Lo scrittore che ha descritto il futuro

Lo scrittore che ha descritto il futuro

Di: Roberto Cola (bassista)

Philip K. Dick è noto al grande pubblico soprattutto per i film ispirati ai suoi libri e ai suoi racconti brevi, Blade runner,  Minority report, Total recall e moltissimi altri.
Come molti artisti che precorrono i tempi di decenni, è morto relativamente povero, facendo appena in tempo a vedere le prime proiezioni di alcune scene del film di Ridley Scott.
Certo non poteva immaginare che in seguito molti dei suoi lavori sarebbero diventati dei best sellers, quei libri amati da una piccola nicchia di lettori  non bastavano a dargli da vivere, ma dopo la sua morte avrebbero occupato  larga parte degli gli scaffali della sezione “fantascienza” delle librerie di mezzo mondo.
Secondo me questo non dipende solo dal successo dei film tratti dalle sue storie, semplicemente la realtà si è avvicinata sufficientemente ai suoi libri da renderli comprensibili alla massa.
La visione più “filosofica” che “scientifica” di Dick ha fatto si che, non solo, i suoi libri non invecchiassero, schiacciati dai fallimenti di previsioni sbagliate o tecnologie ridicolmente superate (come la maggior parte degli scrittori di genere degli anni ’50) al contrario i suoi libri ringiovaniscono con il tempo.
L’incredibile precisione con cui questo autore ha descritto l’alienazione in cui  la tecnologia avrebbe sprofondato la razza umana, con il passare degli anni non fa che aumentare.
Mentre la maggior parte degli scrittori di successo vedevano viaggi interstellari di conquista, eroi spaziali e una tecnologia amica che portava l’uomo verso nuove frontiere di felicità, Dick vedeva uomini piegati su schermi luminosi fissare la menzogna.
PKD fonda le sue tematiche sulla doppiezza, sull’impossibilità di stabilire la verità in quella che decenni dopo sarà chiamata “realtà virtuale”.

Tra le meravigliose righe dei libri di Dick potrete trovare politici che governano in eterno perché in realtà non esistono, fabbriche di armi che non sparano ma che tengono in scacco il mondo perché si suppone lo possano  fare, popolazioni che vivono sotto terra mentre il 2 percento della razza umana se la spassa in superficie fingendo una guerra perpetua, i suoi personaggi vivono il dubbio più assoluto, persino della loro stessa esistenza. Questi scenari negli anni 50 e 60 sembravano visionari, oggi sembrano allegorie del presente, in un futuro potrebbero essere semplicemente la descrizione della realtà.

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“La Sindrome di Kessler” è una band che concilia il cuore pulsante di un indie rock grezzo, con una sperimentazione mai fine a se stessa.
Il loro album di esordio impasta con sapienza e gusto le influenze grunge con la musica colta dando vita a brani imprevedibili e potenti, immediati nelle sonorità ma mai banali nella sostanza.
Le melodie della voce “tradiscono” in senso positivo l’appartenenza meridionale della band dando alle voci una particolarità quasi “romantica” tipica della tradizione campana, rendendo i brani nelle parti cantate quasi solari, mentre i testi poetici ed interiori si spingono verso lidi più oscuri e profondi.
Le parti strumentali completano il quadro di questo disco con suggestioni quasi “progressive” sempre lontane dal manierismo e motivate da un esigenza narrativa senza compromessi, rendendo i brani a volte potenti e immediati, lenti e rarefatti, o addirittura pesanti se necessario, perché se una storia va raccontata, va raccontata fino in fondo.

Facebook: https://www.facebook.com/LaSindromeDiKessler   
Twitter: https://twitter.com/lsdkessler 


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