Meg, il mio Mondo imperfetto

Meg, il mio Mondo imperfetto

E’ uscito da pochi giorni il suo terzo album solista intitolato “Imperfezione”. Un manifesto tra pop ed elettronica in cui esplora i difetti umani. Abbiamo incontrato L’ex 99 Posse per conoscere meglio il suo Mondo imperfetto, ma anche fatato e ricco di sfumature. Ecco l’intervista.

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“imperfezione” è il titolo del lavoro. Cosa ti affascina dell’imperfetto?

L’imperfezione è quanto di più umano abbiamo. Spesso nelle nostre imperfezioni si nasconde la nostra forza più grande: la nostra unicità, e da queste “falle” che entra la luce. Ho capito che voglio prendermene cura come della mia stessa ragione d’essere.

E’ passato molto tempo dall’ultimo tuo disco. Che esperienze hai fatto in tutto questo tempo e in che modo sono finite nel lavoro?

Ho viaggiato molto nell’ultimo periodo, non mi sentivo più a casa mia in italia, e come tante altre persone stanno facendo, sono andata via, a cercare ossigeno altrove. Sono stata in molti posti, ma la città che più di tutte mi ha adottato è stata New York. Una specie di “Napoli come potrebbe essere se tutto funzionasse come dovrebbe”. E’ entrata coi suoi ritmi sporchi e distorti prepotentemente nelle mie canzoni. I passi della gente in metropolitana nella rush hour, i martelli pneumatici notturni, le sirene dei pompieri… I beats di questo disco sono molto importanti, sorreggono tutto l’impianto sonoro: mentre lavoravo me ne andavo in giro a registrare i suoni della città, poi tornavo a casa e cercavo di riprodurre quelle sonorità negli arrangiamenti. Ho usato un plug-in molto semplice ma molto efficace per distorcere delicatamente i beats che programmavo.

Ti sei dedicata in prima persona al programming dei beat, con pochi collaboratori, Mario Conte per la co-produzione in particolare. Da cosa nasce l’esigenza di fare quasi tutto da sola?

Arrangio i miei pezzi da sola, perchè voglio che abbiano un’ identità molto definita, perché testi, melodie e sound siano un tutt’uno, e anche perché possiate avere un’idea più chiara di me; ma soprattutto perché in questo modo é tutto più divertente! Per cinque mesi, da febbraio a giugno 2014, tutti i giorni mi sono dedicata agli arrangiamenti di “imperfezione” con grande devozione ed entusiasmo, sentivo che ero pronta per condividere il mio lavoro con l’esterno.

Estate di Bruno Martino (presente nell’album) è una delle canzoni più “coverizzate” della storia, eppure anche tu ci sei “cascata”. Cosa ha di così magico questo pezzo?

La frase “odio l’estate” da bambina mi ossessionava: non riuscivo a capire come si potesse odiare la stagione più bella dell’anno. In realtà aveva fatto colpo su di me il magistrale modo di scrivere di certi cantautori nostrani: l’uso dei contrasti, degli ossimori, la descrizione delicata della malinconia, l’autoironia elegantissima. Estate era uno dei tanti bellissimi pezzi che da piccola ascoltavano i miei genitori, affamati fruitori di musica a 360°. Quando sono diventata grande ho pensato di rendere omaggio ad un pezzo così prezioso del nostro patrimonio culturale e che aveva avuto un certo peso nella mia formazione musicale.

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I 99 posse sono tornati in pista. Li segui/senti ancora?

Sono più di 10 anni che non li sento e seguo. Sono fatta così, se chiudo con qualcuno, quella persona per me sparisce, entra a far parte di un passato molto remoto.

Arrivi da una band con forti connotati politici, la tua musica è lontana da quel modo di concepire la musica. In cosa esprimi ancora le tue idee politiche al di fuori della musica?

Quando hai 20 anni è quasi un tuo dovere parlare e scrivere usando le tinte forti, ti sembrano le uniche a consentirti di cambiare il Mondo: ci sono il bene e il male, il bianco e il nero , i buoni e i cattivi (e ovviamente tu sei uno dei buoni). Quando ne hai 40 diventa invece secondo me un dovere guardare alla vita in modo più complesso, altrimenti sarai completamente scollato dalla realtà, vivrai in un mondo parallelo pieno di falsificazioni. Nella mia musica ora preferisco affrontare temi sociali in maniera meno urlata. Mi sento molto più vera e sincera.

Il paragone con Bjork è una costante della tua carriera solista. Il video di “Imperfezione” è stato girato in islanda, un caso?

Totalmente un caso, ma mi sembrava divertente andare a girare in islanda “perculando” un po’ tutti quelli che fanno sempre il paragone.

… Ecco appunto, allora noi ti chiediamo se ti è piaciuto il nuovo disco di Bjork?

Ho ascoltato soltanto due pezzi, molto belli e tristi.

Come è stata l’esperienza di utilizzare la piattaforma musicraiser? Cosa ti ha portato a abbracciare questo nuovo metodo per “Imperfezione”?

Il mercato della musica è esploso, gli unici di cui ti puoi fidare sono coloro che amano ciò che fai, e te stessa. Io sono una musicista indipendente da quando sono nata, mi è venuto naturale chiedere supporto ai miei sostenitori. Li puoi chiamare followers, ma io preferisco pensarli come i mecenati del nuovo millennio. La risposta è stata forte e chiara: in tantissimi hanno risposto, riempiendomi il cuore di gratitudine.

Il tuo utilizzo dell’elettronica pur risultando moderno ha un non so che di vintage anni ’90. Sono gli anni che ti hanno influenzato di più? (a tratti mi fa pensare ad un mix “assurdo” tra Portishead e Mina…)

Sono gli anni in cui è avvenuta una rivoluzione sonora paurosa e che ho vissuto in prima persona. Da allora non è più successo niente di simile in ambito musicale, niente di così dirompente e totale. Sono stati gli anni in cui per la prima volta nei negozi di strumenti musicali si vendevano sempre meno chitarre e sempre più campionatori, anni in cui avere un computer e poco altro a casa ti consentiva di mettere su un mini studio di produzione per fare un disco. Anni in cui le barriere stilistiche tra i generi musicali sono state abbattute per sempre lasciando spazio ad una grande libertà creativa. Bhe, si, è ancora nei ’90 che voglio stare, non ho ancora trovato di meglio! Sarà anche vintage, ma credo oggi si crei molto rielaborando i metodi di lavoro nati in quegli anni, forse è solo tutto un po’ più digitale.

L’ultima domanda è sulla cura della tua immagine. Le tue foto promozionali sono sempre ricercatissime… Curi in prima persona anche questo aspetto?

Credo che l’aspetto visuale del mio lavoro debba servire a dare più forza, più significato, più potenza a quello audio. O meglio, mi piace pensare entrambi gli aspetti come un tutt’uno. Amo far entrare in gioco altre persone che con il proprio talento visionario “traducano” in immagini le mie canzoni. Mi piacciono le proposte calzanti, cioè mi piace quando qualcuno mi propone qualcosa a cui non avrei mai pensato che però mi descrive bene, oppure altre volte mi diverto a proporre al fotografo o alla fotografa qualcosa che ho in mente io. Fare le foto è sempre un momento importante, delicato, emozionante, devi raccontare qualcosa di te senza parlare o cantare, devi lasciare che qualcun altro catturi ciò che sei, devi fidarti dell’altro, devi lasciarti andare… è un momento davvero unico, sempre frutto di una collaborazione di sguardi.


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