Hoodie Allen, intervista

Hoodie Allen, intervista

Il suo album in America è arrivato al numero 1 di iTunes US il giorno stesso dell’uscita ed è entrato direttamente al numero 10 della classifica US Billboard Top 200. Ad oggi l’EP ha venduto oltre 100.000 copie e gli ha permesso ovviamente di fissare numerose date live, spesso sold out.

Leader dei teenager, in Italia è in radio con “All About it” il singolo di Hoodie Allen con protagonista Ed Sheeran il cui video che vede i due artisti nelle vesti di due incredibili super eroi, ha già superato i 7 milioni di visualizzazioni.
Allen si è raccontato per Jaymag.

Parlaci del tuo background, com’è stato crescere a Long Island?

Ho iniziato a fare musica attorno ai 13 anni, non sono neanche sicuro del motivo, la mia famiglia non aveva una grandissima cultura msicale ma mi piace scrivere, raccontare storie divertenti, costruire canzoni. Era un hobby che ho coltivato per tutte le scuole superiori e l’università, e per un bel pezzo è andata avanti così. Poi ho imparato a usare internet per diffondere la musica. All’inizio la sentivano solo gli amici, poi gli amici degli amici, alla fine ho trovato un vero pubblico, e dopo l’università ho capito che era quello che volevo fare a tempo pieno.

Il fatto di essere un “rapper ebreo” significa qualcosa per te?

Sinceramente no, è una strana correlazione perchè in nessuna mia canzone si parla di religione, è una parte di me che però non fa parte della mia musica.

Com’è il rapporto con i tuoi fan?

Voglio essere il tipo d’artista che conosce personalmente i suoi fan e non si limita a usarli per le campagne marketing. Ai tempi di “All American” ho promesso di chiamare chiunque comprasse l’EP. Qualche telefonata l’ho pure fatta, salvo poi rendermi conto dei problemi di privacy e che chiamare un fan all’estero mi costava più di quanto avessi guadagnato dalla vendita del disco. Prima di incidere “People keep talking” ho chiesto ai fan di lasciarmi un messaggio in segreteria. Li ho ascoltati tutti. Poi ho capito che usarli nel disco comportava non pochi problemi legali. In compenso, ho inserito nell’album due finti messaggi. Il primo chiude il brano che dà il titolo al disco e riproduce la voce tremante e la sintassi incerta di una fan emozionantissima. È un modo sarcastico per prendere in giro i superfan, quelli che dicono che ti amano e non sanno nemmeno i titoli delle tue canzoni. È gente a cui interessa solo postare commenti sensazionali sui social. Nel giro di un paio di mesi rivolgono l’attenzione verso qualcun altro.

Sei cresciuto ascoltando “east coast rap”, cos’è successo ai rapper cattivi? Sembra che ormai tutti i rapper facciano pop.

Credo che a New York ci sono ancora, ma è normale da quando la musica rap è diventata così popolare che ci sia una parte un po’ più commerciale, credo che ci sia ancora chi ascolta musica che viene dalla strada, la vedo semplicemente come un evoluzione del genere musicale, grazie anche ad internet che ha reso più facile trovare un proprio pubblico anche ad artisti emergenti.

Credi che se fossi nato 10 anni prima, avresti avuto questo tipo di successo?

Non lo so, è difficile dirlo, io sono cresciuto ascoltando i Beastie Boys per esempio, ma credo che il tempismo sia tutto e credo che l’incredibile successo che ha avuto Eminem ai tempi ha aperto la mente della gente, forse sì!

Com’è stato lavorare da Google?

Non sono rimasto li per molto tempo, ma devo dire che è stata un’esperienza stupenda, ho imparato a collaborare con la gente in un ambiente fantastico, se avete visto il film “The Internship” sapete a cosa mi riferisco!

Hai una buona laurea e avevi un ottimo lavoro ma hai scelto di lasciare tutto per diventare un musicista hip hop, come hanno reagito i tuoi familiari?

Per loro era molto importante che io prendessi la laurea, e dopo che l’ho ottenuta non avevo più quella pressione che avevo prima, quindi vivevo anno per anno ed ancora vivo in quel modo, prefissandomi degli obiettivi poco per volta, cercando di capire a cosa appartengo, ma la mia famiglia mi supporta tantissimo!

Come è nata l’idea di collaborare con Ed Sheeran?

Siamo amici da anni, è stata una cosa spontanea, di solito usciamo insieme, andiamo a vedere concerti, una sera abbiamo pensato di andare in studio e vedere quello che ne sarebbe uscito, ed il risultato credo sia buono.

Raccontaci invece di come è nata l’idea per il video.

Il video è molto divertente e come al solito Ed non voleva apparire, allora gli ho detto di studiare un qualcosa di diverso che facesse vedere il vero Ed alla gente, quindi è nata l’idea di travestirci da super eroi, è stato davvero divertente!

 

 

 

 

 

 

 

 



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