Wombats, live al Fabrique, recensione

Wombats, live al Fabrique, recensione

Ma voi ve li ricordate i Wombats? I due ragazzi di Liverpool che hanno creato una band insieme a un bassista norvegese un bel po’ fuori di testa? Dai, quelli che cantavano contro i film à la Bridget Jones e che si divertivano a ballare sulle note dei Joy Division. Per chi ha il cuore ancora negli anni ’80 questa band è stata un vero e proprio punto di riferimento negli ultimi dieci anni e più. Il sound dei Wombats è un potente inno a sonorità retrò attualizzate in maniera divertente e festaiola, con brani veloci e tutti da ballare che nascondono però situazioni sentimentali ed esperienze da liceali. Seppure oramai già trentenni, i componenti del gruppo, infatti, non ne vogliono sapere di crescere e di evolversi anche musicalmente, ma questo non sembra assolutamente un punto a loro sfavore, anzi. I fan riunitisi al Fabrique di Milano condividono appieno la mentalità della band e il loro unico scopo sembra proprio quello di ballare allo sfinimento e divertirsi il più possibile.

La band di apertura ci lascia un po’ interdetti: sembrano un gruppo metal evolutosi (chi sa poi perché) a gruppo electro-pop. Gli italianissimi We the waves hanno però un seguito di fan davvero entusiasta e la loro porca figura la riescono a fare comunque, coinvolgendo il pubblico in maniera più o meno compatta. Peccato per l’azzardatissima scelta di concludere il live coverizzando un grandissimo classico dei The Cure, A forest, guadagnandosi meritatamente lo sdegno della stragrande maggioranza del pubblico. Ma, fortunatamente, i Wombats sono in arrivo e appena saliti sul palco chi se lo ricorda più quello scempio del gruppo spalla?

Le luci sono spente e il palco è invaso da una luce verde fluo e una coltre di fumo, che lascia intravedere sullo sfondo uno skyline di neon blu. L’ingresso della band sul palco è accolto con un boato insostenibile e un calore quasi palpabile, ripagati dall’evidente felicità della band nel vedere un pubblico così adorante. I Wombats hanno fatto la scelta giusta iniziando il concerto con il loro primo singolo, in circolazione da un bel po’ di tempo, estratto dal nuovo album che uscirà invece solamente fra pochi giorni, il 13 aprile 2015. Your body is a weapon è il brano che quasi due anni fa aveva assicurato il ritorno in scena della band, e che i fan accolgono con lo stesso calore del primo ascolto. I brani successivi sono un tuffo nel passato dei Wombats, come Jump in to the fog, ma anche brani ancora più stagionati come Moving to New York e Party in a forest (Where’s Laura?). I brani del nuovo album non possono ovviamente mancare, come il singolo Greek Tragedy ma anche canzoni ancora inedite per i fan italiani come Be your shadow, This is not a party e Headspace. I nuovi brani non vengono però accolti con grande entusiasmo, non come i vecchi, più ballati e pogati, cosa che un po’ dispiace a Matthew, il cantante della band, che a un certo punto ringrazia i fan in modo un po’ sospetto: “E comunque grazie per aver ascoltato anche le nostre nuove canzoni”. Fortunatamente non mancano gli attesissimi 1996, Kill the director, l’ultimo singolo Give me a try e Tokyo (Vampires and Wolves) che risollevano il morale anche alla band prima dell’encore. Il pubblico è insostenibile e la band torna sul palco come un lampo, ma il primo brano dell’encore è nuovamente un brano inedito Emoticons, fortunatamente seguito dall’immancabile e molto più che attesa Let’s dance to Joy Division, accolta con un delirante boato e un pogo scatenato e coinvolgente che non ha lasciato da parte nessuno. Una vera e propria festa in stile Wombats.

Per fortuna la band di Liverpool non è cambiata nemmeno di una virgola: Dan, il batterista è sempre simpatico e pungente con le sue battute lanciate a mezza voce; Tord con le sue smorfie e i suoi salti folli è sempre qui e in ogni dove; mentre Matthew, con la sua pettinatura e la sua pancetta sempre più evidente, assomiglia di anno in anno sempre più a Robert Smith (rossetto e mascara a parte). Anche la loro grinta e il loro sound sono rimasti immutati, formidabilmente coinvolgenti. Una formula azzeccata quella dei Wombats: divertirsi per far divertire. Speriamo non cambino mai!


Tags assigned to this article:
20153 aprileconcertorecensionewombats

Related Articles

Live report: The Answer al Tunnel, Milano – 20 gennaio 2012

Finalmente è arrivata anche in Italia la band irlandese guidata dalla voce di Cormac Neeson. Ci siamo fiondati e non

Live report – Wilco, Milano, 8 Marzo 2012

Si possono accostare in un solo contesto le parole: rock, sperimentazione, emozione, bravura, noia? Nel caso del concerto dei Wilco

John Carpenter al Todays Festival 2016 – Recensione

Capelli bianchissimi, molto radi sulla testa, ma lunghi abbastanza da formare una coda di cavallo; occhiali da vista appariscenti; gomma

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.