AC/DC, recensione del concerto a Imola

AC/DC, recensione del concerto a Imola

Siamo stati all’Autodromo di Imola per il concerto degli AC/DC, forse l’ultimo, per le risapute ragioni: defezioni varie, per motivi giudiziari, di salute, forse anche per raggiunti limiti d’età. Non sto a dilungarmi sulla scaletta dei pezzi straconosciuta. Ora, se dovessi fare una recensione esclusivamente tecnica/musicale, dovrei onestamente dire che gli AC/DC, sono la rockband più easy listening che esista: 4 quarti, rock dritto per dritto, Angus Young, discreto artigiano della chitarra, senza picchi stilistici né particolari doti tecniche. Ok, e qui mi sono inimicato tutti i fan più accaniti, ma è la pura verità! Spettacolo grandioso, palco colossale, impianto audio/video tra i migliori mai visti e sentiti. Coreografie perfette: fulmini per “Thunderstruck” apparizione di “Rosie”, ed enorme campana per “Hell’s Bells”, (quella che ci è piaciuta di più). Grande show di Angus Young: il suo classico “duckwalk”superriff sospeso su di una piattaforma, cannoni che sparano a tempo, e fuochi d’artificio finali conclusivi. Tutto perfetto.
Ora, però, passiamo alla descrizione del fenomeno, quasi sociologico.
Non ho mai visto in vita mia un delirio di massa così intenso, totalmente trasversale, sotto l’aspetto sociale, anagrafico, culturale. Alla prima nota potentissima del concerto, il boato del pubblico è stato così assordante da non aver nulla da invidiare alla partenza di un gran premio. Ed è cominciato un baccanale, un rito dionisiaco in piena regola, 100.000 persone, dal sedicenne al sessantenne, dal fighettino al punkabbestia, che saltavano e ballavano all’unisono, in una sorta di trance mistica degli invasati da rock. Certo, qualcuno si era portato avanti con il lavoro, predisponendosi con buone dosi di alcool, e forse qualcos’altro, ma non è questo il punto. Normalmente, l’entusiasmo sfrenato è manifestato dagli spettatori delle primissime file, i fan devoti, fedelissimi, ecc. ieri sera no, anche gli spettatori della tribunetta, lontanissima dal palco, erano coinvolti allo stesso modo. Ho visto e ascoltato decine di rockband, alcune, decisamente migliori, sotto l’aspetto tecnico/artistico; ma con  gli AC/DC scatta un’alchimia, oserei dire una magia, tra band e pubblico, sorprendente, inimitabile, irraggiungibile. Riescono a realizzare questa miscela esplosiva di energia e puro divertimento che il pubblico abbraccia incondizionatamente. Quindi, onore al merito di questi mostri sacri del rock, che a quasi 70 anni riescono ancora, primo: a richiamare oltre 100.000 spettatori paganti 90 euro (sticazzi!) secondo: a suscitare questa emozione, devozione assoluta. Il concerto l’ho visto insieme ad alcuni amici, rocchettari marci, intenditori di buona musica, che conoscono tutte le rockband, apprezzandone le doti tecniche, ecc. eppure, ieri sera, li ho visti trasfigurati. Ripetevano come un mantra: “Non c’è n’è per nessuno! Sono i migliori! Sono i più forti di tutti!” Ecco, questo è il segreto degli AC/DC. Lunga vita, mi auguro per loro.

Scaletta

Rock or Bust

Shoot to thrill

Hell ain’t a bad place to be

Back in black

Play ball

Dirty deeds done dirt cheap

Thunderstruck

High voltage

Rock ‘n’ roll train

Hells Bells

Baptism by fire

You shook me all night long

Sin city

Shot down in flames

Have a drink on me

T.N.T.

Whole lotta Rosie

Let there be rock

Encore

Highway to hell

For those about to rock


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