazioni sugli artisti, è ancora tutto top secret. E’ un progetto al quale tengo molto, anch’esso finanziato tramite il crowdfunding. Come l’anno scorso la cornice sarà il piccolo paese delle Marche Cupramontana in provincia di Ancona.

A questo link la campagna in corso del progetto di Giuliano Dottori: http://www.musicraiser.com/it/projects/3609-larte-della-guerra-vol-2


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