Italian gods #3

Italian gods #3

C’è una corrente infernale che attraversa alcune persone e prima o poi le fotte. Non puoi fare nulla contro quel drago che ti trascina sempre dalla parte opposta, verso l’anarchia, la povertà, la depravazione, la malattia mentale. Non c’è nulla che possa arginare una cosa del genere. Non si può fare. Nessun sentimento, nessun amico, nessuna promessa. Non è sconforto, né depressione. È una specie di lussuria nei confronti dell’animo umano che si trasforma facilmente in desiderio di morte, e spazza via tutto il resto.

Oggi, al semaforo, ho incontrato Peter Green da giovane. Ascoltavo un pezzo dei Fleetwood Mac, ho alzato gli occhi e lui era lì, di fronte a me, l’aria pulita, i capelli ricci, e quello sguardo negli occhi. Quello di chi sa che la libertà non serve a niente. Quello sguardo da dove se ne è andata via la luce. Mi chiede l’elemosina. Non vuole pulirmi il vetro, non vuole vendermi nulla. Mi guarda, annuisce, io abbasso il finestrino e gli metto degli spicci in mano. Peter Green è impazzito presto. È impazzito per colpa della paranoia e della schizofrenia ed è finito in un ospedale psichiatrico nel 1977. Si dice che abbia minacciato il manager con la pistola per non farsi dare altri soldi dopo l’enorme successo dei Fleetwood Mac. Vado dritta per la mia strada, lo stereo suona “Closing my eyes”. Sono giorni che l’ascolto. Placa quella corrente infernale che sta nella mia testa, che sta lì come acqua che spinge contro una diga.

Stasera al ristorante è arrivata una coppia di fidanzati. Lui è venuto da noi, ci ha dato l’anello, sarebbe stata una sorpresa che doveva arrivare con il dolce. Quella sera avrebbe chiesto alla fidanzata di diventare sua moglie. Quando è arrivato quel momento non è successo nulla di eclatante, si sono scambiati un sorriso, hanno continuato a mangiare. Poco dopo hanno abbassato lo sguardo e sono tornati a pensare alle proprie vite, e di sfuggita a quella che avrebbero avuto insieme. Li osservo e so che c’è qualcosa che mi sfugge. Quel pezzo di anima che s’incastra con gli altri. Non ho mai capito perché un gesto dovrebbe essere più importante di una vita intera, non riesco a capire che senso ha promettere, perché non capisco la dolcezza di un solo istante, non lo trovo giusto. Allora me ne torno dentro, perché sono pronti i bicchieri da asciugare.

Stanotte, mentre tornavo a casa, ho visto di nuovo quel ragazzo. Era ancora al semaforo, con lo sguardo fisso sulla strada vuota. La prima macchina sarebbe passata solo dopo lunghi minuti. Ci sono persone che non possono fare promesse, perché sanno che fare promesse è il modo più sicuro per farsi del male.

Ci sono persone che salgono su un palco e non suonano, ma pregano. Pregano per tutto ciò che sarà sempre più bello di loro.


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