Tom Keifer, Recensione concerto Bologna 17 Ottobre – Bologna (Zona Roveri)

Tom Keifer, Recensione concerto Bologna 17 Ottobre – Bologna (Zona Roveri)

In questa recensione sarò di parte. E forse questa non è nemmeno una recensione. Impossibile per il sottoscritto lasciare a casa il lato affettivo legato ai Cinderella, la band capitana da Tom Keifer nella golden age dell’hard rock a cavallo tra gli ottanta e i novanta. Nel 1983 nasceva il primo lettore cd, avevo solo dieci anni ma il mio animo rock e la mia attrazione per il suo lato grottesco, colorato, luccicoso si era già esplicitata l’anno prima in un acquisto che destò non poche preoccupazioni in mamma e papà.

Il primo disco preso con la mia paghetta fu Tanz bambolina / Maccheroni elettronici, un singolo del cantautore italiano Alberto Camerini. Era l’estate del 1982. Ve lo lo ricordate? Nulla a che fare con l’hard rock, ma quel look, quell’attitudine “burlesca” e vicina al punk mi aveva già conquistato.

Toniamo al 1983, il primo lettore cd sul mercato, se non ricordo male prodotto da Philips, costava un botto e a dieci anni con una paghetta da bimbo di dieci anni non potevo certo permettermelo. Andai avanti a comprare dischi e cassette per altri tre anni, passando da Camerini a roba un poco più tosta, scoprendo l’hard rock ed in particolare il cosidetto street metal, poi declinatosi nel glam più pittoresco. In questa passione credo ancora non c’entrasse molto la musica, mi piacevano i colori sgargianti dei vestiti di quegli strani “adulti” con i capelli lunghi, così diversi da mio padre, composto dentista dal pelo corto e canuto.

Insomma, i dischi furono il mio primo atto di ribellione.

Nel 1987 il prezzo dei lettori cd iniziò a calare, e mio padre decise di comprarne uno da mettere nella cameretta che all’epoca dividevo con mia sorella. Ricordo ancora l’emozione di quel cartone gigante in casa ( i primi lettori erano enormi!). Il lettore in cameretta c’era, mancavano i primi cd, quelli strani oggetti simili a dischi volanti. In un grigio sabato pomeriggio, di quelli quando Milano era davvero come uno che non l’ha mai vista se la immagina, papà portò mia sorella e me al negozio di dischi e ce ne fece scegliere uno a testa. Elena si buttò su” Faith” di George Michael, io presi “Night Songs” dei Cinderella. Una scelta fatta soltanto in base alla copertina del disco. Ero attratto dai brutti ceffi, non giriamoci intorno.

Per colpa di quel primo cd mi si aprì negli anni a venire, complice anche l’esplosione ormonale tipica dell’età, un Mondo fatto di trasgressioni, chitarre elettriche e belle figliole succinte. A ruota, ma solo dopo i Cinderella arrivarono i dischi di Guns n’ Roses e Motley Crue. I Cinderella rimasero però i miei preferiti. Scoprii grazie a loro che in quel genere musicale oltre al lato estetico, parte su cui obbiettivamente molte band puntavano praticamente tutto, c’era di più. I Cinderella con gli album successivi a Night Song, pur mantenendo quell’alone glam, sorpresero tutti inserendo dosi massicce di blues e ballate degne dei migliori Led Zeppelin. Nella loro musica c’era molto ma molto di più, e anche negli anni successivi all’adolescenza continuai ad ascoltarli. Pezzi come “Long cold winter” e ballate come “Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)” sono e restano perle fuori dal tempo.

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Nei novanta, in America soprattutto, era possibile assistere ad un loro concerto in grossi impianti o addirittura stadi, vendevano un botto di dischi e se la passavano alla grande. Tutti noi sporcaccioni del rock, abbiamo però sempre sognato di beccarli per caso in un pub e goderceli a due passi dal palco, cosi come poteva succedere in una notte a caso girando per Philadelphia, loro città natale. Imperdibile allora l’occasione di poterlo fare, anche se con una ventina d’anni di ritardo e con il solo leader Tom Keifer in tour per presentare il suo disco solista, in un locale sperduto della periferia di Bologna.

Con me un caro amico sulla cinquantina totalmente ignaro di quello che andrà ad ascoltare, gli piacciono i Led Zep e gli Stones, nei giorni precedenti all’evento gli ho promesso che un po’ di Stones e Led zep avrebbe avuto. Si è fidato. In auto con noi una giovane amica che quegli anni non li ha vissuti e vuole vedere l’effetto che fa. Dopo un piacevole viaggio in auto più aperitivo bolognese, ci allontaniamo dal centro e ci avviamo al locale. Zona Roveri, praticamente la zona industriale della città. Come una cattedrale nel deserto si erge il locale, un capiente club vecchia maniera che pare di stare in America. Varchiamo la soglia e come trasportati dalla macchina del tempo veniamo catapultati nel 1987! Capelloni, odore di lacca, stivali da cow boy, pelle, borchie e tanta tanta birra! Rossella, la mia amica, è divertita, l’amico cinquantenne mi guarda perplesso: “Ma… non è che la davanti ce menano? “, lo rassicuro: “is only rock and roll, amigo”. Entriamo nel postribolo, l’atmosfera è calda. Nel brusio generale si spengono le luci e parte l’intro di “Bad seamstress blues”, pezzo che apre l’album “Long cold winter”, una chitarra slide dal sapore blues che mette in pace il mio l’amico cinquantenne: “ok ok, partiamo bene…”.

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Compare Tom sul palco e partono le danze. Il tempo ha tramutato il suo volto, in gioventù quasi effemminato, in una sorta di maschera da rock star vissuta, si muove che sembra un incrocio tra Mick Jagger e Steven Tyler. Ci piace. Uno dietro l’altro inizia a snocciolare i classici della band (Heartbreak Station, Shelter me…), molti dei quali ri-arrangiati enfatizzandone l’anima blues, confermando un po’ quello che ho sempre pensato, dietro l’estetica dei Cinderella c’è, c’era molto di più. Contenti tutti, io, il mio amico, Rossella. A pubblico caldissimo arriva il momento del lentone ”Don’t know what you got till it’s gone”, occasione particolarmente emozionante, considerando che Tom ha voluto dedicarlo alla moglie (e sua corista, in occasione del tour europeo sostituita da un’altra) ricoverata in ospedale per un piccolo intervento, chiamandola al telefono e facendole ascoltare il coro bolognese. Accontentati anche i teneroni.

Su “Night song”, pezzo del primo album, il più heavy, si è scatenata in particolare l’ala metallozza. Soddisfatti tutti, anche chi aspettava i brani del suo album solista, cinque in tutto. Nel finale spazio alle cover, su tutte la conclusiva “It only rock n roll”, a chiudere oltre che il concerto, un vero e proprio cerchio. Si perché con il tempo la voce di Tom, per paradosso anche grazie ai suoi problemi alle corde vocali, si è fatta ancora più matura, così come abbiamo trovato enfatizzata quella sua anima rock blues che, c’è ancora tempo, potrebbe (e noi ce lo auguriamo, perché lo merita) portarlo alla ribalta di un pubblico più ampio, rispetto al simpatico ed entusiasta manipolo di nostalgici presenti a Bologna.

Il concerto finisce, l’amico cinquantenne mi ringrazia per avergli aperto un Mondo, Rossella mima il gesto della chitarra sorridendo a sessantanove denti, io mi faccio l’ultima birra che tanto non devo guidare e via, tutti verso il parcheggio, che ci sono due ore abbondanti di viaggio da fare, accompagnate da quel piacevole fischio nell’orecchio misto ad adrenalina che solo un grande live rock ti può dare!

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