La Rua, intervista ai pionieri del nu-folk italiano

La Rua, intervista ai pionieri del nu-folk italiano

Da Ascoli Piceno alla ribalta nazionale. I La Rua arrivano al primo disco omonimo dopo aver pubblicato due singoli tra cui “Non sono positivo alla normalità”, con cui hanno sfiorato il palco del Festival di Sanremo arrivando in finale di Area Sanremo, e il cui videoclip è stato scelto da MTV per essere messo in alta rotazione nella primavera del 2014, poi selezionato per la finale agli MTV Awards nella categoria Best New Generation. L’ultimo premio in ordine cronologico è il riconoscimento come miglior band emergente al concertone del Primo Maggio. Il loro folk rock dal piglio moderno ha appassionato critica e pubblico.

Li abbiamo incontrati per conoscereli meglio e sapere di più sul loro progetto

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Partito il disco ho subito pensato ai Mumford and Sons e i The Lumineers, vi si può definire il primo gruppo nu folk italiano? seguite la scena?

Lasciamo a voi decidere se definirci così! Comunque sì, in parte ci siamo ispirati anche a questi artisti e divertendoci a sperimentare in sala alla fine ne è uscito un album con questo sound: un pop folk contornato anche da suoni più elettronici.

Arrivate da Ascoli Piceno, quanto è difficile partire da una piccola città di provincia? c’è una scena marchigiana?

Inevitabilmente ci troviamo un po’ decentrati rispetto a città come Roma o Milano, che offrono il meglio dell’ambiente musicale italiano. Fortunatamente però alcune barriere e ostacoli sono stati spazzati via grazie a forme di comunicazioni più dirette e istantanee, come i social networks. La scena marchigiana ultimamente sembra essersi svegliata ancor di più e più cosciente delle proprie potenzialità. Anche qui il web in tutte le sue forme ha contribuito, permettendo un confronto immediato tra artisti sulle tendenze musicali e sulle numerose sfaccettature del background musicale attuale.

C’è chi se la tenta con i talent, cosa ne pensate?

I talent inevitabilmente ti danno una spinta promozionale e una pubblicità senza pari. Ma è anche giusto dire che il successo derivante dai talent non è affatto scontato o alla portata di tutti ed è direttamente proporzionale ai rischi che un artista può correre per la sua carriera. Noi al momento stiamo percorrendo la strada più lunga, che mette indubbiamente alla prova la caparbietà e la persistenza nel raggiungere un obiettivo, ma che d’altra parte ti consente di crescere, affermarti, far appassionare nel profondo chi ti ascolta e consolidare il proprio progetto per farlo durare più a lungo. Insomma, una strada che alla lunga paga.

Ma… davvero vi portate un drone in giro ai vostri concerti?

Magari potessimo farlo! In realtà l’abbiamo usato all’inizio di quest’estate in un live molto particolare. Era il concerto che inaugurava il tour estivo e durante il quale abbiamo effettuato le riprese del nostro ultimo singolo, “Polline”.

“Non sono positivo alla normalità” ha “rischiato” di arrivare a San Remo. Raccontatemi l’iter del pezzo che, certo, non è proprio una canzone d’amore Sanremese…

Si tratta di una critica ironica di un sistema di vita preconfezionato che la società ci propone. Senza prenderci troppo sul serio, abbiamo voluto staccare dalla routine quotidiana, spogliarci e abbandonare i luoghi comuni, in tutti i sensi: basta guardare il videoclip per vederci interamente nudi e coperti solo dai nostri strumenti. Comunque aldilà di questo, si trattava del nostro primo singolo e abbiamo tentato di portarlo a Sanremo. Inizialmente non ha convinto, ma poi l’approdo su Mtv Music ha reso ampiamente giustizia al brano, facendolo conoscere a moltissime persone.

Due parole sul nome della band, La Rua…

Letteralmente indica una piccola via o strada, caratteristica della zona del Piceno. Abbiamo scelto questo nome per portare con noi qualcosa che ricordasse i posti in cui ognuno di noi è cresciuto. Spingendoci oltre, “La Rua” è soprattutto una metafora: il luogo dove tutti noi abbiamo coltivato i nostri sogni, i nostri desideri e vissuto le esperienze che ci hanno fatto crescere.

Sul palco del primo maggio avete vinto il premio come band emergente dell’anno, mica male! ve lo aspettavate?

Totalmente inaspettato tutto quanto: il poter salire su quel palco, poter condividere la nostra musica con migliaia di persone, la vittoria. Ci siamo iscritti al contest per artisti emergenti insieme ad altri 700 e, sembra difficile da credere, selezione dopo selezione siamo arrivati fin lì! Un’emozione e una soddisfazione unica!

Come è andato il tour estivo? sarete ancora in giro nei prossimi mesi?

Anche questo “tour” era una cosa che all’inizio dell’estate non pensavamo potesse realizzarsi. Invece in gran parte grazie anche al Primo Maggio, abbiamo suonato molto per essere una band inedita emergente e macinato anche molti chilometri su e giù per l’Italia. I live fortunatamente non finiscono con l’estate: infatti ci esibiremo il 3 ottobre al MEI di Faenza, il Festival delle etichette indipendenti. Presto arriveranno anche altre date.

Forse non tutti sanno che… prima di diventare i la rua eravate i “Champions”. Ci raccontate il momento in cui avete mollato le cover e vi siete buttati sul vostro materiale a pieni polmoni?

Eheh, parliamo della preistoria! Sono cambiate molte cose e anche quasi tutti i componenti, rispetto agli attuali. Semplicemente sentivamo il bisogno di comunicare noi stessi attraverso i nostri brani. Cosa che non puoi fare al 100% con una cover.

Siete stati anche finalisti degli Mtv Awards, come è andata? i vostri “rivali” vincitori vi sono piaciuti?

Anche lì, bellissima esperienza e bravissimi e grandissimi artisti. Un confronto e uno scambio con tutti i partecipanti che ci ha arricchito senza dubbio.


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