Le 10 canzoni più tristi del Mondo (secondo JayMag)

Le 10 canzoni più tristi del Mondo (secondo JayMag)

Archiviato Halloween e e sue feste in cui la morte si prende di petto (e per il culo) vestendosi come degli Zombie, abusando di sangue finto e sfoggiando le nostre espressioni più trucide (per poi ballare nel 90% dei casi robe tipo “Hanno ucciso l’uomo ragno”), oggi si fa sul serio. Passata la sbornia post party, è tempo di procurarci una sana e reale tristezza.

Ecco allora secondo noi le 15 canzoni più adatte a farsi scendere il morale sotto le caviglie per una serata davvero davvero triste…

Robert Wyatt – Shipbuilding

Questa vi manda subito sotto. Parte con una voce quasi sussurrata ed un incedere psichedelico. Quelle che racconta il buon Wyatt però non sono favole della buona notte. Il pezzo narra la battaglia di una comunità industriale che costruisce le navi, navi con cui i loro figli andranno a fare la guerra, e probabilmente a morire.

Nine Inch Nails – Hurt

Canzone triste per antonomasia. La versione più conosciuta è quella solo voce e chitarra di Johnny Cash, benché strepitosa, preferiamo mettere tra le 10 la versione dei NIN, ancora più oscura ed inquietante. La canzone si trova all’interno del concept “The Downward Spiral” del 1994, in cui tra suicidi, droga e solitudine non ci si fa mancare niente. Tristezza totale!

Antlers – Kettering

La “simpatica” trama del pezzo racconta del rapporto umano tra il paziente di un ospizio, malato terminale di cancro, ed un infermiere che lo accudisce. Straziante!

Eric Clapton – Tears in Heaven

Da un pezzo meno conosciuto ad un classico della tristezza. Il celebre brano fu scritto da “Mano lenta” Clapton dopo la scomparsa del figlio (avuto con Lori del Santo), volato dal 53esimo piano di un grattacielo di N.Y. La voce di Clapton nel brano è quasi impercettibile, spezzata dal dolore.

George Jones – He Stopped Loving Her Today

Dal blues cantautorale di Clapton ad un classico del country americano, che a differenza di quello che si pensa non tratta solo di cavalli e cow boy. Il pezzo parla di un amore talmente difficile da portare alla morte. Curiosità: “He Stopped Loving Her Today” è stata cantata al funerale dell’artista.

Elton John – Candle in the Wind

Alternando pezzi meno conosciuti a calassici, bhe, qua si va sul “superclassico”!. Lo sanno anche i muri, il celebre brano di Elton John è stato cantato al funerale di Lady D. In realtà il pezzo, da molti erroneamente considerato scritto appositamente per Diana, fu scritto nel 1973 per ricordare la “strana” morte di Marilyn Monroe.

Queen – The Show Must Go On

Ok, altro superclassico, ma non può mancare. Il celebre pezzo, il cui titolo è divenuto un vero e proprio modo di dire, chiude l’album “Innuendo”. Se quando uscì il testo venne letto come una (quasi banale) riflessione sul senso della vita, a posteriori se ne scoprì la vera natura. F.Mercury fino al giorno della sua morte per Aids non fece trapelare notizie, ma quando la canzone fu scritta era già malato. Brividi ogni volta.

Leonard Cohen – Who By Fire 

Ispirata al secondo al poema liturgico ebraico Unetanneh Tokef, è una meditazione su Dio. Con un filo di sarcasmo, per stemperare la tensione, il buon Cohen nel pezzo fa una sorta di “lista della spesa” sui vari modi in cui si può morire: “”per incidente, per fame, per avidità… ecc ecc…”. Come direbbe Mike, ALLEGRIA!

Antony And The Johnsons – I Fell in Love with a Dead Boy

Antony con quella voce potrebbe cantare la sigla dei Puffi e far commuovere Gargamella. Non può dunque mancare un suo pezzo nei top 10. Scegliamo questo per via dell’aneddoto che vede Lou Reed protagonista. Leggenda vuole che il “Velvet” acquistò il disco incuriosito dalls strana copertina e dopo averlo ascoltato si mise letteralmente a piangere.

Baustelle – La morte

Chiudiamo la top 10 con almeno un pezzo italiano. Avremmo potuto citare “la domenica delle salme di De Andrè o altri classici. Scegliamo volutamente il brano presente nell’ultimo lavoro di Bianconi & Co perché perfetto per chiudere il cerchio. Se in quasi tutte le canzoni sulla morte l’elemento “tristezza” è ovviamente portante, in questo episodio la morte è vista come la fine della sofferenza, citiamo un passaggio:” … credimi morire non è niente se l’angoscia de ne va…”. Un luce, per quanto “opaca”, in fondo al tunnel.

Altre canzoni “sparse” sulla morte e dintorni (così vi fate una compila più lunga, si sa mai l’agonia dovesse durare più a lungo del previsto).

Morrissey – Every Day Is Like Sunday, Sufjan Stevens – John Wayne Gacy Jr, Grandaddy – Everything Beautiful Is Far Away, The Smitsh – I Know It’s Over.



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