Elogio del limbo infame

Elogio del limbo infame

Di: Il rumore della tregua

Mentre mi torturo il cervello nel tentativo di trovare qualcosa su cui valga la pena scrivere qualche riga per questa rubrica, nelle mie orecchie scorrono morbide le note di Fuzzy dei Grant Lee Buffalo. E allora penso: perché non provare a spendere qualche parola per quelle band che, senza una ragione reale se non il caso, la sfiga, il poco tempismo, le mancate coincidenze o chiamatele come volete, sono rimaste in quel limbo infame che precede la vetta dalla quale molte altre, pur avendo spesso ali decisamente meno belle, hanno spiccato il volo? Sono sempre stato attratto da quegli artisti che, nonostante una caratura innegabile, sono rimasti tagliati fuori dalla cerchia (non poi così ristretta) degli “arrivati”. Certo, se in questa attrazione da un lato ha il suo peso quell’innegabile forma di gelosia che ci porta a custodire come segreti inconfessabili alcune band lontano dallo sguardo volgare del popolo, dall’altra difficilmente si riesce a tenere a freno il desiderio di far conoscere tanta bellezza a chi ne è ancora estraneo. Perché in questi casi di una sola cosa si è certi: chiunque si innamorerebbe di un brano (e di un album) come Fuzzy, se solo si avesse l’occasione di ascoltarlo. Qualunque persona con un cuore ne cederebbe volentieri un pezzo davanti alla voce di John Martyn. E così anche il più ortodosso degli atei ritroverebbe dentro di sé un briciolo di spiritualità di fronte al fervore dei 16 Horsepower. O il più snob degli hipster deporrebbe la sua ascia di guerra contro il prog sulle melodie di In The Land Of Grey And Pink dei Caravan, mentre milioni di fan dei Black Keys si straccerebbero le vesti se qualcuno a Natale regalasse loro una copia di Safe As Milk di Captain Beefheart (che, non a caso, abbiamo simbolicamente omaggiato nel primo singolo del nostro nuovo album). E potrei andare avanti per ore. Ma poi basta pensare che il tempo è galantuomo, che come lo è stato con i vari Nick Drake, Tim Buckley o, restando dalle nostre parti, Piero Ciampi, così prima o poi lo sarà con tutti, e l’esistenza ci appare subito un po’ meno ingiusta. Oppure no, poco importa. Nel frattempo godiamocele noi queste pietre rare e preziose, che ce le siamo sudate.

Qui sotto la nostra videointervista a Il rumore della tregua per conoscerli meglio!


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