Neal Smith, la storia dell’Alice Cooper Group

Neal Smith, la storia dell’Alice Cooper Group

Di Mickey E.Vil

Neal Smith – attenzione, non NEIL! – è un signore di 68 anni che vende case nel New England. Ma c’è un piccolo dettaglio: nel 2011 è stato inserito nella leggendaria Rock And Roll Hall Of Fame, il riconoscimento più ambito da un musicista Rock. Questo in quanto batterista (e autore di svariati brani) dell’originale Alice Cooper Group, scandalosa band che diede alle stampe sette incredibili album prima che – nel 1975 – l’istrionico Alice decidesse per una carriera solista. Il rapporto col Re dello Shock Rock è ancora più che cordiale, dato che il nostro Neal ha registrato tre brani sull’ultimo album Welcome 2 My Nightmare e di tanto in tanto si riunisce coi suoi vecchi compagni di avventura, eccezion fatta – purtroppo ed ovviamente – per Glen Buxton, chitarrista che ha abbandonato troppo presto questa dimensione. Signore e signori, godetevi questo racconto di un fondamentale personaggio della storia del Rock più intransigente. 

Neal: Ciao Mickey, come stai?

Mickey: Benissimo e tu, Neal?

N: Bene, bene! Fuori fa freddo, la pioggia sta arrivando ma questo non mi preoccupa!

M: Almeno non sei circondato da una nebbia infernale come me!

N: Ah, c’è nebbia lì?

M: Sì, sembra il film “The Fog” di John Carpenter!

N: (risate, n.d.M.) Adoro quel film! Spero non ti succeda nulla di simile a quello che succede lì!

M: Non vivo vicino al mare, quindi mi sento sicuro!

N: Ah, questo è bene!

M: Stai vivendo a Phoenix?

N: No, sono alle porte dell’area di New York, nel Connecticut! Tornerò a Phoenix a gennaio per un paio di mesi ma ora sono qui nel Connecticut per le vacanze natalizie.

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M: La mia band, The Mugshots, è stata prodotta da Dick Wagner e per mix ho vissuto una settimana a Camelback, Phoenix, dove hai frequentato le scuole superiori (di cui Neal parla in “Alma Mater”, brano tratto da School’s Out)!

N: Certo, è lì che sono andato a scuola e – credici o no – ad aprile sono andato alla riunione scolastica per il cinquantenario della mia classe! E ho incontrato due membri della band di cui facevo parte allora, i Laser Beats! Non li vedevo da cinquant’anni ed è stato bello vedere che due persone della mia band siano ancora in giro! Sono contento tu sia stato a Camelback!

M: E’ stato bellissimo! Intanto ti volevo portare i saluti di Alice Cooper, che ho incontrato tre giorni fa al concerto insieme ai Motley Crue!

N: Certo, l’ho visto in due show: uno a Dallas e uno dietro casa nel Connecticut, quindi ci siamo visti più volte quest’anno!

M: Alice mi diceva della reunion dell’Alice Cooper Group a Dallas, come è stato quello show?

N: Oh, è stato bellissimo! Non c’era pressione di nessun tipo, suonavamo semplicemente come abbiamo sempre fatto divertendoci a suonare grandi canzoni! Era per una piccola audience e la gente non si aspettava una sorpresa del genere! Ne parlammo ad Alice sperando che fosse disponibile per il concerto e ce l’abbiamo fatta: ci divertiamo sempre un sacco quando siamo insieme! Siamo una famiglia e ai tempi d’oro abbiamo conosciuto un successo enorme, la gente lo apprezza ed è una bella cosa!

M: Cosa ricordi della cerimonia del vostro inserimento nella Rock And Roll Hall Of Fame nel 2011?

N: Mi ricordo delle celebrità che erano là: Michael J. Fox che è un grande fan di Alice Cooper, Michael Douglas era là, Bette Midler, Elton John che conosciamo da tempo…abbiamo incontrato nuovi amici e vecchi amici che non vedevo da anni! E’ stato un grande onore ed ero felice per i fan che ci hanno seguito per tutti questi anni e che ci avrebbero voluto nella RRHOF, di questo ho parlato nel mio discorso. E’ stato grande suonare e far parte di questo enorme evento!

M: Quali sono i ricordi più selvaggi dei primi tempi con Alice Cooper?

N: (risate, n.d.M.) Ce ne sono tanti, Mickey! Ma ti dirò questo: il fatto di essere dei guerrieri della strada, di averci provato così tanto con Pretties For You ed Easy Action prima di fare una hit…siamo sopravvissuti! Nel momento in cui “I’m Eighteen” e Love It To Death raggiunsero le classifiche avevamo messo un sacco di soldi e guadagnarci da vivere era sicuramente parte della motivazione. Ma era anche spaventoso, dato che andavamo controcorrente, facevamo sempre cose nuove e diverse e tutti ci dicevano che non avremmo mai avuto successo…ma pochi anni dopo abbiamo dimostrato il contrario! E’ stata una battaglia ma noi cinque eravamo molto coesi, con un unico obbiettivo comune: fare qualcosa di nuovo e vendere molti dischi, far sì che la gente apprezzasse la nostra musica. Ma è sempre stata una lotta e una volta raggiunto il successo con Love It To Death si trattava di fare grandi album, grandi canzoni e mettere insieme grandi show!

M: Cosa ti ricordi del lavoro con Frank Zappa e la Straight Records?

N: Beh, Frank per noi è stata una proposta d’affari…noi lo rispettavamo ovviamente come musicista e una volta uscito Pretties For You ci mandò in tour nella costa Occidentale degli USA, dalla California al Canada. Ci fece rompere il ghiaccio, ci offrì un contratto discografico ma nel processo compositivo lui aveva molte idee diverse da noi che eravamo molto creativi e sapevamo esattamente cosa volevamo fare come Alice Cooper! Le sue idee invece erano completamente diverse e perciò dovemmo trovare un management che ci rappresentasse e questo accadde con Alive Enterprises di Shep Gordon e Joe Greenberg, che combattevano per difendere le nostre idee. C’è stata molta tensione “d’affari” tra Alice Cooper e Frank Zappa, la Straight Records, però siamo molto grati del fatto che qualcuno ci riconoscesse come band, ci offrisse un contratto che era un trampolino di lancio per raggiungere quanto raggiunto in seguito!

M: In seguito, lavorare con un produttore come Bob Ezrin (in seguito produttore di The Wall dei Pink Floyd, n.d.M) cambiò tutto, immagino…

N: Allora avevamo un’etichetta, la Warner Bros; un management, Alive Enterprises; poi c’eravamo noi cinque e l’ultima chiave per il successo fu trovare un produttore adatto a quanto proponevamo! Pretties For You non funzionò a livello di produzione ed Easy Action non “suonava” quindi quando trovammo questa compagnia, la Nimbus 9 di Toronto – in quel periodo Jack Richardson stava producendo Guess Who? – stavamo cercando chi producesse delle hit! Jack effettivamente non volle produrci ma Bob ci vide sul palco e disse a Richardson che ci avrebbe prodotti lui. Il primo disco, Love It To Death, fu prodotto da entrambi ed in seguito Bob lavorò con noi diventando il sesto membro della band facendo tutta la differenza del mondo! Per rendere i dischi di successo, lui lavorava sugli arrangiamenti ed era quello di cui avevamo bisogno, il tassello mancante del puzzle per fare album davvero grandi! Bob fu davvero il nostro primo vero fan perché ci capiva. Lui non aveva mai registrato un album, noi ne avevamo registrati due, quindi fu il suo primo progetto su cui lavorare e il nostro terzo che per noi era una sfida: diventò album d’oro per lui con un singolo di successo… fu un matrimonio perfetto!

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M: Parlando degli Who, è vero che tu avevi sempre una batteria in più rispetto a Keith Moon (storia confermata anche da Alice Cooper nel dvd Prime Cuts, n.d.M.)?

N: (risate, n.d.M.) E’ una bella storia ma non è vera…però mi piace! Comunque sia abbastanza triviale se ci pensi…allora io pensavo solo a fare dischi di successo e stare lontano dalla strada quando lavoravamo in modo così frenetico, figuriamoci se mi preoccupavo di un qualunque altro batterista! Però Keith Moon fu una delle mie prime influenze e gli Who sono tuttora uno dei miei gruppi favoriti di sempre! Nessuno può fare uno show come la line-up originale degli Who…

M: Quando penso a Keith Moon penso agli eccessi…che eccessi hai vissuto tu all’epoca?

N: Credo fosse la natura del business…c’è stato un momento tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 in cui i musicisti, soprattutto i batteristi, morivano! E in un momento del genere dici: “Ok, devo darmi una calmata!”…invece di bere una bottiglia di vodka ogni sera, berrò un paio di birre perché voglio vedere la vita a lungo termine, smettendo con tutti i narcotici pesanti! C’era questa cosa nell’aria e io non ho quella che si definisce una personalità “dipendente”: se voglio posso fumare una sigaretta e poi non fumare più per un anno e così con tutto il resto! Però questa cosa ci circondava e ti lasci andare troppo, festeggi troppo…può essere pericoloso! Purtroppo delle persone sono morte ma nel nostro caso, crescendo sempre di più, c’era la necessità di un batterista che fosse un solido punto di riferimento per la musica e per lo show. Non potevo salire sul palco “devastato” come agli inizi e fare il pazzo: con Dennis dovevo essere stabile, dato che eravamo la sezione ritmica. Più diventavamo famosi, più mi allontanavo da droga e alcool e tra School’s Out e Billion Dollar Babies smisi di prendere qualsiasi droga: da allora non tocco più nulla a parte un paio di birre fresche occasionalmente! Questo mi ha fatto sopravvivere e credo che tutti noi nel gruppo ad un certo punto abbiamo iniziato a prenderci cura di noi stessi. Sfortunatamente, una volta sciolto il gruppo, Alice andò incontro a seri problemi di salute intorno ai primi anni Ottanta ma per fortuna ne è uscito e non ha più toccato alcool o droga, va elogiato per questo! Comunque eravamo circondati da tutto questo: dovevamo decidere se fosse questo a controllare le nostre vite o se dovessimo controllarle noi e io scelsi la seconda opzione!

M: Il tuo stile è veramente unico, se penso a brani come “Halo Of Flies”, “Billion Dollar Babies” o “Black Juju”: quali sono le tue influenze come batterista?

N: Beh, noi della band ci conosciamo sin dal college e siamo amici, prima di tutto il resto. Uno dei motivi per cui Dennis, Michael, Glenn ed io abbiamo iniziato a suonare era la voglia di sperimentare e nessuno di noi limitava gli altri musicisti! Sono batterista sin da quando ho 9 anni, ho suonato nelle bande marcianti, nelle orchestre…qualunque tipo di percussione! Mi sento un metronomo che tiene il tempo e quando scrivo canzoni, l’unico pubblico che mi interessa accontentare è quello dei batteristi! Se altri batteristi apprezzano ciò che ho fatto, per me è un successo! Naturalmente anche tanta altra gente ha apprezzato ciò che ho fatto, come la parte sui tom di “School’s Out” che è una sorta di Bolero marciante…è qualcosa di diverso, abbiamo sempre cercato di fare qualcosa di diverso! Adoro la batteria e la sua produzione sui dischi e la band mi ha sempre dato la libertà di fare quello che volevo: pensiamo a “Billion Dollar Babies”, che inizia con un fill in che poi riprendo durante il brano dandogli un groove percussivo! Alice non lo fa più molto nei nuovi brani…prima di tutto devi capire il ritmo inteso come drumming e questo mi ha di certo aiutato; poi, come ho detto, tutti eravamo liberi di esprimerci come volevamo!

M: Killsmith And The Greenfire Empire è il terzo capitolo della tua carriera solista, un concept album che parla di storie di droga in Sud America. Raccontaci qualcosa…

N: Esatto: Killsmith è il nome del mio progetto solista sin dal 2006. The Greenfire Empire è una storia, un concept, che stava girando da un po’ di tempo: abbiamo messo insieme le canzoni ed è una sorta di mini Rock Opera! Volevo che il disco fosse simile a Billion Dollar Babies…è Heavy Metal, intendiamoci, ma con molte textures: canzoni lente, veloci…un brano come “Pandemonium” è un gran pezzo da batteria, percussivo per tutto il tempo! La storia è questa: un giovane solitario nella foresta pluviale, in America Latina, si imbatte in una formula segreta trovata tra le rovine precolombiane insieme ad un tesoro di smeraldi. Essendo uno studente riesce a tradurre questa tavola che parla di una droga sacrificale: la droga è molto psichedelica ma contiene anche un elemento in grado di farti viaggiare nel tempo! Quindi diventa molto ricco grazie al tesoro e inizia a sintetizzare la droga diventando il più potente signore della droga al mondo; intanto in una terra inventata chiamata Blue Soul Land, c’è un personaggio chiamato William Smith, un militare di un corpo elitario speciale. Una volta in pensione si sposa con l’amore di una vita, una donna che però muore in una guerra di droga tra le gang rivali che vendono la droga, chiamata Greenfire. Con essa, potendo viaggiare nel tempo, sei in grado di vedere la tua morte e se questo accade muori effettivamente, il tuo cuore esplode! C’è molta violenza e bellissime città che cadono a pezzi a causa della droga e dunque interviene il protagonista, soprannominato Killsmith nell’esercito a causa dei suoi colpi perfetti. Il disco parla di questa storia e ho anche un libro che spiega come, dopo la morte della moglie, egli decida di porre fine all’impero della Greenfire ed ai signori della droga.

M: Quali sono ora i tuoi piani per il futuro? So che lavori nell’ambito immobiliare da tempo…e in ambito musicale?

N: Beh…musica…è un po’ come la musica diciamo, sto lavorando ad un film con il mio amico Jayson Byrd. Il titolo è Desolation Angels/Rise of the BOAS, c’è anche la pagina Facebook. Ci abbiamo lavorato per due anni e abbiamo completato tutte le scene: la mattina dopo Halloween, quest’anno, abbiamo fatto l’ultima ripresa e speriamo di poterlo distribuire nel 2016…è un film molto low budget! Non ha niente a che vedere col mio concept album ma io interpreto un boss capo di una famiglia criminale russa dell’area intorno a New York, Brighton Beach. I miei alleati sono il cartello messicano e c’è questa squadra speciale governativa americana chiamata i Boas, che hanno il compito di sgominare me e i miei amici messicani. Questa è la trama e la sceneggiatura è interessante: come già detto, è a basso costo dunque non aspettatevi il nuovo James Bond! Ma la storia mi piaceva e per questo mi sono lasciato coinvolgere…questo è quanto per ciò che riguarda i miei “divertimenti”. Probabilmente scriverò anche un paio di canzoni per la colonna sonora…

M: Un messaggio e un saluto finale per i fan italiani di Neal Smith?

N: Tutto quello che voglio dire è che mi piacerebbe, un giorno, poter venire lì! Dovevamo suonare in Italia nel 1972, in occasione del tour di School’s Out, però a causa della nostra reputazione e di quello che succedeva a livello governativo fu cancellato all’ultimo minuto. Mi dispiacque un sacco, so che abbiamo un grande seguito da voi e ho incontrato molti italiani che sono venuti agli eventi speciali con l’originale Alice Cooper Group. Sappiamo di avere dei grandi fan e la vostra nazione ha un ottimo vino, ottimo cibo, splendide donne, bella gente. Voglio salutare voi tutti ed invitarvi a dare un’occhiata al mio sito www.nealsmith.com. Attenzione a come scrivete “Neal”, dato che non lo scrivo come molte altre persone…

M: Non come Neil Young?

N: Soprattutto NON come Neil Young…Comunque scrivetemi e risponderò a tutti i messaggi anche solo per un saluto! Ho davvero apprezzato l’opportunità di parlare con te!


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