Benjamin Clementine, recensione concerto, Auditorium di Milano

Benjamin Clementine, recensione concerto, Auditorium di Milano

Dopo gli attentati di Parigi, questo è il primo concerto che abbiamo visto. Non di musica rock, un live da ascoltare, da vedere seduti, … scappare sarebbe stato più difficile… C’è tanta gente, proprio tanta, fuori neanche una pattuglia, un poliziotto, niente. Entriamo e la prima cosa che ci diciamo è: “Siamo vicini alle uscite di sicurezza, bene.” Lo diciamo un po’ sorridendo un po’ no. Chiudono le porte dietro di noi. Ogni volta che si riaprono guardiamo chi entra, sia mai che sia un attentatore. La musica è lieve, dolce, Benjamin è meraviglioso. Quando inizia a cantare con più fervore, quando si aggiunge anche il battersita, per un attimo provo fastidio, non riuscirei a sentire e distinguere subito degli spari, c’è troppo caos… mi agito. Poi torna la calma, Benjamin continua a cantare solo con il suo piano, che suona divinamente. Ci veniamo spesso all’Auditorium, per sentire la musica classica, ci fa sorridere vedere tutti questi indie all’Auditorium, gente che a sentire Mahler, Beethoven, di solito non si vede mai. E si vede che non sono abituati a entrare qui, alcuni chiacchierano, altri, ancora più insopportabili, stanno per tutto il tempo al cellulare, a scrivere su Facebook, ma come si fa? Poverini, non sanno più ascoltare, non sanno più stare con le mani in mano, non sanno più stare da soli con se stessi, non gliene frega niente di niente. Eppure potrebbe entrare qualcuno e ucciderci tutti, e loro, invece che godersi gli ultimi attimi felici della loro vita, stanno lì, al cellulare, a scrivere cose insignigìficanti. Uno non sa neanche a chi scrivere, entra ed esce in maniera ossessiva da tutte le App possibili e immaginabili, mentre Clementine è lì per noi a dare il meglio, con la sua voce, la sua grandezza, a piedi scalzi, a petto nudo, con una giacca lunga che gli arriva ai polpacci.

Le nostre vite sono cambiate, inutile che ce la araccontiamo. Stavamo lì e pensavamo: “Quelli al Bataclan potevamo essere noi, sì, perché noi ai concerti degli Eagles of Death Metal ci siamo andati, e continuiamo ad andarci ai concerti, e potrebbe succedere di nuovo.” Ma i terroristi non hanno vinto, no. Benjamin, pur avendo vissuto in Francia, non dice mezza parola sugli attentati, e fa bene, w il ritorno alla normalità. Tra un pezzo e l’altro sorride, sussurra due battute, dice “grazie” in italiano, durante il bis suona “Caruso” di Lucio Dalla. E noi siamo lì al suo concerto, mica siamo rimasti a casa terrorizzati, impauriti. Siamo usciti e ci siamo detti: “Se qualcosa deve succede che succeda, perché non ci fermeranno, non cambieremo le nostre vite per loro.” No, non ci faranno rinunciare alla libertà, alle gioie della vita e ai suoi piaceri, quei piaceri che questi terroristi considerano errori, schifezze di noi occidentali. Ci vogliono annientare, ci vogliono distruggere, ci vogliono sottomettere, vogliono farci diventare come loro, ma non ci riusciranno. Siamo Parigi, ma siamo anche il Kenya, Beirut, la Russia, la Tunisia, New York. Siamo Palmira e Charlie Ebdo. Siamo occidentali e fieri di esserlo, siamo laici, siamo in qualche modo liberi, liberi di amare, di essere gay, di ascoltare musica, liberi di abortire o fare figli, di scopare con chi vogliamo, di sposarci o restare single. E a questi terroristi proprio non va giù. La verità è che ci invidiano, perché loro non ne sono capaci, perché sono ignoranti, sono stupidi, non hanno le capacità e la volontà di essere liberi, di pregare un Dio senza uccidere. Che poi Dio, una volta arrivati di là, questi cazzo di kamikaze non li premierà, perché hanno ucciso, perché hanno fatto del male. Perché nessuno li fa ragionare su questo? Poveri illusi. Le vergini non le troveranno, e magari la verità è che di là non ci troveranno proprio niente, ma vaglielo a spiegare a questi bastardi. Non bastardi musulmani, tranquilli, bastardi terroristi, ma chi ha scritto che Libero meriterebbe una bomba in redazione o di fare la fine di quelli di Charlie Ebdo, bè, forse un paio di terroristi meriterebbero loro di incontrarli, così, per farci due chiacchiere.

Ma a parte questo. Eravamo al live di Benjamin, un live intenso e bellissimo, anche se forse meno coinvolgente di quello che avevamo visto a Elita. Benjamin era in forma, ha suonato per un’oretta e mezza, anche perché il repertorio è ancora scarno. Siamo stati contenti di vedere che la musica che vale la pena di essere ascoltata fa ancora il pienone, altro che talent o becera musica italiana. E quando sono arrivati brani come Condolence, I won’t complain e la struggente Cornerstone, sono state lacrime. Sì perché Benjamin ti fa scendere le lacrime, è roba seria, e siamo andati a vederlo nonostante siamo in guerra, nonostante siano morte centinaia di persone a un concerto pochi giorni fa, perché nessuno fermerà la musica, nessuno ucciderà la nostra libertà.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=7Dc5BQ31iLw”]

Foto report di Sergione Infuso



Related Articles

Lo Stato Sociale, foto report al CarroPonte – 8-6-2018

Lo Stato Sociale fa tappa al CarroPonte di Milano con Una vita in vacanza Tour l'8 giugno 2018. Il nuovo

MC5, foto report all’Alcatraz – 21-11-2018

Il 21 novembre all’Alcatraz di Milano è prevista l’ unica data italiana degli MC5 che per il 50° anniversario di

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.