Stare o partire?

Stare o partire?

Di: Ashpipe

Stare o partire è la domanda che ci siamo fatti un po’ tutti negli ultimi anni, diciamo da quando l’Italia è entrata a piedi pari nella crisi, diciamo da sempre.
Da sempre perché siamo storicamente un popolo che emigra, che va, che cambia paese alla ricerca di nuove opportunità, che si muove e che puoi trovare in ogni angolo del mondo al contrario di quello che ci vuol far credere la Lega; dall’inizio della crisi, perché la generazione figlia degli anni ’80, i neolaureati, si è affacciata al mondo del lavoro forse nel momento più sbagliato da quando esiste la Repubblica in Italia.
È come se fosse stata illusa, illusa dagli anni ’90, dalla fine di Tangentopoli, dal basso numero di Italiani laureati, dalla necessità quindi di averne di più e dal berlusconismo, che ha fatto credere che il mercato del lavoro, grazie alla flessibilità, ai contratti a progetto e non solo, si sarebbe trasformato in meglio.
E così mentre in altri paesi europei venivano prese contromisure alla crisi, incrociate anche a politiche più lungimiranti partite negli anni del benessere, in Italia si continuava a sprofondare tra governi tecnici, appalti, subappalti, realizzazione di infrastrutture inutili come la TAV.
Si pensi anche agli stadi per Italia ’90, strutture già superate dopo solo pochi anni dalla loro realizzazione oppure già dimenticate o fatiscenti come quelle per le olimpiadi invernali di Torino 2006, Roma 2009 con i mondiali di nuoto e le recenti inchieste sull’Expo.
C’è un momento, un punto zero dove è possibile individuare l’inizio della fine ed è la trattativa Stato-Mafia.
La seconda Repubblica infatti nasce appena dopo questo accordo, permettendo alle attività commerciali mafiose di passare da illegali a legali. Come? Semplice: concedendo alla Mafia di entrare nelle grandi aziende, nelle opere pubbliche, di riciclare quindi lo “sporco” con soldi puliti.
Così mentre i nostri politici erano impegnati a stringere accordi e fare affari con “cosa nostra” i soldi da destinare a ricerca e sviluppo, politiche attive sul lavoro, scuola pubblica, cultura, ecc., sono spariti e il tutto si è tradotto in uno sgretolamento delle conquiste sociali e a una desertificazione culturale.
Da qui il via alla “fuga dei cervelli”, che ha visto partire i nostri migliori laureati e neolaureati made in Italy. Altri Paesi del mondo “ce li hanno portati via”, mettendoli nelle migliori condizioni di potersi esprimere e al loro posto sono stati messi “i figli di..”, i raccomandati, soubrette senza né arte e né parte, burattini e persone dalla dubbia morale.
È chiaro che, utilizzando una metafora calcistica, se ti lasci scappare i migliori e schieri le riserve delle riserve che non potrebbero neanche giocare nel giardino di casa mia, di risultati non ne fai e il paese in questo modo non uscirà mai dalla crisi, perché bloccato da questa fauna di incompetenti!
Dopo aver descritto, in breve, spero, il quadro della seconda Repubblica Italiana la risposta alla domanda iniziale sembrerebbe scontata, ovvero: partire.
Ci sono, tuttavia, in Italia, ancora realtà che resistono, che hanno deciso di rimanere, piccole oasi dove continua a scorrere tutto l’ingegno, la cultura, la praticità, l’estro, la fantasia che ci hanno sempre contraddistinto fin dai tempi dei Romani passando  da Marco Polo, Cristoforo Colombo, Leonardo e ancora da Michelangelo,  Galileo Galilei e potrei scriverne tanti altri.
Attualmente  nel mondo siamo conosciuti come casinisti, gente poco affidabile, esportatori di criminalità e di un sistema clientelare tipico italiano, ma non dimentichiamo che abbiamo questi colpi di genio, questi lampi di creatività, talenti che hanno  lasciato segni nella storia e che ci rendono un popolo unico, con mille contraddizioni, ma unico.
Da qui la scelta di rimanere, almeno ancora per un po’, perché ci sentiamo legati alle nostre colline, alla nostra terra, ai luoghi della nostra infanzia, posti che hanno plasmato il nostro carattere, rendendoci gli uomini che siamo adesso.
Fa rabbia vedere le cose come stanno andando, le poche opportunità che abbiamo, la precarietà che taglia trasversalmente le nostre vite dal mondo del lavoro, dagli affetti, dai sentimenti, ma le nostre radici sono qua, in una terra arida e stanca che continuiamo a coltivare.
E così decidiamo di buttare fuori un nuovo album, nuove canzoni, nuove storie da raccontare e di chiamarlo “Ancorati”,  perché questo è il nostro sentimento che vogliamo condividere con chi ha deciso di stare, di reagire, ma anche con tanti amici, che abbiamo in giro per il mondo, invitandoli a tornare, un giorno, quando ci saranno le condizioni, perché ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di conoscenza, di competenze, di professionalità per venirne fuori, e quello che possiamo fare è preparare loro il terreno per un cambio di rotta epocale, mettendo fine alla seconda repubblica dei pagliacci, degli improvvisati, dei raccomandati.
Nella vita credo non esistano ricette, sarebbe troppo facile,  ma in una delle nuove canzoni cantiamo: “parla sempre col il cuore, fatti spingere dal vento, ricorda le radici e vedrai andrà tutto bene”.
Ecco.. andrà tutto bene.

Nati nel 2007 a Volpedo, gli Ashpipe sono una band ska/punk’n’folk con radici antifasciste e antirazziste. Dopo l’album di debutto
“Waiting for wave”, autoprodotto e uscito nel 2008, ristampato dall’etichetta tedesca “Diffidati Records” nel novembre del 2009, nel 2011 hanno pubblicato un nuovo disco intitolato “Born Bad” per la Kob Records and Mad Butcher. In questi anni il gruppo ha condiviso il palco con band come: Real Mckenzies, The Oppressed, Los Fastidios, Talco, The Offendes, Stage Bottles, Argies, Bluekilla, Loaded, Red Union, Statuto, Gang e tanti altri. Ora presentano il loro EP “Too much focused about the current political and economical situation so let’s talk about ironic and thoughtful matters” (sempre Kob Records/Mad Butcher) con sei nuove canzoni.

    Line UP:
    Camo – vox
    Zubo – vox
    Davo – guitar
    Paolino – guitar
    Jasy – bass
    Giotanni – violin/mandolin
    Labbo – drums

    Discografia:

    “Waiting for wave” (Diffidati Records, 2009)
    “Born Bad” (Kob Records/Mad Butcher, 2011)
    “Too much focused about the current political and economical situation so let’s talk about ironic and thoughtful matters” (Kob    Records/Mad Butcher, 2013)

www.ashpipe.net



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