Il Progressive in me

Il Progressive in me

Di: Ettore Fioravanti

Abitavo in una casa molto vicina al Palazzo dello Sport a Roma nei primi anni ’70, e in quel breve e pregnante periodo, tutti i gruppi di punta del cosiddetto progressive rock sono passati di là: Jethro Tull, King Crimson, Genesis, Yes, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator, Colosseum, gli italiani PFM e le Orme, oltre che a formazioni storiche del rock come Led Zeppelin, Deep Purple, Who, Santana, Police.

Li ho visti tutti, spesso c’era un concerto a settimana e io me li bevevo come si beve con la gola arsa: ricordo prime file conquistate a gomitate, non solo per l’essere fan ma anche per fomentare l’inizio di una carriera da musicista che come sempre comincia dalla passione e dal non capire, e tanto meno capivo quello che facevano tanto più cresceva la curiosità. C’era un po’ di supponenza, va detto, della serie non capisco quindi quello che fanno è figo, ma rientra nell’ingenuo rapporto adolescenziale con la passione che, come le cotte, entra dentro e non sai perchè. E poi va accettato che molta di quella musica era complessa e articolata, la struttura canzone (riff, tema con ritornello, solo chitarra, tema) non veniva quasi mai usata se non come citazione, viceversa strutture con cambi di tempo, armonie variegate e sovrapposte, strumentazioni inusuali davano stimoli nuovi a chi si accostava alla musica abbagliato da batterie e amplificatori ma anche voglioso di non fermarsi agli accordi della Canzone del sole.

Per me il percorso è partito da Lucio Battisti (a suo modo un cantautore progressive), è proseguito con i Led Zeppelin tra le cannonate di pura energia di Bonham e la voce asessuata di Plant, è passato da Ian Anderson e i Jethro Tull con le loro suite concept e la sovrapposizione del pianoforte e flauto alle chitarre elettriche, è transitato per gli amati Gentle Giant che univano la melodicità delle linee all’architettura compositiva fatta di contrapposti strati ritmico/armonici, per giungere al Miles Davis elettrico dove la mancanza di testo cantato mi obbligava a un ascolto più profondo delle voci (e che voci, Miles, Wayne, De Johnette, wow…), e infine per naturale evoluzione a scoprire il piacere dell’improvvisazione con l’hard bop di Sonny Rollins, la libertà naif di Ornette Coleman e l’amore supremo per il suono di Coltrane.

Nella musica di tutti questi uomini, pilastri della storia del Jazz, ritrovo tracce del mio background progressive: Davis modificava improvvisamente il colore delle sue esecuzioni accennando una cellula minimale che fungeva da richiamo, Rollins suonava per 20 minuti sullo stesso giro armonico cambiandogli continuamente vestito, Ornette aveva il dono di cantare canzoni da bambini su materassi sonori fatti di fuoco e fiamme, Coltrane da Favourite things in poi spaziava dai ritmi indiani alle armonie politonali, sempre cantando a Dio la sua canzone. Tutto rappresentava a me una potenzialità che univa un assetto compositivo cangiante alla libertà di intervento del singolo musicista: e questo è ciò che ancora oggi perseguo, la convivenza di forma e arbitrio, di struttura e distruzione, di composizione e improvvisazione, di gruppo e individuo. Oggi Duke Ellington fonderebbe i King Crimson insieme a Karlheinz Stockhausen, ne sono certo.

Diplomatosi in percussioni presso il Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila, dal 1975 collabora ed incide fra gli altri con G.L. Trovesi, G. Schiaffini, B. Tommaso, E. Colombo, P. Fresu, P. Bassini, D. Liebman, S. Lacy T. Oxley, E. Reijseger, K. Wheeler, J. Tcichai. Ha partecipato a numerosissimi festival nazionali ed internazionali. Attualmente suona stabilmente nel quintetto di Paolo Fresu, con i gruppi “Terre di Mezzo” e “Millenovecento”, ha diretto il gruppo titolato “Belcanto” (con cui ha suonato in tutta Italia, in Francia e Tunisia) e dirige il nuovo quartetto a proprio nome. La sua discografia comprende più di 50 titoli, di cui 10 a proprio nome. Ha tenuto corsi nei più qualificati Seminari italiani e non (Ravenna, Matera,Terni, Melbourne), fra i quali quello di Siena Jazz (dal 1990). È docente nei corsi di jazz nei Conservatori dal 1996: attualmente insegna al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma. 

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