Paul Weller, incontro con “The Modfather”

Paul Weller, incontro con “The Modfather”

Succede a volte che il peso del successo gravi più su chi con quel pezzo di storia deve confrontarsi, che a chi lo ha raggiunto e lo deve raccontare. La storia in questo caso è rappresentata da Paul Weller. Lo vedi arrivare in abito di una eleganza formale, tipica delle star d’oltremanica che, attraversata l’età delle trasgressioni forse proprio per una forma di trasgressione al contrario, si affidano ad una apparente normalità estetica. Poi iniziano a parlare, a muoversi, quella storia trasuda e si espande nell’aria, spiegandoti alla perfezione il significato della parola attitudine.

Questa è stata la sensazione netta respirata durante l’incontro tra i giornalisti e l’artista a Milano per la presentazione del suo nuovo lavoro uscito da pochi giorni ed intitolato “Saturns Pattern”.

I Jam, gli Style Council, i meravigliosi anni ’60, quella Londra mitica, sognata ed immaginata, il periodo Mod, queste le curiosità inevitabili delle penne presenti, alle quali con il garbo ma anche la fermezza di chi la sa lunga, l’artista ha ricordato che: “Un artista dovrebbe riflettere i tempi in cui vive, almeno questo dovrebbe essere il suo scopo”, come a dire; ok il mio passato ma parliamo del mio lavoro attuale?

weller

Giusto così, perchè il 57enne compositore britannico non ha mai smesso di sperimentare e di mettersi in gioco con nuovi suoni, senza rimanere ancorato a quel passato glorioso. Lo denota un nuovo album particolarmente ritmato, a tratti vicino a sonorità quasi Metal come nei primi due brani “White sky” e “Saturn Pattern: “Volevo dare grande importanza al ritmo, alla batteria ed ovviamente alla chitarra, considerando che sono prima di tutto un chitarrista non dovrebbe stupire. Le definizioni di genere non mi sono mai interessate, faccio quello che mi viene istintivamente”, ha dichiarato a riguardo Weller.

Alla gentile Richiesta di Mr.Weller allora si è sciolta la platea, ma come da suo stile l’artista sulla domanda d’attualità ha lasciato tutti di stucco. Cosa pensi del rock attuale?: “I testi di oggi fanno schifo, e non lo dico perchè sono un vecchio rinco. I testi di Ed Sheeran – per fare un nome – sono spazzatura, lo dichiaro adesso come lo avrei fatto a 16 anni. Il rock attuale ha perso la sua forza, ma non so spiegare le motivazioni. Penso possa dipendere dal fatto che alla mia epoca si seguiva musica, moda e calcio, oggi ci sono troppe distrazioni. Comunque qualcosa di interessante c’è ancora, una band innovativa sono gli Young Father”. Cosa c’è di nuovo, se c’è? – allora ha azzardato qualcuno – : “La forza del rock sta nella musica ma anche nei testi, nella volontà di raccontare storie. Nessuno approfondisce questo aspetto oggi. L’unico genere forse ancora in grado di progredire è la musica dance, anche se il concetto del Dj Rockstar è già morto negli anni ’90”.

cover weller

Una delle caratteristiche non solo musicali, ma umane, dell’artista è sempre stato il suo prendere nette posizioni politiche, in particolare nel periodo di militanza con i Jam, band che non a caso andava a braccetto con i Clash nell’era punk. Inevitabile allora che qualcuno, con un filo di coraggio, abbia provato ad approfondire l’argomento, partendo da presupposti comunque attuali, visto che nei testi del Paul Weller di oggi la politica pare scomparsa: “All’epoca per me era naturale parlare di politica, oggi non lo faccio più. Credo dipenda dalla morte del senso di comunità della classe operaia, ai tempi della Thatcher, negli anni ’80 aveva ragion d’essere quella rabbia che sfociava nelle canzoni. Credo che oggi gli inglesi siano migliorati come popolo, la classe politica peggiorata. Vedere David Cameron ai funerali di Nelson Mandela piangere dopo aver definito terroristi i gruppi contro l’apartheid in Sud Africa mi ha fatto ribrezzo”.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, insomma, e incoraggiato da certe domande, affronta ancora e per fortuna, la vita a muso duro. Un muso che si fa più dolce quando stimolato dalla questione sul suo pezzo “I’m where I should be” in cui parla del senso attuale della sua vita, dichiara:”Ho impiegato molto tempo a capire quale fosse la mia vera essenza. Sarà l’età o forse l’avere incontrato la persona giusta, ma finalmente mi sento libero dai giudizi degli altri e faccio solo quello che mi piace”.

Senso della vita, ma anche un accenno a Londra, la sua città d’adozione, di cui ha parlato in relazione al brano di chiusura del disco These city streets: “Quando ero ragazzo tutto sembrava arrivare da Londra, moda, musica, club. Potevo vestirmi e comportarmi come volevo. Quando negli anni ’90 ho lasciato la città mi sono sentito triste. E’ ancora per me un luogo magico, forse perchè arrivando da un piccolo paese non smetti mai di subire il fascino della grande città. Quando arrivi da piccole realtà ti senti un outsider, e io continuo a considerarmi tale”. Seppur sfuggendo ad ogni nostalgia, Weller non si esime dal rispondere ad una ultima domanda riferita ad una mostra che verrà allestita il 26 giugno sui Jam – The Jam, About the young idea – in cui ha dato il suo apporto aiutando la sorella Nicky nell’allestimento: “Sono orgoglioso di questa cosa, ma io mi sono limitato a fornire del materiale. Non ho interesse a rifondare la band per rimettermi a suonare cose del passato, lo fanno già altri”.

Cosa penserebbe il Paul Weller giovane del Paul Weller attuale? Con questa domanda e con la sua secca e sarcastica risposta si è chiuso l’incontro: “Penso gli sarebbe piaciuta, ma non lo avrebbe ammesso, il ragazzo era intollerante, non avrebbe ascoltato cose di un quasi sessantenne”.


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