Is Tropical, recensione concerto

Is Tropical, recensione concerto

Ultima data italiana per il quartetto inglese di indietronica più amato degli ultimi anni: gli Is Tropical. Dopo la prima data italiana a Roma e la seconda a Milano, la band inglese ha invaso anche il micro palco del Covo Club di Bologna.

Nati come un trio di soli uomini, Simon Milner, Gary Barber e Dominic Apa hanno abbandonato la loro mania di coprirsi i volti con delle bandane e si sono evoluti a quartetto inserendo una figura femminile, Kirstie Fleck, che non ha arricchito in nessun modo il sound della band, ma ne ha migliorato probabilmente il sex appeal. A parte qualche coro e un paio di strofe, in verità, Kirstie non fa granché, ma la nuova paladina dell’heroin chic (che speravamo e credevamo scomparso insieme alla sua madrina, Kate Moss) si è rivelata essere, purtroppo, il vero fulcro dell’intero concerto, su cui si sono riversate tutte le attenzioni della maggioranza del pubblico. Con le sue movenze sinuose e la sua glaciale indifferenza i maschietti presenti al concerto non avevano occhi che per lei, ma, fortunatamente, per il resto del pubblico, che non si è lasciato ammaliare dalla novella Circe, il concerto è stato ben altro…

Prima dell’attesissimo ritorno al Covo Club degli Is Tropical, sul palco si sono esibiti i più pacati Many Things, loro compatrioti e molto vicini anche al loro sound. Il trio di apertura ha dimostrato, infatti, di avere molte cose in comune con il quartetto londinese, riuscendo a riscaldare per bene il pubblico prima del loro concerto. Dopo l’esibizione dei Many Things sono i componenti maschili degli Is Tropical a sistemare gli strumenti sul palco e a eseguire il sound check, e in men che non si dica ecco che ha inizio il concerto. Le luci si abbassano e i componenti del gruppo tornano in scena insieme a Kirstie, in un look total black con collant e maglietta trasparente a mostrare il reggiseno. L’attesa è stata ripagata, la carica della band è irrefrenabile e la scaletta è un crescendo di potenza fra canzoni del primo e del secondo album, che fanno da cornice a ben pochi pezzi nuovi. Il loro terzo singolo è la vera anima del concerto: con The greeks, infatti, il pubblico non si è potuto davvero contenere e l’euforia era quasi palpabile, come anche per la più recente Dancing anymore, o uno degli ultimissimi singoli tratti dal nuovo album, la meno electric e più new wave, Crawl. Anche se questo tour della band londinese doveva essere una sorta di presentazione del nuovo album, di nuove canzoni ne hanno suonate ben poche, ma il pubblico non sembra essere infastidito dalla cosa, qualsiasi pezzo suonato dalla band va più che bene. Così ecco che si torna agli altri vecchi singoli, come Lover’s cave, South Pacific e Lies, ma anche alle più tranquille Take my chances e Yellow Teeth, e alla travolgente Sun Sun. Niente uscita dal palco e ritorno per l’encore, perchè “il backstage è fottutamente distante” dice il cantante al pubblico, molto più che contento di evitare questa crudele pantomima. La band ha fatto un ottimo lavoro creando una setlist molto più che completa, nella quale non è stata omessa nessuna parte degli Is Tropical, e anche se a un certo punto qualcuno ha rubato dal palco la scaletta, il gruppo è riuscito a seguire un ritmo di canzoni davvero perfetto, trascinando il pubblico in un crescendo di emozioni quasi tangibili.

Non ci si poteva aspettare altro dagli Is Tropical, che mixando sonorità fra vecchio e nuovo sono riusciti a creare un sound assolutamente originale e personale fra pura allegria e tetra depressione, ovattato dalla voce di Simon e graffiato da quella degli strumenti e dal grido dei sintetizzatori. Peccato per chi non c’era.

 


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