Sunday Morning, intervista

Sunday Morning, intervista

La storia dei Sunday Morning è inusuale, perché una decina di anni fa erano considerati tra le band emergenti più interessanti, con un disco accolto ottimamente dalla critica e un bel po’ di date in tutta Italia (anche in apertura ad un altro gruppo allora “emergente”, The National…). Qualcosa andò storto, e dopo una pausa parecchio lunga e diversi progetti parelleli, i Sunday Morning tornano oggi con “Instant Lovers”, un disco che unisce la Romagna (non quella del liscio) all’America, da Neil Young ai Big Star.

10 anni fa eravate tra le band emergenti più promettenti del panorama nazionale, cos’è successo poi?

Nulla di estremamente rilevante. Eravamo un piccolo gruppo di ragazzi molto giovani che suonavano insieme già da sei o sette anni, che a un certo punto ha deciso di interrompere l’attività per mancanza di nuovi stimoli. Nel periodo tra il primo disco e ‘Instant Lovers’ siamo rimasti amici, ognuno ha fatto le proprie cose, quando ci siamo sentiti pronti ci siamo ritrovati a suonare insieme nella stessa stanza e da allora non abbiamo più smesso.

Cos’è cambiato nel mondo della musica in questi 10 anni?

Beh, la cosa che salta all’occhio è che si è ritornati nettamente verso l’utilizzo della lingua italiana, facebook ha soppiantato myspace, ci sono meno soldi da spendere e si sono moltiplicate le opportunità di potersi fare le cose in totale autonomia e autoproduzione. Per il resto la musica è ancora un mezzo molto diffuso che chiunque può utilizzare come crede per esprimere se stesso, come sempre.

Il vostro suono è molto southern rock, da dove deriva questa sonorità?

Non lo definirei necessariamente “southern”, il nostro suono è un incrocio bastardo tra il cosiddetto indierock degli anni novanta con cui siamo cresciuti (gruppi come Sunny Day Real Estate o Karate) e tutto quello che negli anni successivi abbiamo ascoltato e amato, come Neil Young, Big Star, Wilco o Jayhawks. E ovviamente un sacco di altre cose di cui non mi sono accorto. Comunque un suono nettamente chitarristico e un approccio che definirei “intenso”.

Siete molto legati alla vostra terra d’origine, quali sono i pregi e i difetti della Romagna?

Siamo legati alla nostra terra come credo chiunque lo sia alla propria, soprattutto nel nostro Paese. Della Romagna ci piace il fatto che sia musicalmente piuttosto attenta e varia, che sia economicamente in buone condizioni, che sia bella e confortevole e che, da tanti anni, tiri fuori molti talenti in vari campi. Forse l’unico difetto che mi permetterei di sottolineare è che a tanto talento a volte non corrisponda altrettanta determinazione. Ovviamente lo posso benissimo applicare a me stesso.

Spiegateci la copertina di Instant Lovers.

La copertina è un bellissimo scatto di Veronica Daltri che ho visto ad una mostra collettiva in una ex colonia autogestita a Cesenatico. Ci ha colpito immediatamente perchè semplicemente riassume in un‘immagine tutto il nostro suono e il nostro disco: due amanti che sembrano usciti da una foto d’epoca scattata in qualche zona degli Stati Uniti, mentre invece si trovano nella ridente Cesenatico in occasione di un raduno di motociclisti. E’ esattamente quello che sentiamo con questo nostro lavoro: siamo qui, ci piace qui ma potremmo essere anche altrove, non importa, il nostro modo di fare musica non ha una precisa connotazione geografica e va bene così.

Sunday Morning – Johnny, Johnny Cash – Sunday morning coming down, una coincidenza?

Beh direi proprio di sì.

Da dove viene il titolo dell’album Instant Lovers?

Dal titolo della prima canzone. Erano due parole che vennero fuori per il testo e cercavano di definire un certo tipo di avventura, quando abbiamo scelto la copertina avevamo in ballo anche altri nomi ma se l’immagine è una buona definizione del contenuto del disco, ‘Instant Lovers’ è una buona definizione dell’immagine, per cui tutto tornava e ci piaceva così.

Avete registrato su un Tascam msr 24 a bobina, come mai questa scelta?

L’impostazione analogica ci sembrava la scelta più semplice ed efficace, anche se più scomoda e meno economica, per registrare le nostre idee. Il Tascam msr 24 che registra 24 canali su bobine da un pollice è il registratore su cui a ventidue anni, con un aiuto iniziale ma sostanzialmente da soli, abbiamo registrato il nostro primo disco “Take These Flowers To Your Sister”; non è un registratore particolarmente blasonato, ma quello che utilizzammo ai tempi aveva davvero un suono fantastico. Per cui quando decidemmo di registrare questo disco nel nostro studio, lo Stonebridge, e di farlo ancora una volta da soli, decisi di non lasciarmi sfuggire l’occasione di mettere le mani su quel registratore.
Il nostro non ha funzionato così bene ma è stato fedele e fino alla fine non ci ha abbandonati.
Ora però abbiamo messo le mani su un registratore a due pollici. Sempre che riesca a farlo ripartire.

Scegliete 5 canzoni che vi ricordano o vi fanno pensare ad un road trip.

Scelgo io, sperando che gli altri non mi uccidano:
Marquee Moon – Television
Deja Vu – Crosby, Stills & Nash
Cortez The Killer – Neil Young
Bessie Smith – The Band
Isi – Neu

Perchè vi chiamate Sunday Morning?

Ci chiamiamo così su suggerimento di un amico, Giovanni, che è poi diventato il grafico ufficiale di tutto quello che abbiamo fatto finora, “Instant Lovers” compreso. Avevamo quindici o sedici anni, eravamo al nostro primo demo, la formazione era diversa e preferisco evitare di riferire come ci chiamassimo precedentemente (anche se nel privato ne vado molto orgoglioso). Chiamarsi Sunday Morning può creare un po’ di confusione e potrebbe anche essere definito uno svantaggio, soprattutto nell’era di google e delle indicizzazioni, ma ci chiamiamo così da sempre, per cui non riusciremmo a vederci con un altro nome. Di certo posso assicurarti che al tempo nessuno di noi conosceva i Velvet Underground, se non di nome. Ma li abbiamo scoperti subito dopo.

 


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emilia romagnainstant loversjaymagSunday Morning

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