Negramaro, intervista

Negramaro, intervista

Di Francesca Binfarè

La conferenza stampa in diretta su Periscope, le risposte alle domande del pubblico fatte su Twitter. “La rivoluzione sta arrivando” è già arrivata in ogni senso, oggi anche nei negozi. E suona inconfondibilmente Negramaro, anche se a questo dato di fatto segue una serie di considerazioni, quelle che leggete qui sotto. Siamo accolti nel nuovo mondo del gruppo dalla jolly roger (la bandiera dei pirati) che campeggia sulla copertina del disco, presentato a tema nella sala del Transatlantico Conte Biancamano del Museo Nazionale della scienza e della tecnologia di Milano, con le sagome piratesche di tutta la band. Il capitano Jack Sparrow è, naturalmente, Giuliano Sangiorgi, che guida la ciurma – sempre più unita, si percepisce chiaramente – nel blu. È questo il colore del concept, blu come il mare ma anche come lo spazio extraterrestre e come il blues dell’anima, evocato nel disco.

Iniziamo dal titolo, che apre la porta su un intero mondo che, come ogni volta, avete costruito attorno alle nuove canzoni.

Siamo convinti che i titoli siano veicoli utili per riflettere. Potevamo mai essere così presuntuosi da credere di fare una rivoluzione con un disco? Non hanno detto una cosa simile nemmeno i Beatles, loro che il mondo lo hanno rivoluzionato davvero. Però è altrettanto vero che c’è una rivoluzione in ognuno di noi, interiore, nostra, dentro noi sei persone. Abbiamo pensato che fosse un bel titolo per far riflettere, per ragionare sul fatto che le rivoluzioni partono da piccoli movimenti interiori e che poi, confrontandosi con altri pensieri, danno vita alle grandi rivoluzioni. Qui dentro c’è la nostra rivoluzione e quindi anche la nostra evoluzione.

Evoluzione come band e personale?

Mi sono chiesto (dice Giuliano, nda) “Mettere nelle canzoni anche momenti neri che hanno fatto parte delle nostre vite fa nascere una rivoluzione?”. Io, noi, abbiamo per la prima volta provato cosa significhi perdere un caro: nonostante tutto capisci che il nero diventa solo una sfumatura di colore e che fa parte dell’esistenza, delle cose. Adesso abbiamo una consapevolezza matura di quella che è la vita.

La vostra definizione di rivoluzione?

La rivoluzione è portare la vita al centro di ogni discorso. Oggi impera il cinismo, ci sono gli hater: daremmo vita a una grande rivoluzione se mettessimo davvero l’uomo al centro di tutto. “La rivoluzione sta arrivando” è anche il titolo del primo brano del disco, ed è la prima volta che parliamo esplicitamente di sociale in un testo.

Quindi anche questa, per voi, è in qualche modo una rivoluzione. Ma avete fatto cenno alla vostra evoluzione: musicalmente chi sono i Negramaro oggi?

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“Casa 69” proponeva un discorso musicale molto diverso da quello fatto oggi, poi c’è stato un greatest hits con sei inediti che ha visto il nostro ritorno alla produzione artistica. In questo nuovo album, prodotto da noi, abbiamo voluto tornare alla semplicità della sala prove e mettere insieme tutte le attrezzature raccolte negli anni: siamo stati tre o quattro mesi in una masseria, suonando e parlando. L’album ha avuto una fase milanese, in studio da Mauro Pagani. Le canzoni hanno un sapore vintage e blues, che c’era anche negli altri dischi ma in questo viene fuori di più. Siamo andati in America, a Nashville: quale posto migliore per sottolineare questo sapore blues?

Il disco è stato mixato da Jacquire King, che ha lavorato con Kings of Leon ed Editors. Il vostro sound è inconfondibile e riconoscibilissimo.

Jacquire King ha mantenuto un equilibrio pazzesco nelle canzoni, ha dato compattezza e uniformità al disco, facendo il contrario di quello che si sente abitualmente oggi: di solito si tende a diversificare molto la produzione dei brani. Noi invece avevamo un concept da portare avanti, che comprende canzoni, produzione artistica e grafica.

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Spiegateci il concept, il mare, i pirati…

(Ermanno è l’ideatore della parte grafica e quindi il microfono passa a lui, nda) Io cerco di tradurre in immagini i simboli pensati, o meglio sognati, da Giuliano, che insieme traduciamo in musica. Volevamo un logo semplice ma con dei graffi, che mostrasse i segni del nostro percorso. Come la bandiera dei pirati annunciava che non c’erano speranze e l’attacco era imminente, così noi portiamo il avanti nostro con la stessa immediatezza. Abbiamo preso l’aspetto più fiabesco delle storie dei pirati per sottolineare che la rivoluzione sta arrivando. Nel logo sono racchiusi tre significati: morte, vita e ironia insieme. Commenta Giuliano: Io ci vedo un sorriso quasi da zucca, un uomo-vita e un teschio-morte. Queste cose non ci devono spaventare, ognuno guardi dentro di sé: rimettiamo l’uomo al centro di tutto. Anche la morte, che è la negazione della vita, aiuta a formare una nuova coscienza. A me questo logo alla fine fa vedere la vita.

Pirati, rivoluzioni: ma alla fine, oggi, chi sono i rivoluzionari secondo voi?

Sono quelli che quotidianamente con i piccoli gesti cambiano il mondo. Mi hanno chiesto se questa posizione non sia utopica (riflette Giuliano, nda): spero che questo album dia almeno l’occasione per uno spunto di riflessione. Dopo la data zero di Mantova, il vostro tour partirà ufficialmente il 6 novembre da Firenze (sono già raddoppiate le date di Bari, Milano e Roma).

Cosa porterete live?
In questo tour verrà raccontato il concept del disco con immagini, con i brani del nuovo lavoro e con canzoni che fanno parte della storia dei Negramaro.



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