Fenoglio e il suo “passaggio al bosco”

Fenoglio e il suo “passaggio al bosco”

Di: Andrea Garibaldi

Ho letto recentemente Il Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio e, come gran parte della critica, mi sono soffermato su uno dei suoi più famosi passi: «partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità», dice il personaggio di Monti (nella realtà Pietro Chiodi, professore di Fenoglio al liceo, filosofo e partigiano anch’egli).
La mente è subito volata ad un’altra lettura, che ha ispirato il titolo dell’ultimo mio disco in trio. Si tratta del Trattato del ribelle, dello scrittore e filosofo tedesco Ernst Jünger, in particolare quando si afferma che:  «[…] sia con la sua opera sia con la sua vita, il poeta manifesta l’enorme superiorità del regno delle Muse su quello della tecnica, e aiuta l’Uomo a ritrovare se stesso: il poeta è Ribelle.»
Il ribelle jüngeriano è un anarca, l’individuo che, imprigionato, massificato e controllato dai leviatani moderni (regimi totalitari nazisti, fascisti, comunisti, ma anche regimi democratici), decide di “passare al bosco”, di dissociarsi dalla massa, per ritrovare un senso primigenio in un luogo mitico, favoloso, esoterico, chiamato “bosco”. Ma «il bosco è ovunque», avverte lo scrittore, ricorrendo a una metafora molto efficace in quanto «la dottrina del bosco è antica quanto la storia dell’uomo, e forse persino più antica». Bisogna certo avere una particolare sensibilità per rivelarne i segni, ma è facile rinvenire quanto nelle fiabe, nei testi sacri, nei miti e nelle paure e nei giochi infantili, “il bosco” sia presente in modo massiccio. Nel testo “colui che passa al bosco” è reso in italiano con “ribelle”, ma in tedesco è la parola Walgänger ad essere utilizzata e ciò è ancora più affascinante in quanto, avverte il traduttore, «Il termine risale a un’usanza dell’antica Islanda dove nell’Alto Medioevo i proscritti, i fuorilegge, i ribelli insomma, si ritiravano in luoghi deserti e selvaggi nei quali conducevano un’esistenza libera ma quanto mai rischiosa».
Il Walgänger, insomma, è colui che dice “No”, «chi nel corso degli eventi si è trovato solo, senza patria […]. Colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà».
Il collegamento con Fenoglio è molto intuitivo, anche se non scontato: in entrambe le opere non c’è un’ideologia politica sottostante. Fenoglio prima della guerra era un monarchico e durante la Resistenza, dopo un’iniziale e casuale fase coi “Rossi”, si arruola nelle formazioni “Azzurre”, coi badogliani. E’ piuttosto una questione esistenziale che accomuna i due testi: “Ribelle” è un modo di essere, opporsi all’automatismo del sistema, prendere coscienza di sé e della propria libertà, sconfiggere l’angoscia e la paura andando “oltre la linea” nella condizione spirituale del “bosco”.
Proprio il termine “angoscia”, parola-chiave esistenzialista, viene ripresa dal professor Chiodi quando spiega: «Vedi, l’angoscia è la categoria del possibile. Quindi è infuturamento, si compone di miriadi di possibilità, di aperture sul futuro. Da una parte l’angoscia, è vero, ti ributta sul tuo essere, e te ne viene amarezza, ma d’altra parte essa è il necessario “sprung”, cioè il salto verso il futuro». E sprung è un concetto usato anche da Heidegger che fu amico di Jünger.
Il poeta-ribelle Fenoglio, con il suo Johnny, fa un “salto” nel bosco, si dà alla macchia, fa una scelta solitaria e cosciente, diventa Partigiano. In modo molto simile Jünger descrive il suo Walgänger, il proscritto dalla società che vive ai margini, avendo scelto la libertà e ritrovato il proprio io. Allo stesso modo Il Partigiano Johnny non si configura come una narrazione documentaristica della vita durante la Resistenza (da qui lo scarto nei confronti del Neorealismo), ma diventa epica, immagine totale del mondo e della condizione umana, «modo tragicamente perfetto di essere al mondo» come scrive Giulio Ferroni. In tutti e due i casi “il bosco” si carica di significati e persino nel romanzo, dove il salto è reale e autobiografico, acquista connotazioni altre, che alludono alla sua simbologia.
Ed è nei “rittani” (termine fenogliano, tratto dal dialetto piemontese), queste valli incassate tra due colline, tipiche del paesaggio delle Langhe, in ombra, coperte di vegetazione, profonde fino ad un torrente, che si rifugiavano i ribelli-partigiani: «Il luogo nascosto dalla strada principale, quella battuta dalla squadriglia nazista, è il luogo dell’infanzia e del senso nascosto dell’origine.» scrive Vincenzo M.Frungillo. Nel romanzo questa discesa nei rittani si ripete ciclicamente, è un topos. E ciclico è il risveglio dell’uomo da epoche di sottomissione e di guerra, ciclico è il suo “passaggio al bosco”, il risveglio dei suoi istinti di libertà e del suo spirito.

Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa più semplice.

Anche la canzone Complainte du partisan (adattata da Leonard Cohen in The Partisan), nella sua versione originale, recita «la libertà tornerà / saremo dimenticati / rientreremo nell’ombra», a suggerire che la lotta sarà permanente, che Partigiano è “parola assoluta” e, una volta scelto, lo si è per sempre, come dopo essere “passati al bosco” si è Walgänger.

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Andrea Garibaldi è un pianista nato a Camaiore (LU) nel 1983. Dopo aver conseguito la maturità scientifica-tecnologica all’Itis di Viareggio, si iscrive alla facoltà di Lettere all’università di Pisa, laureandosi con una tesi su Vasco Pratolini. Inizia a suonare il pianoforte all’età di 7 anni, ma abbandona gli studi classici per dedicarsi alla musica leggera e ai cantautori italiani. Dai 13 inizia una serie d’esperienze che lo porteranno ad imparare diversi strumenti da autodidatta: la batteria, il sax, la chitarra e la voce. Intraprende lo studio del jazz inizialmente con Maurizio Bertozzi poi sotto la guida di Riccardo Arrighini. Dal 2008 segue i workshops romani del leggendario pianista bebop Barry Harris. Partecipa ad un seminario con il bassista americano Steve Swallow nell’ambito di BargaJazz 2010. Ha suonato alle fasi finali di diversi concorsi: Premio Internazionale Massimo Urbani 2008 (MC), Concorso Pianistico Luca Flores 2008 (FI), Chicco Bettinardi 2009 (PC); e con il gruppo Strani Poeti a: Waltex Jazz Competition 2009 (PG) Tuscia in Jazz 2009 (VT), Barga Jazz Contest 2009 (LU). Nel 2009 partecipa alla realizzazione e agli arrangiamenti dell’album dello scrittore e cantante Luciano Federighi, On the streets of Lonelyville, con ospiti Alberto Marsico e Diego Borotti, pubblicato nel 2010 per la PushIn Records. Da allora accompagna Luciano Federighi e suona nei suoi successivi dischi Blue&Moonbeans on the Menù (Appaloosa Record, 2013) e By the Lonely Lights of the Blues (Appaloosa Record, 2015). Tra il 2009 e il 2010 suona con la RockOpera nel tour di Jesus Christ Superstar. Nel 2011 suona in Cinema, il nuovo album del bassista Andrea Fascetti, a fianco di Massimo Manzi. Nel 2012 segue un masterclass di 4 giorni con Enrico Pieranunzi. Vince il premio“Henghel Gualdi 2012”assieme ad Elisa Mini, nell’ambito del Festival delle arti di Bologna. Dagli inizi del 2012 forma un trio a suo nome, con Fabio di Tanno al contrabbasso e Vladimiro Carboni alla batteria, dove suona tutte sue composizioni originali. Il trio arriva in finale all’European Jazz Contest 2012, suonando al Parco della Musica di Roma, unico gruppo italiano ad essere stato selezionato. Nel 2014, con il trio di Andrea Fascetti, registra Travels in Europe, insieme a Fabrizio Bosso. L’Andrea Garibaldi Trio incide 2 EP (2012 e 2014) ciascuno con 4 pezzi originali. Nel 2015 esce il primo album ufficiale, Passaggio al bosco, per la Emme Record Label. Molte le collaborazioni e le formazioni nel ruolo di sideman: Andrea Fascetti Trio (con Massimo Manzi), Il Cattivo Tenente Trio, Alessio Bianchi Quartet, Marco Benedetti Sextet, Luciano Federighi Band, Nino Pellegrini Trio e molti i cantanti della scena toscana che accompagna tra i quali Michela Lombardi, Elisa Mini, Emiliano Loconsolo. Altre formazioni (musica d’autore): David Paolinetti, Angiolino & his band. Dal 2006 svolge un’intensa attività live che ruota attorno all’ambito jazz, ma abbraccia anche generi affini, collaborando assieme a molti musicisti.
A livello jazzistico ha suonato tra gli altri con: Massimo Manzi, Riccardo Fioravanti, Fabrizio Bosso, Nico Gori, Achille Succi, Dimitri Grechi Espinoza, Marco Panascìa, Andrea Melani, Vittorio Alinari, Marco Bartalini, Nino Pellegrini, Luciano Federighi, Michela Lombardi, Luca Tozzi.
Ha partecipato a numerosi festival tra cui: Sabina Music Summer (2015), Barga Jazz Festival (2011-2012-2013-2014-2015), Music Factory Jazz Fest (2015), Porretta Soul Festival (2008), Primavera Jazz (2010), Massarosa Jazz (2010-2012-2014), Blue Sacco (2012), Spotorno Jazz Festival (2013), Lucca Jazz Donna (2013)

Discografia

•    Luciano Federighi, By the Lonely Lights of the Blues, Appaloosa Record, 2015
•    Andrea Garibaldi Trio, Passaggio al bosco, Emme Record Label, 2015
•    Andrea Fascetti Trio Meets Fabrizio Bosso, Traveling In Europe, Liberi Sensi 2014
•    Viviana Zanetti Quartet, Be Happy, 2014
•    Luca Bellotti Quartet, Acchiappafarfalle, Vinile Myrope, 2014 (tracce 2-3)
•    Andrea Garibaldi Trio, EP 2014 (The Caprona Session)
•    Alessio Bianchi Quartet, Song for you,  Vinile Myrope, 2013
•    Luciano Federighi, Blues and Moonbeans on the menu, Appaloosa Records, 2013
•    Andrea Fascetti Quartet feat. Michela Lombardi, Pop Music, 2013
•    Andrea Garibaldi Trio, EP 2012
•    Fabrizio Bertolucci, ¼ Unquarto, 2012
•    Marco Benedetti Sextet, Testa di Jazz, 2012
•    Angiolino&his band, DarkRoom Studio, 2012
•    Andrea Fascetti Trio (feat.Massimo Manzi e Marco Bartalini), Cinema, 2011
•    David Paolinetti, Problematico, 2011
•    David Paolinetti, La bocca negli occhi, 2011
•    Luciano Federighi, On the streets of Lonelyville, PushIn Records, 2010
•    Luca Bellotti Quartet, Massarosology, 2009
•    Malamente, 2009
•    Strani Poeti, 2009
•    Andrea Garibaldi Trio (feat. Riccardo Fioravanti e Andrea Melani), 2008
•    AA.VV., Duemila papaveri rossi, Stella*Nera 2008 (con i Kinnara, Tributo a de André)
•    StandFand, La strada dei ricordi, 2003
•    Numerico, Un mare di guai, 1999


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