Zibba, intervista

Zibba, intervista

È uscito in questi giorni “Muoviti Svelto”, il nuovo disco di ZIBBA e gli Almalibre. Dieci tracce che vedono la partecipazione di grandi artisti del panorama italiano come Niccolò Fabi, Leo Pari, Omar Pedrini, Patrick Benifei e Bunna. Collaborazioni provenienti da aree diverse che raccontano perfettamente l’attitudine di uno dei cantautori più interessanti ed atipici del panorama italiano, uno dei pochi a riuscire ad unire il piglio cantautorale con influenze che prendono spunto da ogni genere musicale. Trasversalità che gli ha permesso di ottenere nel 2012 con “Come il Suono dei Passi sulla Neve” la Targa Tenco 2012 come miglior album, nel 2014 con “Senza di te” il premio della critica a Sanremo, ma anche di firmare nel 2013 il brano vincitore dell’edizione di X Factor. Lo abbiamo incontrato. Ecco la nostra intervista.

Come nasce l’idea di intitolare il disco con una sorta di esortazione? “Muoviti Svelto”…

È un consiglio che do per primo a me stesso, per ricordami che il tempo è l’unica cosa che abbiamo e che vale la pena spenderlo per cose belle, per portare avanti le nostre passioni, costruire i nostri sogni. È un titolo che esorta a smettere di lamentarsi, magari seduti comodamente da casa attraverso i social network.

Sei sempre stato un cantautore atipico, influenzato da molti generi musicali. Questo disco, nonostante le molte collaborazioni, è quello forse più vicino alle atmosfere del cantautorato “di una volta”… in qualche modo questa strada è legata al fatto che sei diventato padre da poco?

Le canzoni sono nate prevalentemente in viaggio. Sono da poco diventato padre ed è difficile anche se appagante fare la vita del musicista con un bimbo piccolo che ti aspetta a casa, probabilmente inconsciamente questa nuova condizione di vita ha determinato alcune scelte. Volevo fare un disco che suonasse come i dischi che ascoltava mio padre e che mi hanno inevitabilmente influenzato. Per ricostruire le atmosfere dei grandi album di Dalla e Battisti siamo andati in Spagna in uno studio con un banco mixer che non ci ha costretti ad usare il digitale. Sì, le atmosfere sono volutamente ’70/’80.

Atmosfere ’70/’80 filtrate però, come sempre, dalla tua voglia di sperimentare…

Non sono un cantautore, amo tutta la bella musica. L’essere trasversale non è una scelta ma una esigenza.

Trasversalità che ti ha portato a collaborare con artisti di varia estrazione. In “Farsi male”, uno dei pezzi più intensi dell’album c’è Niccolò Fabi…

Ricordo il momento in cui stavo lì, seduto sul furgone a pensare che farsi male non è mai una soluzione.
Ricordo ancora le luci della città di notte e i pensieri rivolti a un amico. Trovare la voce di Niccolò Fabi su queste parole è stato un regalo enorme. Niccolò è un artista che stimo e seguo da sempre, è stato un bel regalo avere la sua voce nel disco. A volte ci facciamo male perchè non siamo in grado di accettare la vita per quella che è, ci costruiamo dei personaggi credendo sia la soluzione per resistere. L’unico modo per essere felici, perché la vita è bella, è essere se stessi sempre.

Nel testo di “Il giorno dei santi” citi l’album “Colori che esplodono” dei Timoria e nello stesso pezzo collabori con Omar Pedrini…

Sì, collaborare con Omar per me è stato come realizzare un sogno. Sono cresciuto ascoltando i Timoria, di cui ero un fan vero e proprio. “Colori che esplodono” è uno dei miei album preferiti, un disco fondamentale per la musica italiana. Quando l’ho sentito la prima volta ho pensato che finalmente anche da noi qualcosa di nuovo stava nascendo. Un disco che parlava di arte, dedicato a Kandinsky, all’epoca fu un pugno allo stomaco. Omar era divertito dalla mia citazione, è stato bello suonare insieme. A proposito di Timoria, attualmente sto lavorando anche con Francesco Renga, per me da sempre una delle più belle voci italiane. È nata anche una bella amicizia e spesso ci ritroviamo insieme a suonare vecchi pezzi dei Timoria insieme ricordando quel periodo magico.

Zibba_foto di Nicolò Puppo_a

La tua passione per la cosiddetta musica alternativa degli anni ’90 è avallata anche dalla collaborazione con Patrick Benifei dei Casino Royale in “La medicina e il dolore”…

Non mi piace il termine musica alternativa. Erano anni in cui iniziava finalmente a rompersi la barriera tra i generi ed i Casino Royale come i Timoria hanno dato molto in questo senso. Patrick oltre ad essere un ottimo tastierista si sta rivelando anche un signor cantante, vi consiglio di ascoltare il nuovo album dei Bluebeaters (in cui ha sostituito Giuliano Palma), rimarrete stupiti! “La medicina e il dolore” è forse il mio pezzo preferito dell’album, la canzone da cui è nato il suono che volevo ottenere. L’ho scritta su un materasso buttato sul pavimento dello studio, una notte che siamo tornati alle 5 del mattino da un concerto e non avevo la forza per tornare a casa.

Da anni sei ormai uno degli autori più ricercati, ti stai dedicando a qualche progetto di altri o sei totalmente concentrato sul tuo nuovo lavoro?

Nel prossimo album di Patty Pravo, che dovrebbe uscire in autunno, ci sarà una mia canzone. Lavorare con lei è stata una esperienza formativa e divertente… e poi quando mi ricapita di sentire storie di vita su Jimi Hendirx raccotate dalla sua bocca?

Facciamo un piccolo “riassunto” della tua carriera. Hai scritto canzoni per Jovanotti, Patty Pravo, Cristiano De andrè, Eugenio Finardi. A Sanremo hai vinto il premio della critica, hai conquistato il Tenco ed un tuo pezzo ha vinto X Factor. Un cv da vero “caso a parte” della musica italiana. No?

Non credo di esserlo. La musica non deve avere barriere, è bella tutta se fatta con il cuore. Mi piace il ritmo, ho i miei momenti di malinconia, ma sono anche uno che ama giocare. In base ad uno stato d’animo o all’approccio può nascere un pezzo pop spensierato o un brano più intimo. Non ho pregiudizi ed in generale nessun artista dovrebbe averne.

Il tuo non avere barriere ti ha portato a lavorare per un talent come X factor, una scelta che molti tuoi colleghi non avrebbero fatto… cosa pensi dei talent?

Penso che se la musica è buona è giusto che arrivi al grande pubblico. “Muoviti svelto” significa agire. Non possiamo lamentarci che la tv e le radio passino merda e poi fare gli snob. I talent sono una buona vetrina, il problma è semmai che spesso finiscono in quel contesto ragazzi che non hanno né talento né un minimo di esperienza. La gavetta prima di arrivare a quei palcoscenici andrebbe comunque fatta. Spesso questi ragazzi si ritrovano da un momento all’altro ad avere popolarità e a non possedere gli strumenti per gestirla.

L’ultima domanda è sul pezzo che più mi è piaciuto. “Il sorriso altrove”… a chi è dedicata?

Al mio batterista. È una sorta di canzone d’amore per una amicizia che dura da vent’anni.
Durante un viaggio insieme mi sono soffermato ad osservare la sua testa mentre guidava, e ho pensato: “Vent’anni e ancora non ho scritto una canzone dedicata a colui che dalla fine degli anni novanta non ha mai smesso di credere un giorno in tutto questo delirio?”



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