Italian Gods #6

Italian Gods #6

È che io non l’ho mai capito il motivo per il quale bisogna stare seduti intorno allo stesso tavolo con persone che non sopporti, che detesti, che ti danno il voltastomaco. Per me è normale alzarmi e andarmene. L’ho sempre fatto, lo farò sempre. Non l’ho mai capito perché un legame biologico dovrebbe anche avere un qualche valore umano, o sentimentale. Non conosco il valore del legame perché non sono mai riuscita a legare con me stessa. Non ho mai capito perché bisogna passare una giornata intera a cucinare, e poi una serata intera a rinfacciarlo alle persone. Se puzzi di fritto, anche peggio. Non capisco perché bisogna fare regali, perché tutti danno troppa importanza ai soldi e nessuno ai regali. Se una cosa ti fa cagare ti rispondono che l’hanno pagata un sacco, non ti chiedono scusa perché non sanno un cazzo di te.

Spesso mi sfugge il senso di tutto questo: alla fine io parlo solo con persone che non conosco. L’altro giorno, sul tram, un uomo sulla cinquantina era seduto proprio dietro di me. Indossava un cappellino di lana marrone, pantaloni della tuta blu, un paio di infradito di plastica. Eravamo solo io e lui sul tram, erano circa le undici di sera ma la notte sembrava arrivata già da troppe ore. Ad un certo punto si alza, fa per scendere, poi si siede vicino. Mi dice: “Il Natale è come il sogno del pensionamento anticipato: non vedi l’ora di startene tranquillo perché ci sono persone che ti devono volere bene per forza.” Tira fuori una lasagna dall’aria invitante, nonostante il contenitore di plastica vecchio. Si volta verso di me e dice che quella lasagna non era destinata a lui: tutti i giorni una signora lascia questo contenitore davanti alla porta dell’appartamento di fronte, ma la vecchia che ci abita è morta da anni, quindi lui tutti i giorni si alza e va a prendere il pranzo che è destinato a lei. Poi, quando gli chiedo che cosa farà il giorno di Natale, mi risponde: dipende dal giorno della settimana. “Oggi è mercoledì, giusto? Questa è la lasagna del mercoledì. Quando ho capito che quella signora cucinava per una donna morta ho iniziato a lasciare avvisi nel gabbiotto del portiere che informavano i condomini della morte di qualcuno. Li appendevo per una decina di minuti, incastrando gli orari. La signora ha iniziato a cucinare tutti i giorni. Domani per esempio mi aspetta merluzzo in bianco e patate al forno. Non vado pazzo per il merluzzo, ma la cucina di quella donna è sempre molto saporita, e a me va bene così.”

Si alza, si siede lontano da me, aspetta due fermate e poi scende. “Dovremmo sapere meno cose delle persone che amiamo.” Mi dice, mentre le porte si chiudono alle sue spalle.


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