I Buena Vista Social Club alla Casa Bianca. Il finale di un amore “difficile” tra Usa e Cuba?

I Buena Vista Social Club alla Casa Bianca. Il finale di un amore “difficile” tra  Usa e Cuba?

Ci sono voluti 50 anni prima di vedere un gruppo cubano varcare le soglie della Casa Bianca. In linea con la politica di disgelo diplomatico tra Washington e L’Avana i Buena Vista Social Club hanno suonato in occasione del ricevimento annuale, appuntamento nato nel 1968, che celebra il contributo della comunità latina al quella Americana.

«Bienvenidos a la Casa Blanca!», così ha salutato l’orchestra Obama. Quattro i brani eseguiti.

Una vicinanza culturale, quella tra Cuba e gli Usa, che nonostante le divergenze politiche e gli embarghi non ha mai smesso di esistere. Basti pensare che la Salsa è nata a New York da musicisti cubani che contaminarono la musica tradizionale con il jazz.

Cuba_flag

Il forse più celebre al Mondo scrittore americano Ernest Hemingway vinse il Nobel proprio con un libro che narrava la storia dell’isola, “Il vecchio e il mare”. A cuba lo sport nazionale è il baseball e la stessa bandiera cubana prende spunto dalla Old Glory. Così la volle il generale Narciso López, intenzionato a staccare Cuba dalla dominazione spagnola per unirsi agli Stati Uniti. La storia poi decretò un altro corso, ma culturalmente le due società continuarono ad andare a braccetto.

Se la Salsa nacque in America, il reggaeton, genere strapopolare oggi sull’isola non è altro che una miscela tra musica giamaicana con influenze del reggae, del dancehall ma soprattutto dell’hip hop di matrice USA. Scena Rap che, nonostante le autorità castriste abbiano cercato di “tenere a bada” arrivando addirittura ad additarla come una ala dei servizi segreti americani, si è sviluppata anche attraverso il mercato nero.

hemingway

Si, perché in tutti questi anni il fenomeno degli “spacciatori di cultura” a Cuba non ha mai smesso di esistere. Libri e dischi provenienti dall’America, sebbene con fatica hanno sempre circolato, rendendo meticci e unici i suoni dell’isola.

Dopo la rivoluzione cubana del 1959 molti musicisti dovettero trasferirsi in un esilio forzato Celia Cruz, Gloria Estefan. Due nomi ad esempio. In particolare Celia Cruz, venne associata ai gruppi anti- rivoluzionari. Sono molti gli artisti dei quali (ufficialmente) a Cuba non sono mai stati venduti dischi ed addirittura i loro nomi vennero letteralmente cancellati nei libri “ufficiali” cubani e messi in quell’elenco “nero” denominato delle “non persone”.

Ora che i due paesi oltre che culturalmente si stanno riavvicinando anche politicamente, cosa ci riserverà la creatività del popolo cubano? Torneranno i dissidenti a rendere ancora più meticcia e magica la musica locale? O avverrà per paradosso un impoverimento ed appiattimento legato agli aspetti negativi della globalizzazione ed all’ingresso in un altro sistema? Presto per dirlo.

Staremo a sentire!



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