Ghemon, intervista

Ghemon, intervista

Classe 1982 e originario di Avellino, Ghemon è uno dei più talentuosi e apprezzati artisti hip hop italiani.
Negli anni ha saputo rinnovare il suo personalissimo stile, caratterizzato da temi profondi e rime molto curate sotto l’aspetto lessicale, che hanno di lui un artista a meta tra un cantautore e un rapper: un caso quasi unico all’interno dello scenario rap tricolore.

Come mai hai scelto il nome Ghemon?

Ho adattato in italiano la pronuncia di un personaggio dei cartoni animati. Sonocose che uno si sceglie a 12/13 anni e si porta avanti per la vita.

Ti sei avvicinato all’ hip hop grazie all’aerosol art, parlaci di quei tempi.

Ero un ragazzino vorace alla ricerca di identità. In quegli anni di solito tutti i preadolescenti sono bombardati da talmente tanti input che sembrano amare e odiare tutto, a caso. Poi mi sono imbattuto nell’hip hop e questo mi ha aperto un universo.

Ti definisci un rapper old school o della nuova scuola?

Sono un mc e un cantante e faccio contemporaneamente tutte e due le cose. La collocazione temporale con me non è necessaria.

Com’è cambiata la scena hip hop al sud dal 95 ad oggi?

Penso sia migliorata perché i ragazzi di adesso hanno una mentalità più aperta ma comunque una cifra stilistica superiore. Importante però è anche saper lavorare ed essere costanti.

Hai collaborato con grandissimi rapper italiani, con chi vorresti collaborare ancora e se ti va di raccontarci qualche aneddoto divertente.

Ho collaborato con tutti quelli con cui desideravo collaborare da ragazzino o crescendo e i featuring adesso sono per me ormai l’ultimo dei pensieri. Sicuramente ci sono anche un sacco di ragazzi giovani che fanno musica molto interessante e potrebbe capitare in futuro.

Sei di Avellino, la vita del sud, si sa, è diversa da quella del nord, credi che sia un vantaggio per un rapper crescere in situazioni più “difficili” soprattutto per la stesura dei testi?

Se vuoi che ti notino in un posto in cui c’è poco (e anche fuori da quello) devi lavorare il doppio. Quindi si, il posto in cui sono nato mi ha abituato a sacrifici e a cercare di distinguermi.

Seguirai l’Avellino durante i play­off? Qual’è il tuo rapporto con lo sport?

Sono un grandissimo appassionato di sport e certamente seguirò, anche se non siamo ancora matematicamente certi dei playoff.

Quali sono le tue passioni oltre la musica?

Il cinema e la cucina

Oltre ad essere un rapper sei anche un autore di testi, cosa ti ispira maggiormente e in quale parte della giornata?

Ogni particolare e momento, anche il più insignificante, è buono per essere rubato, elaborato e scritto. Puoi parlare del momento, del gesto, della persona, o questi possono farti pensare ad altro. Bisogna avere immaginazione ed essere recettivi.

Raccontaci l’esperienza del concerto del 1 Maggio.

Una bella emozione su un palco storico e direi una delle importanti tappe della mia carriera. Che però considero sempre passaggi e mai arrivi. Il giorno prima sei teso, il giorno stesso lo fai, il giorno dopo te lo godi, e quello dopo ancora ricominci a lavorare.

 


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