Chinese Man, fare buona musica senza pensarci troppo

Chinese Man, fare buona musica senza pensarci troppo

I Chinese Man sono una band, un’etichetta, un collettivo. Originariamente tre DJ e beatmaker, Zé Mateo, High Ku e SLY, oggi arricchiti da un insieme di stili diversi, collaborazioni, tecniche, sound. Prendono samples da ogni epoca e continente per creare un suono nuovo, originale, assolutamente francese ed europeo. Il loro stile, che nasce strumentale e si evolve tra collaborazioni e sperimentazioni, è ricco di generi diversi, dall’hip-hop all’electro. Basati nel sud della Francia, a Marsiglia, hanno recentemente rilasciato l’EP “Sho Bro”, che contiene numerose collaborazioni, fra i quali Plus, Knobody, Pep Love, il collettivo Hieroglyphics ed i Souls Of Mischief . Stavolta porteranno nei live, oltre alla loro energia e ai video dei videomaker Fred & Annabelle , un set di fiati e percussioni per rendere l’esperienza ancora più travolgente. Dopo il successo di “I’ve Got That Tune” del 2007 il collettivo è cresciuto ed è diventato il centro attorno al quale orbitano artisti, musicisti, videmaker che cercano la buona musica e snobbano la celebrità. Insieme continuano a fare e diffondere buoni beat dopo undici anni di attività.

Imperdibile l’unica data italiana, martedì 14 Luglio al Parco della Certosa Reale, Torino, per il Flowers Festival. Semplice e alla mano, High Ku mi parla per tutta la band…

Sul vostro sito vi presentate scherzosamente come in una missione per “diffondere lo Spirito Zen a colpi di samples dimenticati e di bassi supersonici”. Qual è la vostra vera missione come musicisti e promotori culturali?

In realtà non abbiamo una vera missione. Non abbiamo grandi aspettative o rivendicazioni per la musica in generale. Quindi alla fine si tratta di far ascoltare la nostra musica alla gente, di fargliela piacere. Abbiamo scritto così sul sito perché non vogliamo che l’attenzione sia sui membri della band, quindi preferiamo avere questo Cinese immaginario che è a capo del progetto e ci manda in giro per il mondo per diffondere il good sound. Penso che sia un po’ fantasioso, ma è così!

Com’è nato il progetto? Come vi siete trovati?

Eravamo musicisti, rapper e dj separatamente ed eravamo amici. Siamo andati in una casa in campagna, lontani dalla città per provare a fare musica, circa dieci anni fa. Abbiamo prodotto qualche track e ci sono piaciute. Così abbiamo deciso di stampare cinquecento vinili e creare l’etichetta Chinese Man Records, è cominciato così, così la band Chinese Man ha cominciato a esistere. Tutte le altre band sono arrivate all’etichetta. Questo è l’inizio della storia.

Una cosa molto naturale, quindi.

Sì, sì, decisamente. Voglio dire, noi non pensiamo mai alle nostre carriere, a promuoverci. Le cose succedono e basta. Abbiamo cominciato a fare dei live quando la gente ce lo ha chiesto, abbiamo cominciato a rilasciare cd perché alle persone non piaceva il fatto che potessero trovare la nostra musica solo su vinile. Ma non ci siamo mai soffermati troppo a pensarci, l’abbiamo fatto così, naturalmente.

Pensate che potreste definirvi con uno stile preciso o no?

Penso che sia molto difficile collocarci in uno stile solo. Forse facciamo, non so, « alternative hip hop », perché non è proprio rap. Il rap è basato soprattutto sugli mc. Con noi si tratta soprattutto di produzione. Sì, credo che si tratti di “abstract hip-hop” o “alternative hip-hop”. Ma non è tutto. Noi prendiamo davvero da tanti stili diversi; dall’hip hop tedesco, alla dub, all’electro, a volte techno, dubstep. Possiamo prendere elementi da ognuno di questi stili ma lo riportiamo sempre in una sorta di hip hop strano [weird].

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Con l’uscita del vostro ultimo EP, Sho Bro, cosa pensate sia cambiato da quando avete cominciato? Cos’è migliore adesso?

Penso che durante gli ultimi due anni abbiamo davvero scoperto il lavoro di produttore, lavorando con molti mc, molti cantanti. Per noi è stato un po’ un cambiamento, perché abbiamo cominciato con la produzione strumentale. Per Sho Bro penso sia una trasizione. Con Sho Bro ci sono molti MC, molti featuring e forse lo stile è un po’ più classico. È una transizione rispetto a quello che faremo in futuro. Penso che torneremo a fare quello con cui abbiamo cominciato, più strumentale, uscire dallo stile generico e ritornare in generale con un mix strano [weird] di stili strani [weird].

Sempre strano!

Sì! (Risata). Forse non è la parola giusta ma per i Chinese Man è importante il fatto che proviamo sempre a esserlo. Voglio dire, prendiamo ingredienti che già esistono da molto tempo ma con il modo in cui li mixiamo proviamo sempre a creare non uno stile nuovo, ma una nuova combinazione di stili. La nostra ultima produzione forse era un po’ più classica perché volevamo sperimentarla come producer. È stato molto interessante ma penso che adesso torneremo un po’ alle origini.

Non penso che sia la parola sbagliata. Penso che venga naturale pensando a voi! Ovviamente in senso positivo.
Tornando ai vinili, dietro alla vostra massiccia produzione di vinili c’è forse l’idea di tornare alle origini della musica? Di ritrovare il sound di altri tempi?

Penso che sia soltanto il fatto che dieci anni fa tutti facevano mix su vinile. Noi abbiamo cominciato come DJ, usavamo vinili perché è un formato che si impara veramente ad amare. Quando poi è arrivato internet e tutta la roba digitale non abbiamo mai chiuso la porta alle nuove tecnologie, ma vogliamo comunque tenere quello con cui abbiamo cominciato. Quando produciamo, registriamo, nella nostra mente è sempre per il vinile, non pensiamo mai ai cd. Pensiamo “sì, faremo un vinile così, un poster così”, o non so, “una foto così” o qualsiasi altra cosa, ma i cd proprio no. Abbiamo cominciato con i vinili e penso che continueremo così. Specialmente adesso che la musica è meno materiale per noi è importante avere un oggetto che puoi tenere tra le mani, vedere e sentire. Per noi è molto importante.

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Per quanto riguarda invece le numerose collaborazioni di Sho Bro, c’è dietro un’idea di collettività della produzione? Pensate di continuare a mantenere alto il numero di collaborazioni e di scambi fra voi e altri artisti?

Non so, penso che sia soltanto venuto così. Come ho detto, non ci soffermiamo mai troppo a pensare a ciò che facciamo. Per noi è stata un’esperienza avere la possibilità di collaborare con così tanti MC che apprezziamo da molto tempo. Abbiamo anche scoperto però che sì, qualche volta ci piace produrre roba classica come il nostro ultimo EP “Sho Bro”. Il genere di “Sho Bro” è davvero qualcosa fatto con l’idea di fare il beat come lo facevamo nel ’95. Così è stato, era l’idea ma penso che adesso ci sposteremo un po’ verso cose nuove, cercheremo di scoprire ancora.

A “Le Monde” l’anno scorso voi avete detto”Noi amiamo la vita, lo star bene, senza stress, ma lavoriamo duro per questo. Non abbiamo voglia di essere celebrità”. Cosa intendevate?

Come ho detto, vogliamo soltanto essere musicisti. Noi adoriamo che la gente venga ai nostri live e che ami la nostra musica ma non è necessario che amino la persona che ci sta dietro, chi siamo. Voglio dire, noi possiamo anche essere degli str**zi o cos’altro, non è importante. L’importante è la musica e dopo la musica tutti i lavori indipendenti che facciamo con l’etichetta. Solo, non ci piace l’idea che alla gente piaccia un membro della band o un altro, noi amiamo l’idea di collettivo e il fatto che siamo qui per parlare di musica e per fare musica. Non roba da superstar e simili.

Come hai ricordato, l’etichetta Chinese Man non è soltanto un etichetta, è un collettivo e un centro culturale. Voi promuovete molti artisti diversi. Come li trovate,cosa cercate in loro?

Li incontriamo sempre personalmente o sono persone che già conosciamo da tempo, perché Chinese Man è una piccola struttura, quindi dobbiamo essere davvero ispirati dalle persone con le quali lavoriamo. Molti investimenti sono personali. Dopo di questo è semplicemente se amiamo la musica e forse un’altra cosa importante è che la band sappia portare la propria musica in live perché adesso è un nuovo periodo in cui bisogna davvero salire sul palco e fare live. È veramente difficile essere un producer con molte cose da fare e avere dei soldi. Quindi è un po’ di questo e un po’ il fatto che il progetto deve essere coerente con l’etichetta e l’idea dietro l’etichetta. È un mix fra le qualità della musica, l’ispirazione e la buona impressione che si ha con la persona.

E per il futuro cosa vedete?

Non so. Abbiamo cominciato a lavorare sul nuovo EP che uscirà alla fine dell’anno, in ottobre. Lavoriamo con Tumi Molekane e altri mc sudafricani e forse poi lavoreremo su un nuovo album dei Chinese Man per l’anno prossimo o il 2017. Semplicemente continueremo a fare musica e a tenere in vista nuove band per l’etichetta, continueremo a girare per altri paesi e a pensare cose nuove. Se le cose continuano ad andare come gli ultimi dieci anni, per me è a posto!

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