RIO, l’intervista

RIO, l’intervista

E’ uscito “Mareluce” il best dei RIO, anticipato in radio dal singolo “La precisione”. Un doppio CD per celebrare 11 anni di carriera. Nella raccolta prendono posto 4 inediti oltre ai successi della band emiliana. L’album “Mareluce” segna un importante traguardo per la band che ha all’attivo 5 album da cui complessivamente sono stati estratti 20 singoli e un’intensa attività live con oltre 600 concerti in tutto il Mondo. Abbiamo intervistato il cantante storico Fabio Mora per farci raccontare le emozioni di questo loro lungo viaggio in musica.

Dopo 11 anni di musica è arrivato il momento del Best of… per voi cosa rappresenta questo traguardo?

La chiusura di un cerchio. Dovevamo mettere un punto bello grande su quello che è stato. Senza rinnegare nulla, anzi. Ma è importante per noi, avere un foglio bianco davanti per poter scrivere qualcosa di nuovo. E partire da zero ci mette in sfida con noi stessi. I RIO non si sono mai ripetuti. C’è una matrice solida chiaramente, guai non fosse così, un atteggiamento, una filosofia, una voce. Una bella carta d’identità che ci permette di chiudere un libro ed aprirne un altro. C’è tanto cuore nuovo da raccontare.

Nel disco ci sono 4 inediti, nascono volutamente per arricchire la raccolta o erano cose rimaste in un cassetto?

Sono canzoni assolutamente nuove… Neonate. Beh, effettivamente ora hanno già qualche mese. Ma che fotografano ormai un presente già passato. Allora erano l’immagine precisa di quello che volevamo trasmettere con “Mareluce”. Poi coi tempi discografici si sa, tutto si sposta in avanti e quel momento è già andato.Nonostante l’esperienza e il tempo, fortunatamente siamo ancora persone molto curiose e attente a ciò che può arricchire ed allargare il nostro punto di vista! Soprattutto quando si parla di musica.

Collaborate da anni con Lifegate. In cosa cosiste questa sinergia?

Quando nel 2009 cercavamo un partners che potesse dare maggior peso ad una nostra canzone, intitolata “il Gigante”, con un testo chiaramente ecologico, LifeGate come associazione improntata verso questa direzione, ci sembrò la scelta migliore! E lo fu, visto che tuttora il nostro rapporto è in continua evoluzione. Ci aiutarono a scegliere anche con chi condividere il nostro messaggio: Fiorella Mannoia e Paolo Rossi, due enormi artisti sensibili alla salute del nostro pianeta. Più specificatamente, ci appoggiamo a “Impatto Zero”, una piattaforma di LifeGate che si occupa di riciclaggio e riforestazione in alcune parti del globo, compresa l’Italia. Tecnicamente, qualsiasi materiale “impattante”, inquinante per il nostro pianeta, come possono essere i cartoni della pizza, le lattine di birra, il chilometraggio dei nostri mezzi “consumo di benzina”, l’ elettricità della nostra strumentazione e il materiale per il confezionamento del CD, insomma tutto quello che concerne la progettazione di un album, viene ricalcolato tramite un conteggio matematico, tramutato in riforestazione. In alcune parti del mondo ci pezzetti di terra a nome de i RIO! Ne siamo orgogliosi!

Uscito il disco partiranno i live, che spettacolo sarà?

Sicuramente non uno spettacolo commemorativo… Siamo ben piantati nel presente e spesso proiettati verso il futuro!
Ci sono punti storici nella scaletta, a livello di canzoni, ma quello che ci interessa è far arrivare il nostro atteggiamento, il nostro spirito che sì, è quello degli esordi, ma con un bagaglio di esperienze fatto di strade e sogni capaci dei esprimere al meglio i RIO di oggi. Un bel mix di energia, solarità e rock’n’roll! Insomma, quello che ci contraddistingue da sempre!

La vostra musica spazia tra molti generi, rock pop ma anche America Latina. Che strada prenderete in futuro?

Ah, con “Mareluce”, eravamo convinti di aver trovato il Sacro Graal, di aver chiuso un cerchio e trovato una nuova direzione definitiva. Questo solo pochi mesi fa. Ma come succede ormai di consuetudine, lusingati dalla musica che ci gira intorno, onnivori di qualsiasi suono o cultura ci lasciamo pervadere e influenzare da tutto quello che ci piace, che sia cinema, teatro, letteratura o genere musicale, sogni o pensieri di chi ci è vicino. Tutto viene frullato e filtrato e alla fine tramutato in canzone. Sotto questo aspetto, siamo inaffidabili. Per i RIO non potrà mai esserci un unica identità, se non quella della solarità!

Avere nella band il fratello di uno dei più famosi cantautori/rocker italiani vi ha più tolto o dato, tirando le somme…?

La presenza di Marco Ligabue agli esordi “ormai ex membro della band”, ha sicuramente attirato attenzioni. Soprattutto mediaticamente parlando. Poi col tempo l’effetto che si venuto a creare è stato esattamente l’opposto. Nessuno dava credito al gruppo proprio perché si pensava fossimo solo dei raccomandati. In questo modo ci siamo dovuti sudare la pagnotta, due volte di più, per dimostrare a tutti che i RIO sul palco ci sapevano stare, ed erano anche abbastanza bravini a suonare gli strumenti. Fortunatamente in questi anni qualcuno se ne è accorto!

Il ricordo più bello di questi 11 anni di musica? Il più spiacevole?

Beh, fortunatamente il peso verte sulle soddisfazioni. Una è sicuramente quella di essere ancora in giro a picchiare sui nostri strumenti dopo 11 anni. Abbiamo calcato palchi di tutto il Mondo e vissuto parecchie situazioni curiose. Suonato davanti a milioni di persone e in altri momenti intrattenuto anche solo i gestori di qualche scalcinato locale. Tirato giù lampadari di cristallo dal soffitto, distrutto tavolini, ribaltato banconi dei bar… e ribaltato spesso la nostra vita. Abbiamo ballato con neo spose per poi fuggire come randagi nella notte per non essere linciati.
Abbiamo visto milioni di volte l’alba. E sorridere il sole. Abbiamo portato in giro l’amore. Coma faccio a raccontarti le difficoltà o cose spiacevoli? Nei momenti più bui, se ripenso a tutto questo ti assicuro che è una minima parte. Ripartirei dall’inizio. Subito.

Uno dei vostri pezzi più intensi è “Fiori è Terremosse”, la canzone che racconta del terremoto dell’Emilia del 2012. Che
ricordi avete di quel tragico momento? Raccontateci il vostro legame con l’Emilia, la vostra terra…

Ancora oggi, la mia compagna, quando avverte vibrazioni in casa, anche solo per il semplice passaggio di un tir lungo la strada, si spaventa. E considera che noi abitiamo a Rubiera, a pochi km da Modena e a 15/20 chilometri dai paesi maggiormente colpiti dal terremoto. In quel periodo in Emilia, lo sconforto era una sensazione regolare. C’era paura dentro e fuori, nelle strade. La terra tremava continuamente, anche solo piccole scosse, ma bastava per tenere la gente in continua tensione. Ti sentivi inerme. Dopo aver distrutto le tue cose, distruggeva il tuo sistema nervoso.
Non è stato semplice rialzarsi, ma l’abbiamo fatto. Come doveva essere. Del resto dopo ogni giorno che muore, ce n’è uno nuovo pronto a incominciare… noi, da buoni Emiliani, non ci siamo fatti trovare impreparati. Come RIO, dopo i tragici eventi, abbiamo portato in giro un po’ del nostro sole attraverso concerti tra i paesi della nostra regione e non. Volevamo fare di più però, raccontare la forza e lo spirito della nostra gente, anche se in quel momento non era semplice. L’esperienza del terremoto era ancora troppo viva sulla nostra pelle e su quella dei nostri vicini, amici e parenti per descrivere il tutto senza cadere nella drammaticità degli eventi. Rimescolare malinconie non è il nostro stile. Una volta metabolizzato e digerito il tutto, attraverso “Terremosse” questa canzone, che racconta metaforicamente una storia d’amore tra il Sole, che rappresenta il domani ed un girasole che rappresenta le nostre radici”, siamo riusciti a raccontare quello che sentiamo e proviamo per la nostra terra.

Come sta andando il tour, ormai partito da un mesetto?

Il tour ci ha dimostrato che in giro c’è ancora qualcuno che ha voglia di musica. Mentre la vendita dei CD generalmente è in picchiata, i live, portano le persone ad uscire di casa. C’è stato un aumento di presenze in queste 10 date rispetto allo scorso anno. Tutto questo mi ha dato l’impressione di una sana voglia di condividere, di muoversi, di uscire di casa, di cantare e incrociare occhi e interagire.
C’è un energia pazzesca nell’aria. E noi ne abbiamo respirata un bel po’!

Il titolo del disco è “Mareluce”… cosa significa?

Ah, questo me lo devi dire tu… La sua bellezza è nascosta nella tua immaginazione!


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