Come sentirsi stupiti

Come sentirsi stupiti

Di: La Iena

Per me tutto è partito dai Velvet Underground, ed era il 2003.
Ok, la scintilla venne scaturita da Nevermind dei Nirvana come un po’ tutti quelli della mia generazione, e a ripensarci bene maledico mio padre che nel ’94 scelse Zucchero Fornaciari non so bene dove anziché i Nirvana a Milano, ma lasciamo stare.
I VU mi rapirono e non mi lasciarono tornare più. Una sorta di elettroshock, una poesia nuova, un nuovo approccio alla musica, dentro trovi tutto quello che ti va di sentire, ma anche di vivere, ed è tutto tremendamente vero: il tedio esistenziale del blues, la decadenza new-wawe, lo spirito eversivo del punk, la disperazione sorda di una generazione, l’annullamento esistenziale dell’essere umano contrapposto all’avanguardia sperimentale che lo spinge a superarsi.
I primi due album dei VU mi rapirono proprio perchè sembravano aver portato all’estremo una musica che in quegli anni aveva raggiunto una forma lirica ben precisa, una raffinatezza Beatlesiana insegui-moda, che trasformava tutto in super canzonette, in Inghilterra e in egual modo in America, plasmando un rock che non era altro che tradizionalista.
Con i VU si percepiva davvero una sorta di libertà autentica, un libero scorrere di emotività espressionistica svincolata da ogni schema, da ogni scopo,  i divi del rock avevano già stancato prima di iniziare ad esistere.
La musica riesce in qualche modo ad invogliare, a dare voce ai malcontenti generazionali, ad aprire nuovi orizzonti e a far riflettere anche chi non ha niente in testa, grazie alla suo essere binomio (musica-testo). Il motore sono le idee che devono circolare e circolare, solo così possiamo evitare di rimanere impantanati in una melma transgenica corrosiva, che finirà per farci squagliare come se fossimo plastica su fornelli accesi.
La ricerca dell’autenticità, anzi lo sforzo che uno impiega nella ricerca dell’autenticità, anche se probabilmente non esiste. Ecco, questo  è quello che mi interessa, che mi piace scovare qua e la, di tanto in tanto, o quantomeno illudermi di aver trovato qualcosa del genere.
Una frattura, una “Crepa” come bieco spiraglio che lascia intravedere il vero, quello che per me è vero, per quanto spaventoso sia, ma necessario. Ho voglia di stupirmi e voglio pensare che ci sia ancora qualcosa per cui stupirsi.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=IviTaIsCKFQ”]

LA IENA è un duo toscano (Pisa) formatosi ad inizio 2014 e composto da Batteria (Sandro Marchi) e Voce/Chitarra (Gianni Gneri). Il gruppo ben interpreta  il ruolo di esploratore degli abissi oscuri della mente umana e delle interazioni che questa  ha con il mondo circostante.
La costante dicotomia tra la luce e l’oscurità, il precario equilibrio tra la vita e la morte, sono caratteristiche peculiari che accompagnano l’ascoltatore attraverso uno scenario conflittuale e suggestivo, talvolta nichilista.
Cavalcando l’onda del  “Rock Duo” la band si fa largo nel panorama della musica emergente italiana sfruttando la possibilità di comporre musica in un certo senso essenziale ma mai scontata. Questo ha permesso al gruppo di esibirsi in numerosi locali e in alcuni dei maggiori festival nazionali (come il MusicaW Festival e Marea Festival) condividendo il palco con artisti del calibro di Bobo Rondelli, Nada e Appaloosa.
Note ruvide e primordiali si alternano a suoni che si perdono nell’aria, toccando si lo Stoner, ma anche il Blues, il Grunge, il Pop e il cantautorato.
L’ironia appare ogni tanto nel tentativo, forse, di esorcizzare la paura.
La ‘crepa’ è vista come metafora della frattura-morte di tutto ciò che circonda noi stessi e quello che facciamo.


Tags assigned to this article:
editorialijaymagla iena

Related Articles

A Vicenza in novembre arriva la nebbia

Di: Yoop A Vicenza in novembre arriva la nebbia. Le strade della nostra piccola città partono dal traffico del centro

Che freddo! Cazzo…

Di: Oga Magoga Prologo Glauco: Che freddo! Cazzo, ma quanto ci mette?! Ok, mi accendo un’altra sigaretta, ma giuro, non

Gli indifferenziati

Di: Sammy Osman Ho fatto una scoperta! Mò ti racconto. Il mercoledì e il sabato, in via Larga a Bologna,

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.