Frank DD & Friends, intervista

Frank DD & Friends, intervista

La gioia del palco, della musica, dell’arte

Ci sono due tipi di persone al mondo: Quelli che sanno cosa vogliono e quelli che non sanno cosa vogliono. L’entusiasmo, il talento, la gioia, la passione spesso stanno coi primi. Voglio partire da considerazioni tecniche. A un occhio attento non può sfuggire la preparazione, la coreografia, la composizione varia del gruppo, la sicurezza con la quale dominano il palco. A un orecchio attento non può sfuggire la qualità della loro musica. Non c’è un solo membro del gruppo che non sia un musicista di professione, non c’è un solo membro che non sia pieno di idee e energia. Questi ragazzi non hanno da invidiare niente a nessuno. Li ho conosciuti durante una serata che tutto sommato non permetteva alla band di esprimere a pieno il proprio potenziale. Ristrettezze sceniche e stilistiche non hanno però impedito ai Frank DD & Friends di mettere su una serata assolutamente travolgente nella sua essenzialità. Questo non è da poco, visto che per i Frank DD & Friends l’arte va oltre la performance musicale. Lavorano con un collettivo di artisti, da videomaker a ballerini, da fotografi ad attori, e la loro “carovana” di solito non manca durante i concerti. Nella band stessa i musicisti non sono solo musicisti; sono attori, mimi, ballerini, artisti eclettici ed entusiasti. Un’arte con la quale hanno molta confidenza è di sicuro il divertimento.

Sul loro canale youtube c’è una tale vasta gamma di cose genuinamente divertenti da farvi passare la voglia delle serie TV.

Ovviamente, il fulcro del loro vortice artistico e performativo resta la musica. Non trovo termine migliore per descrivere il loro genere di quello che loro stessi hanno coniato: “Pop in levare”. Nell’intervista ci rispondono in modo esaustivo, ma forse si può intuire già da adesso l’unione armonica fra il pop e il reggae. Ma non solo il reggae: Il progressive, il rock. La varietà delle esperienze musicali dei membri del gruppo ha creato una fucina di generi diversi e di originalità. Consci del loro talento, ricercano l’orecchiabilità ma non sono disposti a sacrificare il loro gusto. Come hanno più volte enfatizzato, “commerciabili ma non commerciali”.

Il progetto è giovane ma ma l’esperienza, la professionalità, il talento e l’energia di ogni membro della band li porterà sicuramente in alto. D’altronde, anche con questa formazione non sono estranei ai grandi palchi, avendo aperto già agli Africa Unite il 19/09 di quest’anno all’Urban Ecofesival.

F2

I Frank DD & Friends sono quella che si dice una ventata d’aria fresca. Sono semplicemente, schiettamente simpatici. Di una sincerità aperta e accogliente, hanno la passione della musica come pochi. Con loro la musica trova il suo significato più atavico e umano: Musica come emozione, intrattenimento, spettacolo, come voce della gente, della protesta, della verità. Musica significa allegria, ma significa anche consapevolezza. Significa energia, ma anche riflessione. Significa condivisione, ma anche introspezione. La musica è uno strumento di espressione dell’umanità, un vettore di istanze sociali, un vortice di vita. Riprendono possesso della lingua italiana per lanciarla in una sfida nuova e originale, all’insegna del reggae, del pop, del prog, della buona musica. Lascio che si presentino loro stessi in questa intervista un po’ fuori dal mondo. Dopo averli visti la prima volta e inseguiti per intervistarli, mi hanno invitata per un po’ di vino e lasagne per fare una chiacchierata con calma, ma una chiacchierata con questi ragazzi non può essere all’insegna della calma. Fra risate, scherzi, comicità improvvisata e riflessioni, io, loro, la loro talentuosa fotografa Benedetta Taddei e due amiche venute a darmi manforte abbiamo passato una serata che ricorderò sempre con piacere.

Mi hanno raccontato del loro collettivo artistico, del senso che danno alla musica, delle street performance, del loro disco passato e di quello che arriverà nel 2016. È un’intervista da divorare, piena di riflessioni e considerazioni sul mondo che vivono i giovani musicisti italiani oggi. È solo un peccato non poter trascrivere le battute, gli sketch, gli spettacolini che hanno fatto per noi!
Vi lascio ai voli pindarici di Francesco “Frank” Diddi (il Cervo), Maurizio Pagano (il Leone), Edoardo Buricchi (la Lince), Amedeo Ponzecchi (la Volpe), Leonardo Fibucchi (il Cerbiatto), Enrico Buricchi (il Gatto), Filippo Stasi (il Gorilla) e Alessandro Lelmi (il Cinghiale). Praticamente, uno zoo.

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Io non posso che augurare a questi ragazzi tutta la buona sorte di questo mondo, anche se sono sicura che non ne avranno bisogno. Solamente un po’ di tempo si interpone fra loro e i loro obiettivi, ne sentiremo di sicuro parlare ancora. Una band nuova tutta da esplorare.

Parlatemi di questa definizione che avete scelto, « pop in levare ». Da dove viene? 
Quali sono le vostre origini musicali?

Gatto: Nasce dal fatto che veniamo da generi diversi. Ad esempio il cantante Frank, Leonardo il tastierista e il batterista Filippo hanno suonato perlopiù rock, metal, progressive, mentre io, ovvero Enrico il bassista, Amedeo alla chitarra, Edoardo alla tromba e Maurizio il percussionista veniamo dal raeggae. Abbiamo fuso questi due generi venendo in contatto, mettendo in primo piano i testi di Frank, quindi uno stile cantautoriale italiano con influenze progressive ma con una base musicale più in levare. Dalla fusione di queste cose è venuta questa specie di pop-raeggae, che chiamiamo appunto pop in levare!

Come vi siete incontrati e com’è nata la vostra attuale formazione?

Volpe: Suonavamo insieme in altre formazioni prima. La cosa bella è che abbiamo inciso il disco prima di conoscerci! Frank aveva tirato su un piccolo studio di registrazione da lui e invitava tutti noi a collaborare e registrare per la realizzazione di questo disco e alla fine è venuto fuori il disco del Natale del 2013.

Per fare i regali.

Volpe: Per fare i regali. Sì, abbiamo usato questa scusa… Era anche un limite di tempo imposto. Una regola.

Il tutto senza conoscervi. Quando poi vi siete conosciuti è stato uno shock?

Volpe: S… No, dai! Più o meno ci conoscevamo già.

Frank: Per me, che adoro far incontrare la gente, è stato molto emozionante. Per me è stato un bel flash.

Valentina (amica): Come mettere due insetti in una teca e guardare cosa fanno… Una specie di esperimento sociale.

Frank: Sì, sì, io per esempio facevo le feste in montagna per questo.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Vi autoproducete o avete rapporti con un’etichetta?

Cerbiatto: Allora, per quest’anno il progetto che ci sta più a cuore è l’uscita dell’ultimo disco che abbiamo fatto quest’estate, registrato a Prato allo studio Sonoria Recordings con Andrea Benassai. Il disco si chiama “Dannata dimensione” ed è una raccolta del lavoro svolto durante l’anno. Abbiamo programmato l’uscita intorno all’inizio del nuovo anno. Un disco prodotto e pensato collettivamente dai membri della band, a differenza del primo, “Radio Nigeria”. È il primo vero prodotto dei Frank DD & Friends. Ovviamente seguirà il tour per tutta italia. Si spera. Il nostro obiettivo è farci conoscere.

Come vi gestite questo inizio di carriera in una città come Prato?

Prato non è la più piccola fra le città, ci sono situazioni più difficili. Per iniziare il nostro percorso abbiamo scelto di rifarci sull’esperienza che abbiamo. Frank, il nostro leader, ha un’esperienza ventennale nel campo della musica, se non maggiore. Ha visto tanti mondi diversi, ha suonato in tantissimi gruppi, di tutti i generi, e quasi tutti gli strumenti musicali! Tramite la sua esperienza e i consigli che ci hanno dato, persone nel mondo del lavoro, fra le quali appunto Andrea Benassai, con il quale abbiamo registrato il disco, agenzie stampa, agenzie di booking, amici produttori e altri. Attraverso tutte queste fonti abbiamo deciso che la strada da seguire per noi, che è la stessa che seguono tutti quelli che vogliono fare il salto di qualità, è quella di affidarci a dei professionisti, sia per la registrazione del disco, sia per l’agenzia stampa, sia per il booking… Creare un pacchetto in modo tale di essere una vera e propria azienda. Oggi nella musica bisogna considerare che è un ambito nel quale girano i soldi, e dove girano i soldi contano i prodotti e come ci si sa vendere.

Già, tu sei l’ingegnere…

Volpe: Diciamo che questa era la spiegazione ingegneristica! Oggi è difficile trovare un produttore che venga e dica: “Ok, tu sei bravo, mi piaci, quindi investo su di te”. Noi siamo ragazzi con una passione, più che guadagnare spendiamo. Siamo sempre dietro agli investimenti, abbiamo tanti costi da affrontare, il disco ci è costato molto. Stiamo investendo su noi stessi. È una realtà difficile, bisogna essere i produttori di sé stessi a meno che non arrivi un produttore e ti veda già come un “pacchetto completo” pronto da vendere. C’è chi ci riesce e fa il salto di qualità, fra virgolette…

Cerbiatto: Dall’avvento di internet è molto difficile stabilire una vera meritocrazia. Semplicemente, più numeri hai, più vali. Per chi ti deve vendere, non ha importanza se piaci a lui personalmente o se vede che fai un bello show, semplicemente se hai più numero sei un prodotto migliore. Qualsiasi produttore preferirebbe investire su un prodotto migliore, piuttosto che su un artista migliore. Bisogna fare delle considerazioni di mercato!

Come avete già accennato, “commerciabili, non commerciali”, giusto?

Frank: L’ensemble di musicisti riunito ha l’obiettivo di riuscire, nei limiti concessi dalle possibilità, di rendere la musica una quotidianità.

Parlatemi di questo disco che deve uscire. Cosa significa per voi, cosa rappresenta?

Frank: Quando ci siamo messi in marcia con il secondo disco abbiamo preso veramente coscienza delle potenzialità della band e del progetto. Eravamo già riusciti a far uscire un album piacevole, commerciabile, di gusto.

Frank: Abbiamo deciso di investirci e di lavorare, innanzitutto alla stesura di nuovi brani incentrati su temi attuali e che potessero piacere ma allo stesso tempo esprimere delle realtà dure. Un mix. Abbiamo messo pezzi semplici con pezzi più di protesta.

Gatto: Di denuncia sociale!

Frank: Bravo, gatto. Sì, di denuncia sociale.

Gatto: E ambientale!

Frank: Sì, ok… Da qui “dannata dimensione”. Da sempre la musica rappresenta la voce del popolo.
Come i giullari nel medioevo, gli unici in grado di schernire i potenti, noi abbiamo deciso di fare un riassunto delle problematiche attuali. Tramite un genere allegro. Siamo un insieme organico ma variegato. Dai ragazzi giovani come Leonardo, che ha 21 anni, ai più maturi. E abbiamo deciso tutti insieme di buttarci su queste tematiche. Come “Finestra su Babylon” o “Dannata Dimensione”. I testi per noi sono significativi, ma l’umore è sempre allegro. Praticamente, facciamo canzoni con l’idea di venderle anche nei villaggi turistici!

(Risate)

A parte gli scherzi, cose che piacciono a tutti, ma che piacciono soprattutto a noi.
E soprattutto fare un tipo di musica che porti nel pubblico tante ragazze.

(Risate)

Siete i primi! Rivoluzionari!

Insomma, così è il nostro “Pop in levare”.

I vostri gruppi preferiti, le vostre influenze?

Lince: Come abbiamo già detto, ogni membro del gruppo viene da un background diverso. Io più dal raeggae, dal funk… Frank viene dal prog e nei pezzi tutte queste influenze si sentono. Ognuno porta il suo mondo nei pezzi. Testi cantautoriali, tastiere raeggae, stacchi prog…
Ma una cosa ci accomuna tutti: Abbiamo un gusto funk. I prossimi prezzi infatti andranno in quella direzione. Vogliamo fare un raeggae particolare, non banale, che si leghi all’italiano.

Siete in otto. Lavorate sempre tutti insieme? È facile trovarvi d’accordo?

Volpe: Dipende! Prendere una direzione unica non è facile, siamo persone di età diverse, storie diverse, caratteri diversi. Ma forse è proprio questa differenza che c’è fra di noi che ci contraddistingue e ci unisce. Siamo un po’ come una famiglia. L’esperienza dei più grandi, la freschezza dei più giovani, da chi è nel periodo in cui vuole svoltare del tutto… Ci sono vari colori.

Parlatemi del vostro stile di performace sul palco, della vostra idea di spettacolo.

Frank: Noi facciamo questo per prima cosa perché ci divertiamo. Sul palco è la dimostrazione al pubblico di questo nostro divertimento, portiamo la nostra essenza. Generalmente cerchiamo di creare situazioni allegre, vogliamo trasmettere il nostro divertimento.

Cerbiatto: Lo spettacolo non si limita alla musica. Frank mentre fa una cosa, già ne pensa un’altra…

Frank: Noi siamo nati come una famiglia di musicisti riuniti, ma non solo musicisti. Ci sono ballerini, mimi, attori… L’idea è come quella di Andy Wharol con i Velvet Underground: Unire alla musica altre arti. Noi collaboriamo infatti con dei videomaker e artisti di strada, graffitari, ballerine. Abbiamo molti progetti. Abbiamo anche un sarto personale, che fa vere e proprie opere d’arte da indossare. Si sta creando una comunità artistica, un’unione di artisti di ogni genere. La nostra forza è dare spazio a tutti. Come dice un nostro pezzi, “cooperation, no competition”. Quando abbiamo avuto il palco d’apertura agli Africa Unite, con noi c’erano le ballerine. Vogliamo che ognuno metta in risalto se stesso e il progetto. Da qui Frank DD & “Friends”. Gli amici sono tutti. Di idee ce ne sono tante.

Qualche frase ad effetto per chiudere? 

Frank: Cooperation, no competition!

PHOTO © BENEDETTA TADDEI

 



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