Pula+, intervista

Pula+, intervista

PULA+ è un personaggio atipico all’interno del panorama musicale italiano, cresciuto nella scena Hip Hop con diversi album all’attivo non ha mai nascosto il suo amore viscerale per il pop e per il rock, tanto da suonare lui stesso la chitarra elettrica nelle sue produzioni. I suoi testi trasudano da sempre una forza vitale tesa al desiderio di sentirsi liberi ed esprimersi al meglio, con un’acuta attenzione verso le piccole grandi cose che caratterizzano le tragicomiche esistenze di molti giovani italiani.

Ecco cosa ci ha raccontato:

Innanzitutto come mai Pula+?

È un mix del mio nome e del mio cognome, che fecero al posto mio i miei compagni a scuola.
Il + l’ho aggiunto io, perché appunto volevo qualcosa in più.

Il tuo rap soprattutto il singolo mi ricorda i primi rap degli anni 90 quali sono le tue ispirazioni?

Ti ringrazio, per me è un complimento, anche se è una cosa che non noto su di me.
Devo essere sincero ultimamente non ho molte ispirazioni musicali precise, diciamo che forse mi sono ispirato al mio bagaglio culturale, di tutta la musica. Ultimamente ad esempio sto ascoltando pochissimo rap, ascolto molto blues, soprattutto il primo, il Delta Blues.

Vieni da Torino terra degli ATPC Leftside, Gatekeepaz, The Next One, Frankie Hi NRG, il piemonte è e continua ad essere una terra fertile per il rap?

Il Piemonte è una terra fertile per il rap come per tutta la musica in generale. Torino ha sempre sfornato artisti di ogni genere che sono riusciti a creare interesse a livello nazionale e a costruire un proprio stile definito. Quello che per molti è lo stile “torinese”, un po’ introspettivo per alcuni punti di vista, molto energico, forse a volte meno festaiolo. Diciamo molto underground, per dare un aggettivo in più.
Non può essere altrimenti, dato che molta della musica di Torino è nata in alcuni scantinati e locali appunto sotto il livello terreno.
I Murazzi, in riva al fiume sono l’esempio più lampante.

Quali sono le differenze tra il nuovo album e “Di Niente e Di Nessuno”?

Tante, troppe! Le differenze in “Non Lo So” sono le motivazioni stesse che mi hanno spinto a farlo.
Suono la chitarra in tutti i brani, non rappo in tutti i brani, e anche dove rappo, non tutto gira attorno al rap.
C’è un’attenzione alla musica che non avevo ancora avuto. Per me le musiche sono importanti quanto i testi. Ho sempre curato la parte testuale delle canzoni, in questo album, oltre a continuare a lavorare su questo aspetto, mi sono concentrato molto sulle musiche.
Vorrei che questo fosse un disco di canzoni, prima di essere un disco mio. Vorrei che le canzoni fossero in primo piano.

Oltre che un “impostore” come ti definisci?

Un disadattato. Vedo attorno a me gente che sta bene, che non si fa domande, e mi chiedo come sia possibile.
Finisco per non capire chi, tra me e loro, ha ragione.
Anche per questo ho chiamato l’album “Non Lo So”.

Nel tuo album si va dal rock al pop al funk e al rap, quali altri generi ascolti?

Tutti, sono un onnivoro. Sono il classico personaggio che a primo impatto può sembrarti generalista, perché di fronte ad una domanda del genere (che musica ascolti?) risponderei: tutta.
Perché davvero per me la musica è fatta di vibrazioni, dove me ne da, mi piace.

Hai collaborato con grandissimi nomi del mondo della musica, con chi vorresti collaborare e perché?

Mi piacerebbe collaborare con Caparezza, perché è uno dei pochi in Italia che ha capito come fare rap senza riportare il rap americano.
In più ha una forte attitudine nei testi, e nei live. Lo ammiro molto.
All’estero mi piacerebbe collaborare con Mike Patton, è uno degli artisti più coraggiosi ed eclettici degli ultimi vent’anni. Per me è un esempio.

Suoni la chitarra, come ti sei avvicinato a questo strumento e che chitarra suoni?

Da piccolo volevo suonare la batteria, ma le lezioni costavano troppo e i miei genitori mi mandarono al corso di chitarra in chiesa, gratuito.
Ho iniziato così e me ne sono innamorato. Perché la chitarra è uno strumento empatico con il cantante, ti è vicino già ai primi accordi.
Ora suono un’acustica, che amplifico nei live. Ho anche due elettriche, ma al momento con loro mi diverto a casa.

“Non lo so” non viene definito rap nemmeno rock, che genere è?

Se lo sapessi avrei molti meno problemi ahahah però io faccio musica e mi limito a quello.
Il resto è nelle mani vostre!

In quale direzione sta andando il rap italiano?

Di fronte ad un bivio nel quale deve capire se procedere con tutti gli errori e i successi che sta vivendo in questo momento, o se fare un passo indietro per ricrearsi una strada nuova.
Il rap in Italia è sempre stato un movimento ambiguo, fatto di grandi successi e ripide discese.
Non ho idea di come possa andare a finire. Io tifo per la musica, prima che per i musicisti.
Quindi spero che i rapper possano fare un passo indietro nei confronti di loro stessi, per lasciar parlare le canzoni.

 


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Hip-Hopnon lo soPula+raptorino

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