WE ARE WAVES, LA NEW WAVE RIVIVE A TORINO

WE ARE WAVES, LA NEW WAVE RIVIVE A TORINO

E’ da poco uscito “Promises” (MeatBeat Records), il secondo lavoro della band new wave torinese, che già si era fatta notare per il suo sound di matrice anglosassone anni’80 ben evidente sin dal primo lavoro “Labile”.  Abbiamo scambiato quattro chiacchere con il cantante Fabio “Viax” Viassone per conoscere l’evoluzione di un progetto interessante e sui generis dalle nostre parti.

Prima domanda inevitabile, da dove nasce il vostro amore per i synth e la musica anni ’80?

Ti direi dall’infanzia, se non avessi 32 anni (ride). A parte gli scherzi, nell’89 avevo solo 7 anni, ma ricordo che “Lullaby” dei Cure era ogni presente nelle radio. Quel suono mi è rimasto dentro evocandomi ricordi infantili molto forti. Nei nostri ascolti non mancano certo il grunge ed il metal, così come i classici del Rock, ma la folgorazione per band come Cure, Depeche Mode o Joy Division è stata totale.

WE ARE
Suoni contaminati, elettronica che si miscela al rock. Mi fa pensare che in qualche modo c’entri Torino, la vostra città…

Bhe si. I Murazzi erano un luogo in cui tu potevi passare da un locale all’altro vivendo nella stessa nottata un concerto punk come una serata drum n’ bass. E’ normale che chi ha vissuto una tale situazione in cui il mix tra i generi era la normalità, poi lo abbia espresso nella sua musica. Peccato che oggi i Murazzi siano stati chiusi, da una amministrazione di sinistra per giunta. E’ successo alla nostra città un po’ quello che successe a Bologna con Cofferati. Un vero peccato.

Tornando al disco. Il pezzo di apertura “1982” è una vera e propria dichiarazione d’amore per i Cure…

Si. Non posso non ammetterlo. Amo quella band.

“Promises” è il vostro secondo album, come è cambiato l’approccio rispetto all’esordio?

Per paradosso è stato più libero. In “Labile” la necessità di trovare un sound personale in una situazione di ansia da debutto ha reso il lavoro più ostico. Unire le parti suonate a quelle elettroniche in un sound tutto nostro è stata la sfida. Una sfida che nel nuovo lavoro non era più tale, avendo già oleato i meccanismi ci siamo concentrati di più sulle melodie, la struttura dei pezzi e gli arrangiamenti. Credo che in questo disco, pur resistendo la matrice synthpop, si senta la voglia di andare oltre il genere.

Si. In questo senso è molto interessante il brano “Midnight Ride”…

Sono contento ti piaccia, anche perché è il pezzo che ci ha fatto più soffrire (ride). Nasce come pezzo totalmente elettronico con un ritmo lento, dark. Per renderlo meno “pesante” abbiamo recuperato un vecchio strumentale scartato dal precedente album che aveva una ritmica dicisa e lo abbiamo integrato alla parte elettronica. Il risultato è un pezzo quasi Stoner rock. Ci piace. Considera che una delle nostre band preferite sono Queens of the Stone Age.

WAW_4-b
Per i testi delle vostre canzoni continuate a preferire l’inglese all’italiano. E’ più un vantaggio o uno svantaggio a livello commerciale?

Non è una scelta, ma una necessità. Io in italiano non riesco proprio a cantare. Credo comunque che vantaggi e svantaggi si bilancino. Da un lato si ha la possibilità di puntare al mercato estero, mercato però difficile per ovvi motivi, dall’altro forse ci si perde qualche opportunità in patria.

Ho provato ad immaginare i vostri pezzi in italiano e mi sono venuti in mente i Bluvertigo…

Bhe grazie! E’ una band che ovviamente apprezziamo, l’unica forse che è riuscita a riportare certe atmosfere prettamente anglosassoni nella nostra lingua. Nonostante si possa apparire esterofili per le nostre scelte musicali, non disprezziamo affatto la buona musica italiana. Io adoro i Teatro degli orrori, i Soviet Soviet, Zen circus, IoSonouncane.

“Lovers Loners Losers” è il singolo  per promuovere il lavoro. Come mai è ricaduta su questo brano la scelta?

In “Promises” come detto abbiamo sperimentato anche escursioni in generi musicali differenti da quella new wave, nostro marchio di fabbrica. La scelta del singolo però doveva in qualche modo raccontare tutto il nostro Mondo musicale. “Lovers Loners Losers” è il pezzo più vicino alle sonorità del precedente album, ci sembrava perfetta come scelta di continuità, come passaggio da un album all’altro e per dare ad un eventuale nuovo ascoltatore una idea totale del nostro percorso.

Mi descrivi il vostro pubblico? Immagino tanti “darkettoni” ai vostri live…

Bhe certo, quelli non mancano! (ride). Però credimi, inaspettatamente ai nostri concerti puoi trovare ogni genere di persona attenta alla musica. E la cosa ci piace.

We Are Waves, come mai questo nome?

Durante un tour con un altra band in cui suonavano alcuni di noi è uscito questo nome. Ci è piaciuto subito, cercavamo un nome che raccontasse la nostra generazione in balia delle onde, ma anche sempre pronta nel tentativo eroico di provare a rialzarsi.

WE ARE WAVES SONO:
FABIO VIASSONE: voice, guitars
CESARE CORSO: synths
FABIO MENEGATTI: bass
FRANCESCO PEZZALI: drums


Tags assigned to this article:
anni '80joy divisionthe curewe are wave

Related Articles

Mario Riso presenta ‘Passaporto’, il suo primo album solista. L’intervista

Mario Riso presenta ‘Passaporto’, il suo primo album solista. L’intervista

Hindi Zahra, il vento caldo dal Marocco

 Hindi Zahra è una musicista, una cantante, un’artista. Di origini berbere e cresciuta in Francia, è una sintesi esotica e

Samuel Heron, ‘Triste’: ‘Oltre la superficie dei social, la mia parte più intima’’

Samuel Heron, ‘Triste’: ‘Oltre la superficie dei social, la mia parte più intima’’

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.