The Subways live a Milano, la recensione

The Subways live a Milano, la recensione

Sì, non avrebbero riempito il Forum d’Assago. I fan italiani dei Subways ieri sera si sono presentati alla nuova location del concerto: la più piccola, ma non meno grintosa, Salumeria della Musica. Seppure ben pochi, si sono fatti sentire. Del resto, con ben due band di apertura, il concerto è stato all’altezza del gruppo inglese, nonostante il cambio di location abbastanza insolito.

Puntualissimi sullo striminzito palco del bar-ristorante-locale-discoteca, i nostrani Home by Three, che hanno dato il tempo ai fan più ritardatari di avvicinarsi al palco per la successiva band, decisamente più matura del gruppo italiano, e anche più grintosa: i texani Purple. È bastata semplicemente la presenza della batterista, che si è presentata sul palco con un reggiseno a dir poco appariscente e un cappello da rapper rosa, sopra ai suoi biondissimi capelli acconciati a treccia. Il suo dimenarsi alla batteria come se fosse un toro meccanico ha attirato non pochi consensi dal pubblico, per la maggior parte maschile, ma non è comunque riuscito a offuscare la grinta e il potente sound della band. Il gruppo texano è qualcosa come un ibrido punk-rock, con spruzzi di funky alla Red Hot Chili Peppers, e acute grida heavy metal. La grinta che ci voleva per caricare i fan per l’arrivo degli attesissimi Subways.

Sul palco, appena sistemato per il gruppo inglese, un lampeggiante blu colora il pubblico in fermento per l’arrivo dei Subways, in sottofondo annunci metropolitani inglesi e francesi. Ma l’attesa è davvero poca ed ecco che il gruppo sale sul palco, acclamato a gran voce dal pubblico, e la prima canzone arriva di corsa: We don’t need money to have a good time, oramai divenuta simbolo della band, seconda solo a Rock’n’roll queen, e il delirio è abbastanza scontato. Subito dopo Bill accoglie il pubblico spiegando che questo tour è rivolto a far conoscere il nuovo album ai fan, e quindi, la canzone successiva, è proprio tratta dall’ultimo album omonimo del gruppo: I’m in love and It’s burning in my soul, vecchio brando della band, ripreso per dar vita al nuovo album, ricco di riferimenti al primo Young for eternity. Anche la grinta del gruppo sembra quella dei primi anni, anche se sono passati oramai dieci anni, e lo stesso Bill lo ammette: “Non siamo più giovani, oramai siamo vecchi”, in risposta alla richiesta di un fan di suonare la canzone che ha dato il titolo al primo album, appunto, Young for eternity, ma “Non posso più suonarla, è una bugia!”. Ed anche altre canzoni del primo album sembrano non trovare spazio nella scaletta composta per lo più da brani dell’ultimo e dai due precedenti: Shake! Shake!, Alright, Dirty muddy paws e Good times si susseguono fino all’attesissima Kiss Kiss Bang Bang, durante la quale Bill si dimentica anche una strofa, ma per il pubblico, oramai in confidenza con la band (che si è prodigata anche in piccole frasi in italiano) non è assolutamente un problema, e di certo il pogo non si interrompe per così poco! A seguire un altro brando del nuovo cd, My heart is pumping with a brand new beat, dopo la quale si susseguono alcuni brani del primissimo album, come la semi-ballata I want to hear what you got to say, ma anche l’immancabile Rock’n’roll queen. Anche Mary compare in scaletta, e il pubblico scopre così che la canzone è stata composta per la mamma di Bill e Josh. Il fratello minore, nonché batterista del gruppo, non è presente al concerto, e questo Bill ci ha tenuto a precisarlo, riuscendo anche a far gridare al pubblico un inno di guarigione per il fratellino malato. Qualcosa di davvero molto dolce, al pari della performance di Mary. La performance più sorprendente, oltre alla versione super corta e veloce (per accontentare un fan, che a quanto pare non era in vena di ascoltarla) di At 1 AM, è però di sicuro Celebrity, a metà della quale Bill ha fatto sedere per terra il pubblico: “Questo è il vostro momento per riposare”, ma che è poi esploso all’arrivo del ritornello. Bill sembra capire perfettamente i fan e arriva perfino a dire: “Questa è la parte in cui noi dovremmo uscire dal palco e aspettare le vostre acclamazione di bis. Ma possiamo scordarci tutto e far finta che questo sia già successo? Perché non abbiamo nessuna voglia di tornare nel backstage e poi risalire sul palco, vogliamo solo suonare per voi!”. L’ultimo pezzo di questa incredibile serata è It’s a party, durante il quale non solo Bill, ma anche i Purple, si sono prodigati in uno stage diving più o meno riuscito. Una vera e proprio festa, non c’è che dire, e l’amore del pubblico per la band è stato più che ripagato da quello della band per il pubblico.

Che dire? Una cosa così non ci è mai capitato di vederla. Una simbiosi così perfetta fra pubblico e band non l’avevamo mai vista: questo concerto è stato una vera e propria performance artistica nella quale la band e il pubblico sono arrivati a essere una cosa sola. Peccato per chi se l’è perso, non si ripeterà una cosa simile tanto facilmente!



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