Petite Meller, intervista

Petite Meller, intervista

Ci è o ci fa? Ci è, ci è. Ma qui non abbiamo a che fare con una stupida, una svampita, una furbetta, l’apparenza inganna. Petite Meller è proprio mezza matta, timida, insicura, un po’ meno quando si mette a parlare di filosofia e della sua musica. Ha molte idee, è giovane, piena di voglia di fare. Sussurra, diventerebbe rossa in viso se non fosse già cosparsa talmente tanto di fard da sembrare una bambola di porcellana.
Il video del suo primo singolo, “Baby Love”, è girato in Africa, a Nairobi, parla di un cuore spezzato. Il brano doveva essere diverso, perché ha un testo triste, ma poi il produttore ha pensato di farlo allegro, dance, voleva anche aggiungerci una batteria elettronica, ma a lei non piaceva, così si è messa a fare beatboxing per fargli capire cosa volesse, e alla fine hanno usato bonghi, sassofono e pianoforte. Ne è nato un pezzo pop jazzy, come ama definire lei stessa il suo genere. Un genere nuovo, a detta sua, e che ha inventato lei… Petite Meller (franco-polacca), è una ragazza carina e simpatica, incuriosisce. Ama Fellini, Antonioni, ama Morte a Venezia. È una nuova Lady Gaga, ma sembra meno finta, e poi Gaga è già scaduta. Ora c’è Petite, deve ancora uscire il primo disco ed è già famosa. Durerà? Lo scopriremo. Tanto, anche se dovesse scomparire dalla scena musicale, ha sempre una laurea alla Sorbona che in qualche modo le tornerà utile, no?

2771280E61243DD16ECAD2004146116A2015158144577Arriva con una tazza di cioccolata calda in mano, anche se fuori ci sono 40°. Ha un cappello blu, degli shorts molto corti, un top a righe bianche e blu, delle scarpe da tennis. Sembra una bambina degli anni ’60 appena tornata dalla spiaggia. Si presenta guardandoti a lungo negli occhi, ma la stretta di mano non è molto forte. Sembra scrutarti, è incuriosita anche lei da questi giornalisti che da un po’ di tempo hanno preso a intervistarla. Si siede nella sala riunioni della Universal, si guarda in giro un po’ sperduta, e poi caccia fuori uno dei due ragazzi arrivati con lei. Bo, magari è il suo fidanzato, un amico, uno che la intimidisce e cui non vuol far sentire quello che dice, oppure semplicemente oggi si è svegliata così, con la luna storta. Infatti, lo dice che le dieci del mattino sono un po’ presto per lei, si deve ancora svegliare del tutto, ci mette un po’ a ingranare.

petite-meller-baby-love-fenicotteri-rosa-maxw-1221Canti per una specie di missione?

Certo non quella di diventare famosa o una star, voglio far sentire meglio la gente, a volte mi apprezzano, e quando succede mi sento meglio anch’io. Ed è per questo che voglio che la mia musica arrivi dappertutto.

È vero che tuo padre ascoltava i Ricchi e Poveri?

Sì, sì, li amo, e ogni volta, prima di salire sul palco, ascolto una delle mie canzoni preferite. Fa sentire tutti felici.

Qual è la canzone?

Sarà perché ti amo! (Canticchia) È anche in un film con Charlotte Gainsbourg, che era davvero giovane (L’Effrontée). È stato d’ispirazione per il mio video “Backpack”.

Hai un genere musicale preferito?

Le mie canzoni hanno tutte qualcosa in comune, il jazz, il sassofono, le canzoni francesi che ascoltavo durante l’infanzia, e la musica africana. Ascolto molto jazz come Dizzy Gillespie, Duke Ellington.

Prima facevi un genere completamente diverso, con influenze elettroniche…

Sì, suonavo in una band, i Terry Poison, e quando si suona in una band ci sono tanti gusti diversi. Quando sono andata a vivere a New York ero a Brooklyn, andavo nei club jazz a sentire suonare il sassofono e questo mi ha fatto ricordare la musica con cui sono cresciuta. Ho capito che avrei dovuto lasciare la band e fare le mie cose. Questa è la magia di New York, mi ha fatto sentire che potevo fare da sola, la mia musica, il mio genere. E questo è quello che vedi nel video “NYC Time”, dove tutto è cominciato.

Quando e come hai capito di volar fare musica?

Che domanda difficile (ride)! Ho studiato tastiere e registravo le canzoni che avevo in mente, musica e parole, con un walkman. Ho sempre fatto così, non mi ricordo esattamente quando ho cominciato. Anche oggi non scrivo mai prima. Penso che se sei un artista devi assorbire le cose che ami, libri, cinema, filosofia. Poi vado al microfono e semplicemente sento quello che ho nel cuore, e tutto funziona e prende senso. Dopo giro il video, lo rivedo e lo analizzo, ma dopo, così capisco meglio me stessa e perché l’ho fatto. Per esempio, riguardo le giraffe, recentemente qualcuno mi ha chiesto cosa rappresentassero. Ci ho pensato, e fondamentalmente rappresentano un ragazzo con cui parlo e c’è un’altra ragazza… (ride) tre giraffe!

Screen-shot-2015-01-23-at-11.30.451-904x506Perché hai scelto filosofia? Hai dei filosofi preferiti?

Ho quasi finito di studiare. Ammiro Jacques Lacan e anche Kant. Mi piace Lacan perché si occupa del desiderio, del sogno, dell’inconscio. Ha proseguito gli studi di Freud. Non credo che le persone capiscano molto i testi, e a volte neanch’io, ma mi piace mettermi alla prova. Anche i miei video sono un po’ così, difficili da interpretare, sono un puzzle di sogni, situazioni, desideri, sono assurdi.

Secondo te perché una ragazza che fa pop, musica leggera, non può avere anche un cervello? Perché ci si aspetta che se scrivi testi d’amore, impegnati o tristi, tu debba startene lì, sola, con la tua chitarra a fare la cantautrice, per esempio? Solo qui da noi ci si aspetta questo o anche all’estero è così?

Forse sto provando qualcosa di nuovo… Per me è importante portare le mie debolezze nella musica, a volte solo tristezza… La gente ha dei preconcetti. Sono abituati a vedere ragazze muoversi e divertirsi, non è che queste ragazza debbano sempre pensare… Io spero di non far pensare troppo la gente (sorride! Penso che sia così dappertutto. Penso a Rihanna che sta emergendo come artista e non è più la bambola degli esordi. Sta evolvendo. Siamo con la stessa etichetta, e loro mi danno sempre molta libertà d’azione. Non ho qualcuno che mi dice cosa fare e penso che in passato, invece, fosse più così. Adesso è più: potere alle donne!

Dai molta importanza alla fantasia in tutte le tue realizzazioni, è perché vuoi fuggire dalla realtà?

Non vivo una sola realtà, ne vivo tante. Noi creiamo le nostre realtà, con la nostra immaginazione e persino in maniera scientifica. Stephen Hawking l’ha effettivamente provato. Se leggi il suo ultimo libro, lo capisci. È come nella fisica quantica, dove più realtà esistono nello stesso istante. Perché non creare la tua propria fantasia o la tua immaginazione, o i tuoi sogni per farne la realtà migliore?

Puoi scegliere…

Esattamente, ci sono infinite possibilità e tu puoi crearle, le puoi realizzare, progettare.

Sei mai stata in analisi?

Certo… (è titubante)

Pure io, mica è strano…

Ognuno sceglie… (ride, non risponde. Saluti).

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Il video, “Baby Love”

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=XDBJVgIVPcs”]

 

Ed eccola qui alle prese con le sue “lezioni”…

 



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