Manlio Maresca e la musica sbagliata

Manlio Maresca e la musica sbagliata

Oggi voglio parlarvi di musica. Non di showbiz, non di arrivismi acrobatici, non di scandalistiche scelte di stile né di produzioni spavalde.

Quando ci si stacca dagli schermi, dalle radio e da cimiteri virtuali come Mtv e arriva la voglia di andare effettivamente a sentire un concerto ci si può finalmente immergere nel mondo quotidiano e tangibile della musica italiana. Non esistono illuminazioni alienanti né coreografie improbabili, la qualità del suono è affidata al Caos, le presenze sono altamente variabili e, spesso, vociferanti. Facile è anche farsi versare un Long Island sul piede, o – meglio ancora – versarne uno su qualche altro piede.

Questo mondo dionisiaco è onnipresente e attraversa, come un magico flusso di Mana, tutte le città e paesini d’Italia. Gli artisti che si confrontano con questo mondo devono, ahimé, far fronte alla folla inferocita senza grandi produzioni, senza essere i nipoti di nessuno e senza infighettarsi troppo, pena la completa disfatta sociale e morale. Il musicista e il visitatore sono l’uno di fronte all’altro e l’uno non vive senza l’altro. Si forma, come a teatro, la magia del temporaneo, del momento unico, del piacere della scoperta e della sorpresa. In quel momento avviene la naturale selezione Darwiniana degli ascoltatori, fra chi ha il cuore collegato alle orecchie e chi non ce l’ha. In una di queste avventurose occasioni, al centro Mixart Kollok di Pisa, ho avuto il piacere di ascoltare, per la prima volta dal vivo, Manlio Maresca, Giulio Scarpato e Enrico Morello nel loro progetto Andymusic.

Distribuito dalla Auand e con base nella capitale, il trio classico di chitarra, basso e batteria è sicuramente ben assortito. Musicisti professionisti, completi, con un bagaglio di esperienze e una cultura musicale notevole. La loro provenienza è variegata.

Andymusic2

Manlio Maresca, datosi al punk nel 2005 con il suo progetto Trio Squartet che ha portato in giro per l’Europa, ha anche avuto occasione di rendere il suo talento intercontinentale con un tour negli Stati Uniti per i « Neo » (con , fra gli altri, Antonio Zitarelli e Carlo Conti). Ha anche registrato con Steve Albini (ingegnere del suono con i Nirvana) all’Elettric Audio Studio di Chicago. Adesso si barcamena fra punk, jazz, idee e progetti, gli Andymusic.

Enrico Morello, batterista jazz giovanissimo e con grande esperienza, fra le altre cose ha rappresentato la Fondazione Sienza Jazz e l’Italia al Meeting Internazionale della IASJ (International Association of Schools of Jazz) a San Paolo nel 2011.

Giulio Scarpato, bassista e contrabbassista, conta un numero più che notevole di collaborazioni, fra i quali Max d’Avola, Stefano”Cocco “Cantini, Roberto Tarenzi, Francesco Poeti. Modestamente vincitore di due festival europei nel 2010, il Jimmy Woode Award come miglior contrabbassista e il Future Best Jazz per il basso elettrico, che l’ha portato in Florida a studiare con Jeff Berlin.

Professionalità, passione e volontà. Per sentirli dal vivo non ho pagato cifre esorbitanti e non ho prenotato in anticipo. Non è una contraddizione quando Manlio spiega cosa significano per lui gli Andymusic: L’eterna lotta per la buona musica. Gli Andymusic non usano parole, la loro musica è strumentale. Usano il “linguaggio della musica”, puro e diretto per chi sa e vuole ascoltare. Hanno scelto questo linguaggio e hanno scelto di non svenderlo, di non adattarlo a niente che si possa vendere all’ingrosso. A chi vuole ascoltare, loro parlano con la loro lingua e i loro mezzi. La musica assume il significato primordiale e armonico di ricca espressività, ricercatezza, contro ogni forma di banalità di “già sentito”. La presentazione ed il contatto con il pubblico, fra un pezzo e l’altro sono schietti, sfacciati, a volte laconici ma sempre sinceri. Non c’è un alto o un basso; i musicisti degli Andymusic parlano al pubblico come se lo conoscessero da anni e lo capissero alla perfezione. L’importante è nei suoni.

Il loro disco “Heavydance”, uscito alla fine dello scorso anno, è jazz, acid jazz, blues, punk. Si apre con l’aggressività di “Area Bombing”, porta nei meandri del proprio stile attraverso “Parametro illogico”, “Paxwell”, “Transistor”. Una nota più ironica con “Molly Jazz”, ispirato al cane di Enrico Morello che, a detta di Manlio Maresca “è brutta, proprio brutta, ma ci ha accompagnato in tutte le prove”. Una nota romantica, a modo suo, con “Divino Amore”.

Dopo il concerto al Mixart, è sorto un dibattito scherzoso su cosa fosse quella che Manlio Maresca ha chiamato “la musica sbagliata”. C’è l’idea di un errore, di una presa di posizione non comoda e non facile. Oggi nel nostro bel paese non è facile per nessuno; chi decide di mantenere la sua arte a un livello umano, sincero, coerente sa che dovrà percorrere una strada più lunga e tortuosa. L’Italia è fatta, nell’arte come nell’economia e nella quotidianità, di persone che, banalmente, vivono secondo quello in cui credono e, meno banalmente, questo non è velleità di gloria e ricchezza. Gli Andymusic vivono portandosi dietro la “musica sbagliata”, una musica che si sbaglia da sola andandosi a infrangere nella mente di chi ascolta, senza seguire la direzione della giostra.

Come si trova scritto sul retro della copertina di“Heavydance”, “Una materia sonora deforme può essere accettata solamente da colui il quale porta con sé un handicap”. L’handicap del non cedere e non smettere di cercare.

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