BarnuM’s Freak, prog italiano in abito pop

BarnuM’s Freak, prog italiano in abito pop

La scena progressive italiana che ha spopolato in tutto il Mondo negli anni ’70 è ormai stata quasi dimenticata. Tempi duri i nostri per chi cerca di affrontare il rock con richiami alla musica “alta” e con contenuti che vadano oltre la fruizione mordi e fuggi. Adattando il testo di un celebre pezzo dei cccp, viviamo i tempi dell’ascolta-consuma-crepa. Sì, perché se da una parte la possibilità di avere a disposizione tutta la musica del Mondo con un solo clic è cosa buona e giusta, dall’altra questo produce una sorta di trip collettivo in cui si passa da un pezzo all’altro, da un genere all’altro etc etc. Questo, per una filosofia musicale che ha bisogno di più ascolti è stata inevitabilmente (quasi) la morte. Chi ascolterebbe oggi una canzone più lunga di quattro minuti e mezzo? Pochi, pochissimi, nessuno?!

Con questi presupposti ci siamo approcciati all’ascolto del disco dei Barnum’s Freak, band napoletana che nelle note di presentazione del loro lavoro R‐evolution Loading non nascondono la loro anima e la loro passione per il prog. Un concept- album, per complicarsi ancora di più la vita. Una storia che però vale la pena raccontare. Il 25 febbraio del 1835 ebbe luogo a New York, presso l’anfiteatro del City Saloon, la pubblica dissezione del cadavere di Joice Heth, una donna afroamericana.

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Era per il pubblico l’ultima occasione utile per vedere corpo della donna, che a lungo si era esibita o meglio, era stata esibita nella regione nordorientale degli Stati Uniti d’America. Sotto l’attenta organizzazione del giovane impresario Phineas Taylor Barnum, il  personaggio di Joice Heth aveva  assunto svariate identità, venendo presentato di volta venendo presentato di volta in volta  come  l’essere umano più longevo del pianeta, come la balia di George Washington, come un’afroamericana assai religiosa  che si esibiva per riscattare i nipoti schiavi in Kentucky. Senza considerare le tante voci sul suo conto secondo le quali la donna era in realtà una mummia o un automa!

Questo tipo di “spettacoli” si chiamavano Freak Show, da qui nasce il nome della band. Scelta che dice molto sulla voluta intenzione di risultare diversi, in questo caso però con accezione positiva.

Musicalmente già dalle prime note del disco sembra di ascoltare un mix riuscitissimo tra i Goblin e gli Anathema, ma con una peculiarità moderna ed imprescindibile oggi, i pezzi hanno una durata “umana”. Questo rende il tutto fruibile anche ad un pubblico poco abituato alle lunghe cavalcate prog: “Il titolo che abbiamo voluto dare al  nostro  album  si  rifà alternativamente e congiuntamente a  due concetti inscindibili – Rivoluzione ed Evoluzione –  che se fusi creano un neologismo a noi caro R(i)evoluzione”

Ed in effetti il lavoro ha qualcosa di rivoluzionario, risultando uno dei pochi esempi attuali di prog rock in abito pop (nel senso migliore del termine).  Sia  il  nome  della  band  che  il  progetto  nascono  in  realtà  in  simbiosi  ideale,  R‐evolution Loading,  del  quale  “Appearance”  e  “NeWay”  tracciano  rispettivamente  l’inizio  e  la  fine  di  una rappresentazione in musica di un percorso di crescita spirituale dell’individuo.

Un viaggio verso l’esistenza consapevole che parte dalla apparente e  inconsapevole  normalità, fatta  di  conformità  e  di  omologazione (Appearance),  incrina  con  l’insorgere del dubbio (Doubt), si materializza nella caduta  (Crisis) conseguente alla  perdita delle vecchie certezze ed  al  confronto  drammatico  con  un  “altro‐da‐sé”.  Nel  risveglio  (Awakenig)  un  nuovo  modo  di osservare e di percepire il mondo, sino all’approdo finale: la “nuova‐via” (NeWay). 

La band è formata da Sergio Max e Salvatore e nasce in una piovosa giornata del marzo 2013: “Revolution Loading non ha avuto una gestazione semplice ne breve. Misurarci con il più classico degli approcci legati al genere progressive… la realizzazione di un Concept-Album strumentale… il più bastardo e pericoloso progetto che una band possa mettere in piedi!”.  Ed in effetti ai nostri giorni il progetto appare folle: “Sì, un progetto ricco di insidie creative, facilmente etichettabile come presuntuoso esperimento volto a scimmiottare i grandi classici del genere e soprattutto complicato da sorreggere live”.

Alla fine però gli gli forzi di questi visionari napoletani dal cuore prog gli stanno dando ragione, l’album ha una sua precisa identità, come detto riesce a stare nei tempi moderni senza allontanarsi dalle prestigiose influenze che lo hanno scaturito. Progarchives.com, un sito punto di riferimento per gli amanti del genere ne ha parlato benissimo, e anche noi ne siamo stati rapiti. BarnuM’s Freak, segnatevi questo nome e cercate il loro disco su I-tunes, ne vale la pena. Parola di Jay Mag!


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