Francesco Guasti, intervista. Elogio al merito?

Francesco Guasti, intervista. Elogio al merito?

Elogio al merito? Forse è il caso di Francesco Guasti. Un ragazzo che ha partecipato sì a un talent, ma che è anche uno dei pochi ad avercela fatta. Uscito di lì, infatti, anche se The Voice of Italy (non si capisce bene perché) è un po’ boicottato e sabotato dalle case discografiche e dalle radio rispetto ad altri talent (colpa della produzione, si dice), Francesco è riuscito a far uscire il suo disco dal titolo “Parallele”. Perché lui sì e altri no? Perché Piero Pelù ha creduto in lui, perché Piero glielo ha prodotto, perché Francesco è un ottimo autore e cantante, a detta di Piero, a differenza di tanti altri che sono solo interpreti e che finiscono nel dimenticatoio nel giro di poco. Francesco è un uomo di trent’anni, non più un ragazzo, che ha partecipato a The Voice nel 2013 più per gioco e per caso che altro. Gli hanno fatto sapere che c’erano dei provini e lui si è buttato, c’ha provato. E l’hanno preso, e ce l’ha fatta. Ma non si è montato la testa e non è diventato arrogante. È lì che ancora non ci crede di essere intervistato, di aver incontrato Pelù e aver potuto chiamarlo Piero, come fosse un amico di sempre, anche se fino a qualche anno fa era solo un semplice fan dei Litfiba.

Francesco sembra un ragazzo preparato, uno che la gavetta comunque se l’è fatta, mica no. È uno che ha capito che il talent è solo l’inizio di un percorso e non il punto d’arrivo. Perché il punto non è ambire al successo e alla fama ma FARE MUSICA, e farla bene. E stop. Ci sono migliaia di cantanti e gruppi bravissimi, appassionati, che fanno anni di gavetta e che sono incazzati neri. Ragazzi che non scelgono la strada dei talent perché non gli va di giocarsi tutto in pochi minuti, per poi sputtanarsi una volta usciti di lì. Non è giusto. Come non è giusto che si sia abituato il pubblico a dover sentire urlare, a giudicare una cantante brava solo se raggiunge ottave altissime. Cantare non è urlare. Cantare bene è saper trasmettere, raccontare, avere un timbro. Un po’ quello che ha Francesco. Questo e molto altro. Se poi il cantante in questione è anche autore dei propri testi ben venga, ancora meglio. Il segreto del suo successo? “Un difetto alla corda vocale destra, un taglio” che gli da quel graffio inconfondibile e particolare. Ha iniziato a suonare la batteria a sei anni. Ha provato a suonare e cantare, ma era troppo faticoso. Ha abbandonato la batteria per dedicarsi al canto in maniera più seria. Ma perché proprio lui e non altri? “Andrebbe chiesto a Piero, gliel’ho chiesto anch’io e mi ha detto che gli è piaciuto il mio timbro, perché va bene il bel canto, il saper cantare, però si deve avere un qualcosa che deve saper emozionare. Gli è piaciuto il mio modo di pormi sul palco e di scrivere, di scrivere molto.” Eh sì, perché va bene le cover, ma poi? E poi lui suona alla vecchia maniera, in power trio, basso chitarra batteria. Dal vivo suonano delle cover e tutto l’ep appena sfornato. È cresciuto ascoltando De Gregori, Finardi, De André e oggi Max Gazzè. Quello che gli interessa davvero? “Suonare dal vivo, cantare davanti alla gente. Bisogna tornare un po’ a com’era prima. Altro che internet. Non mi aspetto niente di più. Il live salverà la musica.” Per i passaggi in radio? “Bisogna essere Amici di Maria…” scherza, ma neanche più di tanto, perché mica ha tutti i torti, lo sappiamo. E sul boicotaggio di The Voice? “È vero, non siamo stati seguiti rispetto ad altri ragazzi che escono da altri talent…” Sul far vincere Suor Cristina e sul come vengono trattati i partecipanti? “Non mi esprimo. Era un fenomeno televisivo… Non c’è la voglia di investire sui ragazzi, sui veri talenti. Dovrebbero sfruttare anche Sanremo, ma non lo fanno, non si capisce perché. Uno può essere bravo quanto ti pare, ma se non c’è qualcuno che investe, non solo soldi, ma tempo, fatica, non serve a niente, resti a cantare in bagno. Ma si va avanti, e rock and roll!”

Insomma, basta dire troppo presto e troppo facilmente “bravi”, a questi ragazzi dei talent, aspettiamoli al varco prima di lasciarci andare troppo. A volte si esagera davvero con i complimenti. Come si può dire a un cantante che sale sul palco di un talent: “sei meraviglioso, fantastico, unico, bravissimo, tu farai successo, farai dischi, una voce come te non l’ho mai sentita” ecc., (cosa che viene detta un po’ a tutti a parte a quelli davvero mediocri). E a quelli bravi davvero che resta da dire? Guardate che il 6 politico ha rovinato più di una generazione. Bisogna stare attenti. Viviamo in tempi in cui non si possono sgridare più neanche i figli, gli schiaffi non si tirano più, rischio la denuncia, ma neanche dire bravo così facilmente sempre e comunque, aiuta. Crea caterve di giovani pappemolle che poi di fronte alla prima difficoltà cedono. E basta con i raccomandati, basta con gli improvvisati. Facciamoli studiare questi ragazzi, altro che prendere come partecipanti i minorenni. Qui da noi cantano e recitano cani e porci, ex presentatrici, cameriere, ex del grande fratello e chi più ne ha più ne metta. E poi ci sono i talenti veri, quelli che hanno un dono, quelli che non hanno bisogno di studiare, ma sono davvero, davvero pochi. Anzi, ce ne sono?

Elogio al merito. Facciamo cantare le voci che cantano, quelli che sanno scrivere, che sanno emozionare. E fanculo il resto.



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