Evorè, intervista

Evorè, intervista

Pensi alla bassa padana ed alla provincia in generale, immagini pub nascosti dalla nebbia con vista provinciale 486, le luci dei lampioni gialle. Quei luoghi in cui magari ci passi per caso, sbagliando strada e osservando le auto parcheggiate davanti al locale ti figuri quel che possa accadere all’interno: staranno facendo una gara di karaoke? Chi suona stasera, una cover band degli 883? Poi ti capita di entrarci davvero in uno di quei postriboli, e bum, ti accorgi subito che l’immagine retorica (e a suo modo romantica) della provincia che ti eri costruito in testa è solo uno dei suoi aspetti. Nell’aria, tra cappotti appesi e birre sul bancone, aleggia un suono che rimanda alle arie psichedeliche dei Pink Floyd, aguzzi l’orecchio e no, quei ragazzotti sul palco non suonano cover della band di Gilmour e Co. E’ roba loro. Ti godi l’atmosfera, a fine serata ti presenti e gli fai una intervista per il tuo sito. Così è andata con gli Evorè (band della bassa lodigiana), idea del batterista Andrea Cappelletti e del tastierista Davide Cipolla dopo l’incontro con il chitarrista e produttore Marco Tansini. Una sfida che li ha portati nel 2013 alla registrazione di un primo album pop/rock in italiano ma soprattutto all’attuale progetto “ElectroSinfonica” (nel quale il chitarrista Marco Tansini non partecipa), il Concept Album strumentale (acquistabile in tutti gli store digitali e presente anche su Spotify) – registrato in un teatro ex-cinema – le cui sonorità orchestrali unite ad un rock sporcato con l’elettronica vi ha talmente colpito da volerne sapere di più… 

Evorè, perché questo nome?

Nasce da una serie di nomi che ognuno di noi ha proposto. Essendo questi già esistenti è stata fatta una fusione da tutte le idee, da qui nasce il nome Evorè, composto e confermato via sms. Un nome puzzle insomma.

Prima di arrivare a Electrosinfonica suonavate in varie cover band. Com’è la scena della vostra zona, si sta “in piedi” senza rifare brani di altri? Quando è scattata la molla che vi ha fatto decidere di fare pezzi vostri? 

Prima di arrivare a ElectroSinfonica ognuno di noi ha avuto varie esperienze in diverse cover band dai generi più vari. Ci siamo conosciuti circa 7 anni fa nella rock-band Randevouz, band che proponeva brani originali. La band nell’ottobre del 2011 si divide in due. Noi siamo la parte che ha voluto continuare l’idea di comporre brani originali. Da qui nasce il progetto Evorè, inizialmente con un album pop-rock con voce femminile e successivamente con l’album ElectroSinfonica. Non c’è stata nessuna molla che ha fatto scattare il desiderio di fare musica nostra, fin da ragazzi abbiamo sempre suonato e creato musica. La scena musicale della nostra zona (molto probabilmente anche nel resto d’Italia), i grandi locali sono un po’ in declino mentre c’è una crescita di piccoli locali dove la scena dei live è abbastanza attiva, purtroppo non per le realtà musicali originali.

copertina

ElectroSinfonica, album interamente strumentale. Una vera sfida in questi tempi mordi e fuggi…

Abbiamo scelto di fare questo genere di musica perché questo è quello che ci rappresenta maggiormente, ma anche per offrire una alternativa al panorama musicale attuale che negli ultimi anni è abbastanza decadente, improntato principalmente su arrangiamenti standard super collaudati e su format televisivi (talent show) che trasformano la musica da arte in una competizione, creando un prodotto televisivo efficace ma musicalmente scadente.

Il disco è registrato in un Teatro, da dove nasce l’idea? 

Data la particolarità della musica composta ci sembrava più adatto registrare ElectroSinfonica all’interno di un teatro (ex cinema), dove è stato possibile sfruttare la sua acustica particolare. Per arrivare a questo ci siamo ispirati ai mostri sacri del passato che hanno registrato album storici nei luoghi più impensati, Pink Floyd live a Pompei tanto per citarne uno”

Nel vostro disco si sente l’amore per il prog ma anche accenni di musica classica. Quali i vostri punti di riferimento musicali? 

Stando nel rock psichedelico progressivo: Pink Floyd, The Who, Mike Oldfield, Yes, Genesis, Pfm, Led Zeppelin, Deep Purple fino ad arrivare alla musica classica del maestro Ennio Morricone e alle fantastiche colonne sonore di Hans Zimmer.

In che modo promuovete il vostro lavoro? Come sta andando? 

Stiamo cercando il più spazio possibile tramite le radio locali, giornali riviste e internet. L’interesse al nostro lavoro procede a piccoli passi ma procede costante. Ci fa molto piacere aver ricevuto vari apprezzamenti tra cui da Luigi Schiavone (chitarrista e arrangiatore di Enrico Ruggeri) e da James Thompson musicista alla corte di Zucchero. Alcune radio hanno definito ElectroSinfonica un ottimo esempio di neo prog. Ci teniamo a sottolineare che recentemente il disco è stato in rotazione anche su Radio Rai Isoradio.

Fate un genere, se così si può definire, che in Italia non ha molti seguaci. In Nord Europa in particolare è molto seguito. Avete pensato di esportarlo in quelle zone, magari organizzando dei live? 

Siamo ben consapevoli di fare un genere di nicchia sopratutto in Italia, ma in Italia attualmente che musica viene prodotta? Il disco ElectroSinfonica è distribuito in tutto il globo su iTunes Amazon e nei migliori store digitali. Se ci fosse l’occasione di portare il nostro lavoro al di fuori dei nostri confini, perché no?

Prossime date live?

Le prossime date live sono ancora in via di definizione perché attualmente ci stiamo dedicando alla pre produzione del prossimo lavoro che verrà pubblicato nel 2016.

www.evore.it



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