Tom Keifer (Cinderella), intervista

Tom Keifer (Cinderella), intervista

Manca una settimana precisa all’appuntamento italiano con una vera e propria leggenda dell’hard rock mondiale. La data da segnare in rosso è quella di Sabato 17 Ottobre a Bologna (Zona Roveri).

Tom Keifer, reduce da un lungo tour americano, arriva in Italia per presentare il suo nuovo album solista “The Way Life Goes” ma anche per riproporre i brani più importanti dei suoi Cinderella, band di cui è stato leader indiscusso e che negli anni ’80/90 ha spopolato con una miscela sonora esplosiva in grado di unire il blues a quello che allora veniva definito glam metal. Cinderella che, a detta di molti – compreso il sottoscritto – sono stati spesso ed ingustamente messi nel calderone delle band glam/hair metal. Nella loro musica c’era molto ma molto di più, e chi ha saputo andare oltre il look e l’atteggiamento lo sa bene. Pezzi come “Long cold winter” e ballate come “Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)” sono e restano perle fuori dal tempo.

Di questo e molto altro ne abbiamo parlato con lo stesso Tom Keifer in questa lunga intervista….

TOM KEIFER

Il tuo tour mondiale sta andando alla grande, finalmente arrivi in Italia. Hai molti fans qui, basta vedere i post sui social network che ti chiamano a gran voce…

Sono entusiasta all’idea. Ci siamo davvero divertiti quando sono venuto con i Cinderella nel 2011 e non vedo l’ora di tornare.

Il tuo album da solista, “Way Life Goes…” ha avuto una gestazione lunghissima, per quali motivi?

In realtà i pezzi sono nati semplicemente suonando in studio, non avevamo nessuna intenzione di farci un disco, ma solo di suonare. E’ andata così per 9 anni, poi ho cominciato ad avere il sentore che questo fosse davvero un album. Un giorno mi sono svegliato e mi sono detto: “Ok, qui ho un sacco di materiale, un sacco di pezzi registrati, ci può uscire un album “. Ho scelto i quattordici pezzi che tra loro potevano stare bene. Abbiamo cercato un’etichetta e l’abbiamo trovata. C’è voluto del tempo perché l’intenzione all’inizio non era quella di fare un album. Stavamo facendo musica per amore della musica.

L’album non è disponibile in streaming su Spotify o altri siti. Una scelta tua?

Sì, lo è. Sai, penso che l’artista o l’etichetta debbano decidere se far parte o no di un sistema che non rende giustiza, anche dal punto di vista economico, agli artisti. Quindi sì, me ne tengo alla larga.

Hai attraversato un lungo calvario per risolvere i tuoi problemi alle corde vocali. Come l’hai superato, e come stai adesso?

Quella è stata una lunga battaglia, stavo lottando con delle corde vocali parzialmente paralizzate. Non ci sono cure mediche per questo problema, perché è neurologico. Mi hanno detto che l’unico modo grazie al quale avrei potuto tornare a cantare era provare ad allenare di nuovo le corde vocali con esercizi e vocal coacher ed è quello che ho fatto durante questi anni. Molti cantanti con questa patologia hanno dovuto smettere. Ho lavorato con molti coacher e ho subito molte operazioni chirurgiche perché mi facevo male provando a cantare in questa condizione. Con il tempo ho sviluppato e imparato molti diversi esercizi e terapie della voce, tutte cose che mi hanno aiutato a portarla dove volevo io. Mi sono ri-allenato, e funziona molto bene adesso. Oggi il suono è buono, se non addirittura migliore di prima.

Non dev’essere stato facile…

È andata bene, è stata una sfida, davvero una sfida, la più impegnativa della mia vita probabilmente.

I Cinderella sono stati una delle più importanti band hard rock fra gli anni ’80 e ’90. Quali sono i tuoi ricordi della “golden age”?

Era un periodo grandioso. Siamo stati molto fortunati a far uscire album e a cominciare in un’epoca nella quale non c’era Spotify, non c’erano streaming. Gli anni ’80 e ’90 erano davvero anni di successo per il rock e per noi è stato un viaggio incredibile sin dall’uscita del nostro primo album. I fan erano semplicemente fantastici, lo sono ancora oggi. È difficile da descrivere, è stato un periodo così incredibile per me, ho dei ricordi molto preziosi di tutti i tour che abbiamo fatto e delle nostre registrazioni, vado molto fiero di tutto, siamo stato molto fortunati ad avere il successo che abbiamo avuto.

La band è stata scoperta per caso da Bon Jovi. Com’è andata esattamente?

È entrato in un locale dove stavamo suonando, lui stava lavorando al secondo album, “7800° Fahrenheit”, in uno studio non lontano da un locale dove noi suonavamo molto spesso, il “The Empire Rock Club”. È venuto una sera dopo aver finito di registrare e ci ha trovati lì all’”Empire”. È tornato e si è presentato, noi sapevamo tutti chi fosse perché “Runaway” era una hit e l’avevamo già visto su MTV. In realtà è arrivato, ha detto semplicemente che gli era piaciuto lo show, si è presentato, se n’è andato. Un paio di giorni dopo ci ha chiamato un suo manager dicendoci che ci aveva proposti alla sua etichetta. È stato grande e gli sono molto grato per qualsiasi cosa abbia detto di noi in quell’ufficio.

Diamo per scontato che i Cinderella siano nello stesso agglomerato del Glam metal, Hair metal, Hard rock, ma il gruppo aveva qualcosa di più: Un forte carattere blues e qualcosa che andava oltre queste strette categorie. Eppure oggi siete ricordati soprattutto come un gruppo Hard rock. Perché, secondo te, la parte blues è messa in secondo piano?

Non sei il primo che mi pone questa domanda. Trovo interessante scoprire come molti sottolineano il fatto che nel nostro stile ci fosse un elemento che di rendeva unici. Al tempo scrivere pezzi per noi era un po’ diverso rispetto a molte band. Di questo si parla sempre. Noi siamo sempre ricordati in quella categoria, è vero, penso che sia per il periodo in cui siamo usciti e quel periodo aveva un suo look e certamente anche noi avevamo quel tocco glam. Spesso i dettagli non vengono separati! Sì, penso che avessimo uno stile diverso e un autentico sapore blues nella nostra musica, quindi… [Pensa]… Non lo so, non lo so. Non ho risposta a questa domanda, probabilmente è a causa del nostro look. Anche se in realtà ne siamo usciti relativamente presto, quindi…

Il nostro sogno: Un tuo album di sole ballate blues. Hai mai avuto questo progetto?

Ci ho pensato, potrei farlo un giorno, un album solo blues intendi? Sì, ci ho pensato. Vedremo.

Il tuo album solista ha ricevuto delle recensioni entusiaste, non solo nel mondo dell’Hard rock. Con la maturità è arrivato forse il momento di conquistare un pubblico più vasto, come ti meriti?

Certo, c’è sempre quest’intenzione, con i Cinderella abbiamo raggiunto la top 40 con diversi pezzi in America. Quindi, sai, sono sempre aperto all’idea di attraversare i confini tra i generi, questo album è piaciuto ed è passato nelle radio fra le 40 migliori degli USA. Il mio approccio alla musica non è legato ad uno stile preciso, immagino che sia ciò che chiamano “multi-format record”. Fa piacere sentire di poter raggiungere un pubblico più vasto.

Sei un maestro di ballads alla vecchia maniera, qual’è il tuo approccio e da dove prendi l’ispirazione quando le scrivi?

Beh… Immagino che la mia ispirazione abbia molto a che fare con i miei ascolti giovanili, “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin, “Dream On” degli Aerosmith. Ero un grande fan di Rod Stewart e di Janis Joplin. In generale amavo tutte le band che riuscivano ad unire pezzi più trascinanti ad episodi più soft, le ballate appunto. Ho sempre amato gli album che riuscivano a mettere insieme tutte queste cose, quindi posso dire di averlo imparato dalle band che ascoltavo da ragazzo. Il resto dell’ispirazione arriva dalla vita, dalle mie esperienze e osservando quelle della gente e del Mondo che mi circonda.

La tua passione per le chitarre è rinomata, quante ne hai e qual’è la tua preferita?

La mia preferita è la mia ’59 Sunburst Les Paul, è una chitarra semplicemente incredibile e probabilmente è quella che ho da più tempo, ci ho registrato in ogni singolo album che ho fatto.

Ha anche un valore sentimentale quindi.

Sì… decisamente un gran valore sentimentale.

L’esperienza Cinderella è finita? andrai avanti da solista?

Con i Cinderella non abbiamo nessun progetto per il futuro. Ognuno sta seguendo un po’ la sua strada, a me piace la band con la quale suono adesso e con la quale lavoro da tre anni. Davvero un grande gruppo di persone e musicisti. Il mio prossimo progetto in studio sarà il seguito di “Way Life Goes”.

Ci sono diverse band oggi sulla scena che fanno Hard rock con forti influenze blues. Ci sono delle band giovani che apprezzi e che consiglieresti?

In realtà io ascolto diversi generi musicali, ma nella scena Hard rock mi piacciono molti gli Hellstorm, sono probabilmente i miei preferiti in quell’ambito, oggi. Cos’altro mi piace? . Mi piaccciono Bruno Mars e gli Imagine Dragons, mi sono un po’ immerso nella loro musica. Questo mi piace. Tre stili molto diversi fra loro.

Che tipo di spettacolo e quale scaletta hai preparato per la tua data italiana?

Sicuramente faremo i pezzi più importanti dei Cinderella e cinque pezzi dal nuovo album solista. Lo show durerà 90 minuti. In termini di performance è quello che la gente si aspetta di vedere, un mix tra Cinderella è quello che faccio da solista. Sarà uno show molto energetico, hard rock, chitarre forti, voci urlanti, ma anche le ballad. Uno show con una dinamica. Faccio quello che ho sempre fatto, solo con una band diversa [ride]. Questo è quello che vi aspetta!

Grazie per la chiacchierata Tom, ci vediamo al concerto. Saremo nel pubblico!

LA DATA ITALIANA
TOM KEIFER
17.10.15 | Zona Roveri, Bologna
Ingresso in prevendita € 25,00 + d.d.p (+ tessera ARCI)
Biglietti in vendita su www.hubmusicfactory.com e sui circuiti di prevendita Bookingshow, Vivaticket e Ticketone.

Ha collaborato all’intervista Bianca Baccetti

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