Brassaï a Milano, recensione

Brassaï a Milano, recensione

“Pour l’amour de Paris” è il titolo della personale dedicata al grandissimo fotografo ungherese naturalizzato francese, Gyula Halász, in arte Brassaï; curata da Agnes de Gouvion Saint-Cyr e patrocinata dall’Ambasciata francese in Italia. Un evento unico per vivere la Parigi a cavallo fra gli anni Venti e Trenta, quella rimpianta da Woody Allen in Midnight in Paris, dove in ogni locale, in ogni bistrot, si potevano incontrare le più sgargianti personalità del mondo artistico europeo e americano, da Dalì a Picasso e Fitzgerarld.

A questa immensa mostra, composta da circa 260 scatti del noto fotografo transilvano, non si poteva dare nome migliore: “Per l’amore di Parigi”. Ed è proprio l’amore per Parigi che scaturisce da ogni scatto del fotografo, che sia di giorno a dei bambini al Parc Luxembourg o di notte alle prostitute in Montparnasse. Nessun fotografo è mai riuscito a catturare la vera essenza parigina come ha fatto Brassaï, uno dei fotografi più rilevanti di tutto il Novecento, il cui occhio artistico ha saputo immortalare ogni quartiere della capitale francese: dal più in voga al più degradato, come anche l’importanza di tutti i suoi monumenti storici, la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, ma soprattutto Notre-Dame con i suoi inquietanti gargoyles. Oltre ai luoghi, anche le persone: primo fra tutti l’artista di punta di quell’epoca, Picasso, che ha permesso al fotografo di intrufolarsi nel suo Atelier super blindato per immortalare la sua opera e il suo quotidiano. Molto più che immerso nella vita artistica parigina, infatti, fra amici importanti (come lo scrittore Harry Miller) e sostenitori di riguardo, Brassaï ha anche saputo apprezzare le persone “normali”, in particolare i giovani nottambuli, come anche i lavoratori delle chiatte o dei mercati, la folla elegante, i circhi e i bordelli. Ogni aspetto di Parigi incantava il fotografo ed è stato così immortalato con tutta la sua essenza nell’opera di Brassaï, denominato “l’occhio di Parigi” proprio per questa sua simbiosi con la capitale francese. E questa mostra ci dimostra quanto calzi a pennello il soprannome all’artista, che con i suoi scatti ci fa sembrare quasi dei guardoni, con un occhio al passato.

L’opera di Brassaï è stata rappresentata in maniera egregia in questa mostra a Palazzo Morando di Milano, che culmina con la proiezione del film del 1956 Tant qu’il y aura des bêtes, vincitore del premio della giuria del Festival di Cannes, diretto proprio dal fotografo che nella sua vita è stato anche scrittore e regista.

Un’occasione unica per scoprire Parigi in una veste tutta nuova: romantica e irriverente, solare e anche uggiosa, fra scatti rubati e pose involontarie. In mostra a Palazzo Morando, Costume Moda Immagine di Milano fino al 28 giugno 2015.



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