Sananda Maitreya, intervista

Sananda Maitreya, intervista

Di Francesca Binfarè

Un viaggio nel tempo, passato, presente e futuro, un viaggio con cui tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. Questo troviamo nel disco di Sananda Maitreya, “The rise of the Zugebrian time lords”, un doppio cd che è un viaggio nel Post Millennium Rock, il genere musicale che definisce la musica di Sananda.

“The rise of the Zugebrian time lords” è il decimo disco da studio di Sananda Maitreya, un concept album che si collega a “Return to Zooathalon” del 2013.

Un disco denso. Da cosa partiamo?

Siamo qui oggi per un motivo (al Grand Hotel et de Milan, a Milano, nda). Verdi è un grande maestro, ha vissuto qui a lungo. Sento un particolare legame con la sua arte, e sono qui per il grande rispetto che ho per lui.

E per quanto riguarda il disco?

È un viaggio attraverso il tempo, che serve a produrre più immaginazione che poi prende la sua strada, espandendosi in diverse direzioni. Scrivere canzoni è una sfida, ma non solo: si tratta anche di creare un intero mondo attorno alla musica. Per ogni mio progetto immagino un sistema di immagini, una realtà collegata. Un giorno mi piacerebbe vedere questo disco rappresentato in teatro. Aggiungo anche che questo è il nuovo capitolo di una saga: il successivo si intitolerà “Prometheus and Pandora”. Prometheus è il padre della civiltà e quindi ha una responsabilità nei confronti degli Zugebrian.

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Ci spieghi chi sono questi Zugebrian time lords?
Sono i signori del tempo, dominano il mondo; la loro paura più grande è che noi, persone, un giorno ci accorgiamo che il sistema in cui viviamo non va bene e ci uniamo per cambiare le cose. Gli Zugebrian sono oppressivi, usano la tecnologia delle comunicazioni e del viaggio nel tempo per controllare le nostre intelligenze e percezioni, possono rubarci il tempo passato e la memoria – che sono indispensabili per non ritrovarci disorientati. Immagino che se gli Zugebrian avessero eliminato dal passato Robert Johnson (bluesman americano, nda) questo fatto avrebbe cambiato i fatti della storia, perché Johnson ha vissuto un crocevia tra presente e futuro. Cancellando lui non avremmo avuto Sinatra, i Beatles, i Rolling Stones… Quello che trovate nel disco è science fiction, ma è anche una metafora dei nostri tempi.

Perché hai scelto di chiamare il tuo genere Post Millennium Rock (dove confluisce tutta la musica che ti piace, dal pop all’opera, dal country alla classica, jazz, rock, blues, reggae)?

Tutto è marketing. Gli artisti dovrebbero seguire solo la loro ispirazione e non statistiche o modelli imposti.

Questo disco è stato scritto, prodotto, arrangiato e interamente suonato da te, tranne la cover “Body & soul” registrata con un’orchestra. Come mai questa scelta?

È solo il frutto dell’amore che ho per la musica, dell’ispirazione, degli studi che mi hanno formato: tutto nasce direttamente dal mio cuore. Quello che ho applicato non è un modello di business; ho scelto semplicemente di espormi per come sono. Fare musica è una sorta di terapia. Per me questo è un privilegio, qui ci sono i sacrifici fatti per arrivare al punto dove sono oggi, ma questo disco esprime anche la grande gioia di essere un artista.

Nel disco hai inserito anche tre cover dei Beatles…

Perché sono canzoni facili da fare e questo aiuta sempre, ma soprattutto le ho messe per la forza del legame che ho con i Beatles: li ho scoperti da bambino e sono il primo ricordo che ho legato alla musica. Spiritualmente dovevo sdebitarmi perché con loro ho preso coscienza della mia musicalità.

Tu hai iniziato la carriera, con successo, come Terence Trent D’Arby, scegliendo poi di cambiare anche legalmente nome in Sananda Maitreya. Visto che parli di tempo, com’è il tuo rapporto con il passato?

Si è trattato per me di un vero cambiamento di vita, un passo necessario che non mi ha richiesto così tanto coraggio. Ci vuole coraggio per scegliere ma io non avevo scelta, si trattava di sopravvivere. Ero diventato una mummia, quasi pronto per essere messo sotto terra. È la fama che ti piazza lì fisso, immobile; dà anche vantaggi, però a un certo punto devi scegliere se crescere come artista o se essere ricordato con quell’immagine nel tempo, proprio come una mummia. Vuoi seguire la tua vita o la tua leggenda? Ecco la domanda che mi sono fatto. Per sopravvivere ho dovuto mettere distanza tra me e le mie prime canzoni. È stato complicato dal punto di vista emotivo, ho trovato un equilibrio nell’allontanarmi dal passato. Ma sono orgoglioso delle mie canzoni, e quando i fan mi fanno autografare i miei vecchi dischi, li firmo tutti.

Hai già pensato a un tour?

Lo sto organizzando. Di certo so che non voglio separarmi dai miei due bambini troppo a lungo, sto cercando un equilibrio tra la musica e la famiglia. Sul sito annuncerò il tour quando tutto sarà perfezionato.

Una curiosità: come mai hai messo dei frattali (oggetti geometrici che si ripetono su scale diverse, nda) in copertina?

Perché i frattali generano energia positiva.


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