Marco Mazzoni da Bonelli a Milano, recensione

Marco Mazzoni da Bonelli a Milano, recensione

Purtroppo il nome Marco Mazzoni non dice molto all’italiano medio, anzi, non dice molto neanche a un italiano esperto d’arte, ma fortunatamente la fama dell’artista italiano di nascita e americano d’adozione non ha davvero limiti geografici. Il giovane artista, classe 1982, ha infatti partecipato a numerosissime collettive, e anche personali, in tutto il mondo, partendo da Legnano per poi spostarsi dall’Europa fino alla sognata America, dove l’artista è stato preso sotto l’ala protettrice della mitica Galleria Jonathan Levine di New York. Seppure gli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti di Brera sono stati “i peggiori della mia vita” a detta dell’artista, Mazzoni è uno di quei pochi artisti che hanno saputo sfruttare al meglio quegli anni, riuscendo a creare il suo proprio stile artistico e a evitare le restrizioni artistiche paradossali dell’Accademia.

Il giovane artista di Tortona, è uno di quei geni della Moleskine, divenuto ormai fanatico di quei fogli così particolari, e non vuole disegnare altrove. Usa soltanto pastelli colorati e le sue matite. Nient’altro serve all’artista, se non una sfilza infinita di temperini per avere i suoi attrezzi sempre appuntiti e pronti per dar vita ai suoi quadri onirici, fiabeschi, che raccontano di donne seducenti, un po’ streghe e un po’ ninfe, strettamente legate alla flora e alla fauna. Difficile essere certi al cento percento del sesso dei suoi personaggi, che l’artista ci ha confidato essere sempre e solo ritratti di una sua amica, ma le mani delle sue protagoniste hanno qualcosa di mascolino, e una spiegazione c’è: “le mani sono la cosa che più vediamo di noi stessi, io ce la metto tutta a tentare di disegnare le mani affusolate della mia modella, ma alla fine quello che viene fuori sono sempre e solo le mie mani”. Un ibrido androgino, insomma, quello che viene rappresentato nei quadri dell’artista, che non vogliono mai essere dei veri e propri ritratti, ma delle nature morte popolate di fiori e di animali, dove si possono scorgere frammenti di volti, ma dove mai vengono mostrati gli occhi del soggetto. Questa ossessione per lo sguardo, gli occhi, è una fisima dello stesso artista che, seppure molto cordiale con i suoi fan, al vernissage della sua personale alla Galleria Giovanni Bonelli di Milano, si è sempre fatto fotografare con gli occhi coperti.

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Molti, moltissimi, i ragazzi accorsi al vecchio capannone milanese, restaurato e imbiancato alla perfezione per dar vita a questa Galleria milanese, che ha accolto anche molte famiglie con bambini, amici e parenti dell’artista, oltre che ai suoi fedelissimi ammiratori, pronti ad acquistare il catalogo della mostra per chiedere al gentilissimo artista una dedica personale con autografo. Mazzoni è ben disposto a mettere da parte i suoi amici e conoscenti, perfino Vasco Brondi de Le luci della centrale elettrica, pur di ascoltare i suoi ammiratori e di accontentarli con foto senza volto o nel rispondere alle loro innumerevoli domande.

Questa nuova personale milanese di Marco Mazzoni ha come titolo Home, e al centro di tutto, infatti, c’è l’idea di casa. Una piccola casetta in legno è l’installazione centrale della mostra, dove l’artista ha riversato all’interno tutta la sua vita: un vecchio banchetto di scuola con sedia; alle pareti sono appesi alcuni dei suoi primi schizzi, foto con amici e locandine di sue mostre internazionali; tutte le matite superstiti che ha utilizzato per dipingere i quadri della mostra comprese di tempera sparsa dappertutto, decorano il pavimento di questa piccola casetta in legno con la porta sbarrata da alcune travi, ma con una grande finestra laterale a mostrare per bene l’interno. Questa piccola casa rappresenta Mazzoni in tutto e per tutto: un artista schivo e riservato, come la porta della casetta sbarrata da travi che inneggiano alla privacy, ma anche molto aperto al dialogo con le persone che lo stimano e che ammirano la sua arte, come la grande finestra pronta a mostrare l’interno della casa, l’interno della sua anima.

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Un’esposizione gratuita davvero imperdibile. Pochissimi artisti usano ancora i pastelli, ma soprattutto li sanno usare in un modo così dolce e preciso, da confondere. I suoi chiaro scuro sono davvero potenti, e i riflessi di luce che riesce a realizzare danno ai suoi quadri un tocco acquoso, quasi irreale, che elevano ancora di più le sue protagoniste a esseri mistici, oltre che profondamente misteriosi.

La Galleria Giovanni Bonelli di Milano ospita Home, la mostra personale di Marco Mazzoni, fino al 23 maggio 2015. Se volete immergervi in un mondo fiabesco, fatto di dolcezza e tormento, non potete davvero perdere questa occasione.


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