Xabier Iriondo, l’intervista

Xabier Iriondo, l’intervista

THE SHIPWRECK BAG SHOW è il nuovo progetto di Xabier Iriondo insieme a Roberto Bertacchini (Starfuckers). Il loro disco si intitola “DON KIXOTE”. Abbiamo intervistato Iriondo, uno degli artisti più eclettici del panorama musicale italiano, per farci raccontare questo nuovo lavoro…

Com’è avvenuto l’incontro con Roberto Bertacchini e come è nata l’idea di una sorta di concept sul Don Chisciotte di Cervantes? E qual è il collegamento, se c’è, con l’attualità di un personaggio come Don Chisciotte?

Roberto è il batterista di STARFUCKERS e con A SHORT APNEA condividemmo alcuni concerti insieme nel 2001. Decidemmo di costituire un duo con il quale sviluppare una musica primitiva e personale. Da ìi pubblicammo un mini-cd, 2 album e un 45 giri.
L’idea del nuovo disco, incentrato sulla figura di Don Chisciotte, è di creare un parallelo tra il testo di Cervantes e il tempo che noi stiamo vivendo. Lo scopo di Cervantes era di sottolineare l’inadeguatezza degli intellettuali dell’epoca a fronteggiare i nuovi tempi che correvano in Spagna, un periodo storico caratterizzato infatti dal materialismo e dal tramonto degli ideali, e contraddistinto dal sorgere della crisi che avrebbe dominato il periodo successivo al secolo d’oro appena conclusosi. Il primo fine del romanzo, dichiarato esplicitamente nel prologo dallo stesso Cervantes, è quello di ridicolizzare i libri di cavalleria e di satireggiare il mondo medievale tramite il “folle” personaggio di Don Chisciotte, che mostra al lettore il problema di fondo dell’esistenza, cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo s’identifica. La follia di don Chisciotte è lo strumento per rifiutare la volgarità e la bassezza del reale.

Nel disco utilizzate strumenti “autocostruiti”. Ci puoi raccontare di più su questi strumenti?

Dal 2001 ho iniziato a sviluppare e costruire dei cordofoni, il risultato finale è il Mahai Metak, una table-guitar a 10 corde con dell’elettronica (fuzz e oscillatore) montata al suo interno. Utilizzo questo strumento dal vivo ed in studio.

Ci racconti la genesi del video di “I Pastori E Gli Eserciti Nemici”?

Natalia Saurin ha ascoltato la nostra musica e ha pensato di fare qualcosa di semplice e immediato che racchiudesse la forza dell’immaginario donchisciottesco. Roberto e io ci siamo fabbricati, qualche ora prima di girare il video, due copricapi… la nostra versione dell’elmo di Don Chisciotte e Sancho Panza.

In tutti i tuoi progetti dopo l’uscita dagli Afterhours hai dato sfogo alla tua propensione per la musica d’avanguardia. La sensazione è che all’interno dei meccanismi di una band tu ti senta un filo stretto …

Assolutamente no, amo suonare con tante persone… Non è un caso che abbia realizzato in 25 anni più di 50 dischi con formazioni musicali comprendenti differenti musicisti. Non esiste “un” meccanismo da band… Ogni gruppo di persone che crea qualcosa sviluppa dinamiche differenti, diciamo che preferisco non incanalare in un solo progetto le mie differenti pulsioni creative e artistiche. Sinceramente non credo mai di avere fatto musica d’avanguardia, amo la musica trasversale e cerco di non dare delle connotazioni specifiche a ciò che realizzo. È l’ascoltatore o il critico che hanno bisogno di dare delle precise denominazioni a ciò che sente, il bisogno di attribuire a un genere musicale specifico una canzone. Le etichette non fanno per me.

Poi, dopo molti anni di distacco dagli Afterhours, avete ripreso a collaborare. Come e per quali motivi è avvenuta la riconciliazione?

Gli Afterhours mi chiesero di partecipare come ospite (insieme a tanti altri artisti, Emidio Clementi, Vasco Brondi, Antonio Rezza, ecc.) a un tour teatrale che fecero nel 2010. Portai alcuni dei miei strumenti autocostruiti e improvvisai su dei testi letti da Manuel Agnelli. Iniziavamo i concerti in questa maniera. Ci ritrovammo a fare delle cose insieme e a dare un valore specifico e unico a ciò che creavamo. Da lì in poi sono seguiti svariati concerti in Italia, Europa, Stati Uniti e Oriente, un disco in studio e tanti altri progetti.

La scena indipendente sta attraversando un buon momento. C’è qualche band giovane sulla quale “scommetteresti”?

Mi piacciono i LUMINAL.

Stupiscici: c’è qualcosa di pop che ti piace e ascolti?

In che senso “stupiscici”? Ascolto musica pop, rock (d’autore e non), classica, ecc., ma soprattutto mi emoziono ad ascoltare la natura e ciò che di unico ha da regalarci in termini sonori. Ripeto: le etichette e le equazioni semplicistiche non mi appartengono. Ad esempio: siccome Xabier fa spesso musica di ricerca significa che ascolterà cose complesse e difficili, lontane dal pop. Falso.

Il progetto SHIPWRECK BACK SHOW ha tutta l’aria di essere qualcosa cui il pubblico italiano non è ancora pronto… Descrivici il tuo pubblico.

Non so rispondere precisamente. Credo che il pubblico che ascolta The Shipwreck Bag Show o altri progetti che ho realizzato, è essenzialmente della gente curiosa, che non si appaga con le forme musicali tradizionali.

Due parole sulle tue origini basche, alle quali tieni molto. Le tue origini geografiche hanno in qualche modo influenzato l’approccio alla musica e all’arte in generale?

I Paesi Baschi sono la mia seconda casa, sono cresciuto circondato dalle sonorità e dai modi di quei luoghi, e questo sicuramente ha influenzato il mio vissuto, compresa la musica.

La tua musica è difficile da incasellare in un genere. Ci incuriosisce molto allora sapere cosa stai ascoltando ultimamente…

ALBERT AYLER, DEAD RIDER, ZERFU DEMISSIE, JACQUE BREL, SUN RA.

Avete delle date live in calendario?

Al momento no. Abbiamo girato l’Italia nello scorso autunno/inverno. Ora ci prepariamo a finire il secondo disco del progetto che Roberto e io abbiamo insieme a Stefano Pilia, CAGNA SCHIUMANTE…!

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