XAVIER RUDD, come un tè con gli antenati

XAVIER RUDD, come un tè con gli antenati

Dalla terra dell’eterno sole, dal cuore del down under, Xavier Rudd ci parla del suo ultimo progetto intitolato “Nanna”.

“Nanna” non è soltanto la rincorsa alla crescente scena reggae australiana, è una ricerca mistica.

“Nanna” significa nonna, in modo affettivo. Un modo di ricongiungersi alle radici: “La creazione dell’antenata, il rispetto
per le mie antenate”.

Xavier Rudd si è sempre distinto con uno stile molto personale. L’utilizzo di strumenti aborigeni, la ricerca di un suono che potesse conciliare suoni antichi con uno stile dinamico e aggiornato, con testi di argomento spirituale e di attivismo pacifista e interetnico. I suoi lavori precedenti andavano dal roots al pop, con qualche intermittenza reggae. Fra i suoi pezzi più alti in classifica troviamo “Follow the Sun” e, più inconfondibile ancora nello stile, “Spirit Bird”.

“Nanna” è, invece, qualcosa di diverso: Il frutto della ricerca di un filo conduttore con delle origini musicali e umane che è per l’artista uno scopo fondamentale. Simbolo ne è bandiera australiana aborigena, rossa e nera con il sole giallo e caldo al centro, appesa con orgoglio nello studio di registrazione.

Questo progetto è qualcosa a cui il musicista e attivista tiene molto: “Per crearlo ci è voluto molto tempo, ma io sono stato molto paziente con il concetto per renderlo al massimo delle sue potenzialità”.

Il disco non è qualcosa di improvvisato, ma il frutto di una ricca e variegata collaborazione con musicisti da tutto il mondo e da tutte le culture, fra i quali Yeshe Reiners, Peter Hunt, Eddie Elias, Tio Moloantoa (Uncle Tio), Byron Bay. Una variegata gamma di strumenti porta suoni e stili da tutto il mondo: Australia, Australia Indigena, Sudafrica, Samoa, Germania e Papua New Guinea. Il suono però non scade nell’imitazione banale del folklorismo ma resta fedele allo stile dinamico di Xavier, che gioca sull’incontro culturale che ha ricercato per dare vita a qualcosa di nuovo e universale, Xavier Rudd & The United Nations: “L’idea ce l’ho da diverso tempo, si è trattato di aspettare il momento giusto. Mettere tutti insieme è stato un processo molto organico. Come se i nostri antenati si fossero riuniti per prendere una tazza di tè e avessero deciso di metterci insieme. Ognuno di noi ha uno stile proprio e una diversa storia culturale; è come un melting pot di tutte le nostre diversità”. Unire queste diversità, continua Xavier, “è venuto con molta naturalezza; non sono il tipo da volere delle forzature nella musica”.

Ogni singolo pezzo è frutto della collaborazione attiva di tutti i musicisti e del loro apporto umano e musicale: “Ho messo io i pezzi davanti agli altri e per la maggior parte sono di mia creazione, ma il provarli insieme e il processo che ha portato a inciderli è stato molto importante”.

Il progetto è ambizioso, unisce strumenti musicali e stili diversi tra loro, uniti soltanto nell’idea della world music, di cui Rudd vuole farsi interprete attraverso reggae, roots e folklore. Qual’è, alla fine, il risultato di questo esperimento? Un genere che non vuole, in nessun modo, essere un genere: “Penso che con la solida collaborazione di diverse culture abbiamo dato luce al nostro proprio stile di reggae. Credo che sia l’inizio di qualcosa di nuovo e di molto forte… Quanto questo durerà, non lo so”.

L’idea è evidentemente quella di inserirsi nella scena reggae, ma con carattere e originalità. Senza seguire un sentiero, ma cercando di batterne uno nuovo, anche rispetto alla musica di Rudd fino agli United Nations. La ricchezza di voci e strumenti è per Xavier la novità più significativa: “Una band di 9 membri è la più grande differenza rispetto al passato, il rispetto per la nostra terra è la continuità. Forse non c’è lo stesso suono folkloristico, ma c’è più spirito… Più spirito australiano. Lo spirito Australiano nella terra è la mia influenza più forte e lo è sempre stata da quando ero ragazzo, e da quel momento sono stato influenzato anche da 15 anni di viaggi, musica, cultura, persone, arte e amore”.

Per l’australiano la chiave di tutto resta umana e spirituale, il risultato della somma dei membri di Xavier Rudd & the United Nations è sempre spirito, sempre amore. Poco si sofferma sulle questioni prosaiche della scelta stilistica, sul lavoro di insieme dei musicisti e altre tecnicità. Il fatto che il disco sia stato prodotto, nella sua forma finale, da Errol Brown dietro il nome della Tuff Gong (a cui ogni fedele saprà collegare la personalità non indifferente di Bob Marley) passa quasi in secondo piano, nonostante il contributo sia riconosciuto: “Sì, il mix è di Errol della Tuff Gong e la sua presenza è stata come la ciliegina sulla torta in molti sensi, sia da un punto di vista della produzione che da un punto di vista spirituale”.

Rudd però non vuole stare sulle spalle del gigante, le sue intenzioni rispecchiano il suo attivismo e vanno sempre oltre la musica come arte o divertimento: “La musica ha collegato tra loro popoli, culture e storie della terra fin dall’inizio dei tempi. Credo che la nostra musica sia una continuazione di quel processo”.

Xavier Rudd ha delle intenzioni precise e porterà nel suo tour la sua musica e il suo attivismo. Per il futuro di “Xavier & the United Nations” l’artista ci lascia con un’aspettativa vaga, che prova ancora una volta che parlare di musica per Xavier non si può slegare dal parlare di umanità: “Powerful connections that are yet to be”

Il tour dell’artista australiano, questa estate, toccherà l’Italia. Ecco le date:

7 luglio Roma, Laghetto di Villa Ada
8 luglio Sestri Levante, Teatro Arena Conchiglia
9 luglio Sesto San Giovanni (Mi), Carroponte
18 luglio Udine, Piazzale Castello
19 luglio Verucchio, Sagrato Chiesa della Collegiata – Verucchio Festival

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