Giöbia, intervista

Giöbia, intervista

Quando ho messo su il nuovo lavoro dei Giöbia “Magnifier”, l’ho fatto con l’intenzione di buttar giù una recensione, considerando che il lavoro precedente “Introducing Night Sound” mi aveva colpito parecchio per il suo recupero di quel rock psychedelico così poco di moda in questi aridi tempi in cui spopolano gruppetti da talent e cantautori depressi intenti a raccontarci di quanto sia suggestivo il vapore che fuoriesce dalla macchina del caffè. Una volta partito il disco della band milanese però non sono riuscito più a scrivere nulla, e me ne sono partito per un vero e proprio viaggione mentale, anzi no, proprio una fuga dalla realtà: direzione lo Spazio! Questo è “Magnifier”, lavoro in cui la band esaspera il suo approccio al rock psychedelico dei settanta, miscelandolo ad uno space rock sporcato da chitarre Stoner. Come se non bastasse, nella pozione, aguzzando l’orecchio, ci si imbatte in spunti cinematografici. L’ascolto ne risulta una allucinanzione continua, difficile da raccontare. Se dovessi descrivere il lavoro attraverso quella recensione che non ho mai scritto, perché intento a mangiare funghetti su Marte, lo racconterei come uno strano incontro tra i Kyuss, Goblin ed i Pink Floyd diretti dal Maestro Morricone. Tornato sulla terra però, il tormentoso fischio nell’orecchio sinistro mi ha impedito di muovere le dita sulla tastiera, così ho pensato di fare quattro chiacchere con la band, per comprendere meglio “Magnifier” e quella strana sensazione di alienazione positiva che sentivo nello stomaco…

Siete arrivati al terzo album. In cosa è cambiato il vostro approccio alla composizione rispetto agli esordi?

L’approccio creativo non è cambiato, non ci poniamo limiti e cerchiamo di dare un carattere diverso ad ogni canzone. Rispetto agli esordi ora abbiamo più esperienza e abbiamo imparato a curare il processo dall’inizio alla fine. Dalla composizione al mixaggio.

Fate quasi più concerti all’estero che in Italia, secondo voi da cosa dipende la maggior apertura a certi suoni fuori dalle mura italiche?

Avendo pubblicato gli ultimi due album con l’etichetta tedesca Sulatron Records abbiamo molte richieste in Germania. In generale in nord Europa e soprattutto in Germania ci sono molti più locali dedicati alla musica dal vivo, perché il pubblico sia maggiormente interessato alle rock band e ai suoni più underground per noi è ancora un po’ un mistero, indubbiamente qualsiasi band che abbiamo incontrato, con un sound simile al nostro, che fosse americana o svedese, considera centro e nord Europa il posto migliore dove poter suonare.

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In Italia l’interesse nei nostri confronti è in continua crescita e le date stanno arrivando.

Passando al disco. Rispetto agli altri due lavori c’è un allontanamento ancor più netto dalla forma canzone. Ascoltandolo ho pensato ad una lunga jam, ad un “finto” concept-album…

Non è stato pensato come concept, ogni brano ha una storia a sé, abbiamo cercato di mettere insieme un disco potente oscuro e visionario. Ci sono tre canzoni con tanto di strofa e ritornello, un brano improvvisato in studio “Sun Spectre” un mantra ipnotico e come “Lentamente la Luce Svanirà” e Il brano di apertura “This World Was Being Watched Closely con molti cambi e un evoluzione progressive.

Tanta psychedelia anni ’70 mischelata allo space rock, ma anche aperture stoner rock. Così, per definire il disco a me è venuto in mente di “marchiarlo” come un mix tra Kyuss e Goblin. Ci sta? Altre influenze da dichiarare?

Ascoltiamo moltissima musica, negli anni abbiamo immagazzinato tanti stili e abbiamo sempre cercato di crescere come musicisti e di convogliare nelle nostre canzoni tutto quello che ci piaceva per rinnovarci e trovare sempre nuovi stimoli. Amiamo i Goblin e tutte le grandi band italiane del passato. Negli anni ’90 quando abbiamo cominciato a suonare più che i Kyuss le nostre band di riferimento erano i gruppi della Delerium Records, come gli Ozric Tentacles, Porcupine Tree, Dead Flowers, Mandragora o band del passato come Hawkwind, Gong, Kaleidoscope (USA), Electric Prunes e Music Machine.

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L’artwork di copertina (a mio parere una delle più belle viste negli ultimi tempi) è dell’artista Laura Giardino, che ha anche collaborato alla realizzazione dell’album scrivendo i testi di alcuni brani. Ci parlate un po’ di lei e di come nasce la sinergia artistica?

Laura è un’artista milanese molta nota per la sua pittura e fa parte degli amici stretti dei Giöbia, amiamo lei e la sua arte. In questo disco cercavamo dei testi con un’atmosfera che ne esasperasse il lato oscuro, l’anima dark di Laura e i suoi gusti letterari si prestavano perfettamente alla nostra idea e siamo rimasti entusiati del risultato. Avendo seguito la lavorazione del disco e l’evoluzione delle canzoni non c’era persona migliore che potesse interpretarlo visivamente, sia per l’artwork di copertina che per l’intero design.

Non si direbbe, ma siete italiani. Cosa c’è di italiano nel vostro approccio alla musica (la nostalgia per il glorioso periodo prog ’70 forse?). Nei vostri ascolti c’è qualcosa di nostrano ed attuale? 

Beh il prog 70 italiano dovrebbe essere argomento di studio a scuola. Quando ascoltiamo nuove band il fatto che siano italiane non è una discriminante, ci piacciono Ufomammut, Go!Zilla, The Gluts, Arirang e molte altre.

Il vostro sound ipnotico da “viaggione” mi fa pensare ad un set live con molte luci ed effetti (non vi ho mai visti dal vivo). Curate la parte visual?

Portiamo sempre con noi delle proiezioni curate e montate da Bazu, sono un insieme di grafiche e spezzoni di film che cambiamo in base alla scaletta e che integriamo con delle particolari lampade a olio. Questo ci condente il nostro personale light show psichedelico su ogni palco.

Siete appassionati di Cinema? La vostra musica sarebbe adattissima a “raccontare” immagini. Nei vostri progetti o sogni futuri l’idea c’è?

Dal cinema prendiamo anche ispirazione, sensazioni, colori e immaginario che poi tramutiamo in musica, ovviamente ci piacerebbe che anche ai giorni nostri come negli anni ’70 si ricreasse quella sintonia fra musica rock e cinema italiano, registi: siamo pronti a valutare le vostre proposte!

Vi capita di ascoltare musica più leggera, pop?

No, non ascoltiamo nulla di pop

Il nome Giöbia da cosa arriva e perché lo avete scelto?

La Giöbia è una strega un fantoccio dalle sembianze di strega), questa strega\fantoccio viene bruciato come rito propiziatorio per il raccolto è un vecchio rito pagano lombardo si celebra l’ultimo giovedì di gennaio. Abbiamo scelto una strega per vegliare su di noi.

I Giöbia in tour:

Oct 31 Viaroma Diciassette – Dueville (Vi), Italy – Nov 13 2015 Rümpeltum – St. Gallen, Switzerland – Nov 14 2015 Kunst Keller 027 – Furth, Germany – Nov 20 2015 Zoobar – Roma, Italy Nov 28 2015 Zerbini – Parma, Italy Dec 04 2015 Fleischmarkthalle – Karlsruhe, Germany Dec 05 2015 Bassy Club – Berlin, Germany Dec 06 2015 TBA Dec 07 2015 TBA Dec 08 2015 TBC – Bruxelles, Belgium Dec 09 2015 La Mecanique Ondulatoire – Paris, France Dec 10 2015 Mudd Club – Strasbourg, France Dec 11 2015 La Poulpe – Reigner, France Dec 12 2015 Le Coq d’Or – Olten, Switzerland Dec 20 2015 Arci Malabrocca – Pioltello (MI)
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