I migliori 15 album italiani rock degli anni ’90/’00 (secondo Jaymag)

I migliori 15 album italiani rock degli anni ’90/’00 (secondo Jaymag)

Del ritorno dei ’90/’00 si è parlato abbastanza. Poco però si è detto su quella che è stata la scena nostrana di quel tempo, quando non c’erano i talent, quando si andava dal negoziante di fiducia a chiedere:”è arrivato l’ultimo di?”. Mentre i Dear Jack e Modà rimepiono gli stadi, i Moreni saltellano e sparano cazzate in tv davanti a folle di ragazzette con l’apparecchio ai denti… a me è presa na botta di nostalgia. Questo non è un articolo ma uno sfogo di pancia. Di seguito il mio personalissimo elenco dei 15 dischi da riscoprire, riascoltare, fare sentire ai propri figli/nipoti.

A fondo pezzo la compila Spotify con il brano più rappresentativo per ogni album citato

Manca qualcosa? Certo che manca… graditi suggerimenti!

1) Gialuca Grignani – La fabbrica di plastica (1996)

grigno

Eh si, il buon grigno dopo il successo sanremese con “Destinazione paradiso” ha abbandonato il suo istinto suicida che tanto piaceva alle ragazzette dell’epoca, tirando fuori un capolavoro rock. Ovviamente l’album è stato ignorato dal suo pubblico e il suicidio fisico annunciato sul palco dell’Ariston si è tramutato in suicidio professionale. Resta il fatto che, successo commerciale o no, questo è un discone rock con i controcazzi in cui il nostro cita Nick Drake, Radiohead e Beatles miscelandoli ad un piglio cantautorale personalissimo. Grignani poteva essere davvero un grande della nostra musica, poi si è perso rasando aiuole, pazienza. Ci resta questo capolavoro coraggioso e che consiglio di ascoltare senza pregiudizio.

2) Timoria – Viaggio senza vento (1993)

timo

Mentre Renga canta canzoni per adolesenti brufolose ed il buon Omar, integerrimo, prova la via del cantautorato rock con risultati altalenanti… io mi ascolto IL CAPOLAVORO. Disco fondamentale, non solo del decennio. Produzione grandiosa (c’è dietro la mano magica di Mauro Pagani), concept album come si faceva nei’70, ballate struggenti alternate a cavalcate hard rock, inserti funk, psichedelia e testi di altissimo livello. Si capisce che li amavo?

3) Casino Royale – Sempre più vicini (1995)

casino

L’esempio assoluto di come all’epoca si partiva dal basso per fare cose grandiose. Per sentirli non dovevi accendere la tv, ma allacciare le scarpe e fare un salto al Leonka di Milano, per dire. La strada, le persone, le esperienze… tutto finiva nella loro ricerca musicale a 360 gradi. In questo album c’è il funk di “cose difficili”, il dub di “Ogni singolo giorno” (forse una delle mie canzoni preferite di sempre), il punk rock di “sei in fila”. Difficile scegliere un pezzo da un disco unico, ricco di sfumature e di idee.

4) Bluvertigo – Metallo non metallo (1997)

vertigo

Dimentichiamoci il Morgan attuale, il suo caratteraccio, le x-fatto-rate e la sua spocchia. Ricordiamolo così, quando con i suoi Bluvertigo ha letteralmente spettinato la scena italiana con un disco, il secondo della “trilogia chimica”, in cui ha fatto convivere Brian Eno, New-wave, Battiato, Depeche Mode, Nietzsche e i Duran Duran. Roba da snob, ma all’epoca Mr. Morgan poteva permetterselo, eccome. Disco pazzesco insomma.

5) Litfiba – Terremoto (1993)

terremoto

Partiti dalla new wave, con questo disco i Litfiba del buon Piero si aprono all’hard rock. Se dovessi recensire ora un cd del genere non gli darei probabilmente un voto altissimo. I limiti ci sono, perché diciamocelo, i Litfiba non sono mai stati maestri di raffinatezza o ricerca sonora ed hanno puntato spesso tutto sulla “pancia”. Però c’è un però, più però. 1) Ricordo la presenza scenica della band sul palco all’epoca, devastante! 2) Il disco usciva in un periodo in cui se non ti accodavi alla corrente grunge eri fottuto, ed in questo senso Terremoto è un disco coraggioso 3) Fata Morgana e Prima guardia, presenti nel disco sono due
pezzoni! Punto!

6) Negrita – Negrita (1994)

negrita

Negli ultimi anni si sono persi per le vie del sudamerica e nei meandri pericolosi del pop. L’album omonimo d’esordio della band aretina però va ricordato come uno dei migliori esempi di sempre di contaminazione tra musica nera e rock. Il riff funky del singolo “Cambio” fu una vera botta allo stomaco del rock italiano, “Angelo Ribelle”, tributo a Robert Johnson uno dei pezzi rock blues più intensi del decennio. Sono stati – nel
loro piccolo – in nostri Rolling Stones.

7) Mantra – Ritmo Tribale (1994)

tribale

Leggenda racconta che Manuel Agnelli abbia deciso di cantare in italiano dopo aver sentito Edda. Mantra è album fondamentale per un motivo in particolare: colmava un vuoto tutto italiano. Edda in qualche modo è stato il nostro Mike Patton ed in questo disco della sua band lo ha dimostrato unendo hard rock, grunge e funk in un unico lavoro. Disco coraggioso in cui la voce calda e particolare del cantante svetta. Il mio pezzo preferito era “Buonanotte”, ascoltatelo e capirete perché ho paragonato i Ritmo Tribale ai Faith no more!

8) Rats – Indiani Padani (1992)

rats

Chi ha più di trenta anni ricorderà il singolone “Chiara” che all’epoca fu un vero successo anche radiofonico. I Rats, partiti dal punk, con questo album in cui c’è lo zampino di Ligabue, si danno ad un classic rock godibilissimo, non particolarmente originale visto con gli oggi, ma all’epoca decisamente di impatto. Era il mio disco “cantiamo sotto la doccia”.

9) Afterhours – Germi (1995)

germi

Poche parole su un disco che, al di la dei gusti personali, ha fatto la storia del rock nostrano. Trasportare le atmosfere e l’attitudine grunge in lingua italiana, con la sua metrica spigolosa, non era impresa facile, gli After ci sono riusciti. Non a caso Dave Grohl dopo aver sentito questo lavoro ha voluto conoscere Manuel Agnelli. “Dentro Marylin” e “Ossigeno” i due pezzi che spiccano e spaccano.

10) Daniele Silvestri – Il Dado (1996)

dado

Lasciate stare le ultime produzioni più cantautorali in senso canonico, lasciate stare la sua super hit “Salirò” e le sue incursioni pop con gli amici Gazzè e Fabi. Nel ’96, ma si era già capito con l’ottimo esordio “Prima Di Essere Un Uomo”, il cantautore romano se ne esce con questo doppio album stupefacente. Un mix eterogeneo in cui si prende il lusso di inoltrarsi in ogni genere possibile, facendolo alla grande. Ci sono i
Police in “Hold Me”, il rap in “Sogno-B”, il reggae in “Me Fece Mele La Chepa”, il combat-rock barricadero in “Cohiba”. Disco lungo (all’epoca potevano ancora permetterselo) e completo nella sua irregolarità. Pietra miliare da recuperare assolutamente! Fighissimo anche il packaging a forma cubica, perché allora anche le cover avevano un loro senso artistico.

11) Prozac + Testa plastica (1996)

prozac

Droga, bondage e sado maso. Temi tosti, suoni tiratissimi e volutamente plasticosi, atteggiamento strafottente. Nulla di trascendentale musicalemente, ma cazzo se era punk! Riuscite a trovarmi una band di successo oggi con la stessa attitudine?

12) Modena city ramblers – La grande famiglia (1996)

modena

Oggi il folk rock, dicendola come la direbbe Elio, ha rotto i coglioni. All’epoca però un disco come il secondo lavoro dei Ramblers colmava un vuoto profondo nella musica italiana. Recuperare le radici della musica popolare imbevendole in un flacone punk. Questa la missione, compiuta, dalla band. Ballare ballare ballare, portando però sul palco sempre un messaggio “politico”. La sparo grossa? per me loro sono stati in qualche modo nostri Mano Negra.

13) Csi – Tabula rasa elettrificata (1997)

tabula

Prima di diventare un fan di Papa Ratzinger e iscriversi ai Boy Scout, Giovanni Lindo Ferretti partiva con Massimo Zamboni per la Mongolia, tornava frastornato dal vento preso in faccia con i finestrini aperti sulla transiberiana, e tirava fuori pezzi come “Forma e sostanza” che ti spettinavano anche i peli del culo (scusate il francesismo ma sono leggermente irritato da come è andata a finire). Disco rivoluzionario come non se ne fanno più. Psichedelico, mistico, destabilizzante. Che nostalgia…

14) Nikki – Rock normale (1994)

nikki

Ok, puntate il fucile e sparatemi senza pietà! Ma sono innocente, mi spiego. Mentre scrivevo il pezzo la mia memoria ha pescato sta roba qua, ma io non volevo, ha fatto tutto da sola. Poi mi sono ricordato di un limone duro con il pezzaccio “L’ultimo bicchiere”, mi piaceva proprio quella tipa… chissà che fine ha fatto. Vabbè, comunque a parte gli scherzi, in Italia roba aor hard rock la facevano solo i Dhamm e il buon Nikki, ora dj a radio dj. Io scelsi lui, ma solo quella sera, lo giuro sui capelli di Andrè Agassi! E poi… ma quanto era carina la scritta in copertina “ascoltare ad alto volume”? Tenerezza…

15) Massimo Volume – lungo i bordi (1995)

volume

Torno serio. Anche l’Italia un tempo ebbe i suoi Joy Division, questi erano i Massimo Volume. “Lungo i bordi” è la massima espressione della poesia prestata al rock. Crepuscolare, intenso, a volte angosciante. Roba che nessun discografico ora ti permetterebbe di fare nemmeno sotto tortura. Purtroppo.

Essendo un pezzo scritto in modo umorale restano fuori, ma avrebbero meritato…

Lucifereme, Estra, Quinto rigo, Utsmamo, Almamegretta, Tiromancino, Verdena, Marlene Kuntz…

ED ECCO IL PLAYLISTONE SCATURITO DALL’ARTICOLO “MEMORIA” DEL MESE… BUON ASCOLTO



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